Shakespeare secondo D’Ambrosi

di Samira Leglib

 E' piacevole, quasi sollevante, entrare in un teatro indipendente e per una volta capire sin dall'inizio quello che il regista sta cercando di dirti.

In qualcosa come 400 anni di rivisitazioni, la favola amara di Romeo e Giulietta l'abbiamo vista condita in tutte le salse e fantasie che solo il cielo sa quante volte il grande Bardo si è rigirato nella sua tomba. Per cui sono andata preparata. Dario D'Ambrosi, il padre del Teatro Patologico, l'innovatore del concetto di Drive-In Stage, che mette in scena la tragedia più amata di Shakespeare? E invece nulla dell'iper-modernismo, degli stravolgimenti, dei fuori le righe che potevo aspettarmi ha preso luogo.

Dario D'Ambrosi conserva l'anima dell'opera del suo predecessore e il suo «Romeo & Juliet» parla al pubblico di oggi come William Shakespeare parlava a quello di fine XVI secolo. Fermo restando che la poesia del drammaturgo seicentesco è immortale e fa parte ormai di un idioma pressoché universale, D'Ambrosi la ripropone nel suo Inglese originale:
"O Romeo, Romeo! wherefore art thou Romeo?
Deny thy father and refuse thy name;
Or, if thou wilt not, be but sworn my love,
And I'll no longer be a Capulet.
What's in a name? that which we call a rose
By any other name would smell as sweet".
(Atto II, Scena II)

Ma è come se, sul medesimo palco, si aprissero due sipari differenti e con un linguaggio semplice, coerente, immediato, il pubblico è invitato a paragonare la tragedia antica a quelle presenti. Nella stessa scena, mentre Romeo e la sua Giulietta (Enrique Esteve e Ashley C. Williams) muoiono per la colpa di amare e a causa di una guerra senza senso, due soldati (Brian Waters e Neimah Djourabchi), uno in divisa americana e l'altro con la divisa afghana, urlano alla platea l'assurdità dei loro credi.

È impossibile a quel punto non vedere le somiglianze. È questo che D'Ambrosi cerca di dirci, a mio modesto parere con efficacia di strumenti e acume, che a distanza di centinaia di anni, l'umanità ottusa ancora uccide i suoi Romeo e Giulietta. Poca cosa, qualcuno potrebbe avanzare, ma di questi momenti di riflessione non se ne hanno mai a sufficienza, specialmente se coadiuvati da una forza delle immagini e delle associazioni per contrasto che ti trasporta al pensiero successivo, conseguentemente.
(La MaMa Theater, 74A East Fourth Street