Visti da New York

In classe con Berlusconi

di Stefano Vaccara

Solo una breve opinione su Copenaghen, dove il presidente Obama non poteva compiere miracoli ma solo evitare che volassero i ceffoni. Qualcuno potrebbe pensare che se ci fosse stato l'ultra italiano Silvio Berlusconi seduto tra i leader mondiali, magari chissà... Dopotutto, è così inverosimile immaginare che tra una barzelletta e una pacca sulle spalle, il nostro premier avrebbe potuto scuotere un po' questa diplomazia congelata, imprimendo una svolta al summit Onu contro il riscaldamento della terra?  Berlusconi aiuta a "rompere il ghiaccio"! A parte le battute, alla conferenza nella civilissima e glaciale Danimarca, non si poteva fare di più: le nazioni sono anche lo specchio dei loro creatori, questi esseri umani che rinunciano all'egoismo solo quando non hanno più scelta. Così anche una nazione smette di volere ottenere qualcosa a scapito di un'altra solo quando sente gli effetti controproducenti della sua azione. Ma per far diventare le nazioni "altruiste", anche nelle relazioni internazionali ci vogliono certezze assolute, essere convinti che scegliere quello che non è conveniente sia il minore dei mali, in questo caso l'unico modo per evitare la fine del mondo. Per molti governi protagonisti a Copenaghen la certezza assoluta dell'armageddon ambientale ancora non c'è, quindi il risultato di certi vertici è  che  si tira ancora a campare.

  Nelle righe che ci restano vorrei informarvi, aprofittando un po' e facendomi della pubblicità,  di un progetto che mi coinvolge direttamente, anche perché qualche lettore potrebbe avere per me qualche prezioso consiglio. Oltre al lavoro del giornalista, svolgo l'attività di docente universitario, perché è bello, gratificante e perché tengo famiglia e bisogna campà. La New School, l'università di New York dove da più anni insegno lingua e cultura italiana, qualche mese fa mi ha fatto una stimolante proposta: perché non fare un corso avanzato in cui gli studenti oltre a praticare la lingua, discutono della società italiana contemporanea? Insomma dalla lingua di Dante a quella di Berlusconi... Questo corso forse non sarà adatto a chi segue ogni domenica questa colonna, però per chi avesse un amico o un parente già al terzo livello di lingua italiana, ecco che il corso intitolato "Italia: Profilo di una Società" potrebbe essere utile. (Inizio il 4 febbraio, ogni giovedì dalle 6 alle 7:50 pm. Per maggiori informazioni sul costo e sui crediti universitari che si ottengono basta chiamare la New School al 212 229 5676  email  foreignlanguages@newschool.edu)

  Ecco, nel preparare il corso, dove si analizzerà e si discuterà  in italiano dei cambiamenti socio culturali avvenuti in Italia dal dopoguerra ad oggi, non sto avendo particolari problemi sulla preparazione degli aspetti culturali, economici, sulla questione Nord-Sud, la giustizia, l'immigrazione e il cosìdetto razzismo prodotto dalla trasformazione da paese esportatore di popolo a paese importatore. E poi la criminalità organizzata, l'informazione, il ruolo e le fortune dell'Italia nel mondo. Ma è soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti, che sulla questione centrale del corso, la democrazia italiana e le scosse al suo sistema politico, comincio a preoccuparmi. Questo non è un corso per "sparlare" dell'Italia, ci mancherebbe. In tutti gli aspetti elencati prima, ci sono difetti ma anche tanti pregi nella patria degli italiani, persino quando si parlerà delle mafie, basta guardare ai colpi assestati contro i boss dalle forze dell'ordine negli ultimi anni. Ma riguardo alla democrazia italiana, su come spiegare il fenomeno Silvio Berlusconi e tutto quello che sguazza dentro alla politica italiana degli ultimi quindici anni, ecco che l'impresa appare ardua. Come si conduce una classe con Berlusconi? Qualcuno ha qualche suggerimento su come studiare lo stato della nostra Repubblica senza intristire troppo chi ama studiare l'Italia?

  Ai lettori gli auguri per un sereno Natale.