SPECIALE/MOSTRE/L’arte? È questione di cuore

di Samira Leglib

Può sembrare semplice, addirittura infantile, dedicare una mostra al cuore inteso nella sua figura iconografica se non in relazione a quella condensa di sentimenti, passioni, tumulti a cui la cultura occidentale ci ha abituati. Il cuore come centro del nostro essere e l'Arte come il cuore della vita, è questo il tema della collettiva "Heart" - fino al 19 Novembre presso la Onishi Gallery di Chelsea a Manhattan- curata da Stefania Carrozzini.

«Il concetto di questa mostra è che la parola cuore, heart in inglese, contiene la parola art, arte», spiega la Carrozzini, «Io ho pensato che il cuore è la centrale operativa e creativa dell'essere umano. La semplicità della forma cuore fa parte di un alfabeto iconografico che tutti abbiamo presente fin da bambini. Questa forma contiene due cerchi e un triangolo, è una forma simbolica ma ci sono innumerevoli possibilità interpretative».  

Quindici artisti, tredici dei quali italiani, che indagano queste possibilià attingendo al personale, all'esperienza, alla sensibilità che appartiene loro: Barbara LaVerdiere Bachner, Rosaspina Buscarino Canosburi, Felipe Cardena, Giacomo Cavina, Annamaria Cimbal, Marcello Diotallevi, Grazia Gabbini, Massimo Lomasto, Claudio Onorato, Marisa Pezzoli, Marcello Sestito, Rosa Spina, Giovanna Usai, Maria Chiara Zarabini, Susi Zucchi.

«Ho chiamato degli artisti a lavorare su questo tema, non ho trovato delle opere già fatte perchè se no non mi diverto», scherza la curatrice, «Questa mostra fa parte di un filo creativo che unisce una lunga serie di tematiche che ho affrontato qui negli Stati Uniti, l'ispirazione, le emozioni, la felicità, la crescita, proprio per rendere consapevoli le persone di alcuni temi fondamentali della nostra natura spirituale».
Durante la serata inaugurale incontriamo Annamaria Cimbal, a New York con il figlio Matteo, e Barbara LaVerdiere Bachner. Successivamente abbiamo raggiunto al telefono, nella sua abitazione di Fano (PU), Marcello Diotallevi.

Annamaria Cimbal attualmente vive e lavora a Venezia ma durante la sua carriera ha esposto a Singapore, a Dubai e a Pechino, nonchè Chicago, New York e Milano: «Questi lavori appartengono innanzitutto alla mia trasferta, ho lasciato Milano e mi sono trasferita a Venezia che è la scelta di una vita per l'arte». Per questa esposizione la Cimbal, che nasce come pittrice e per sua stessa parola «rimango pittrice», presenta un collage di lavori passati su di un telaio a forma di cuore e "Hearts of glass", nove cuori realizzati in vetro di Murano, prototipi unici che si possono anche trasformare in lampade. «Questi lavori si distinguono dagli altri miei dipinti in quanto arrivano dal cuore, dalle fornaci di Murano. Ci tenevo a portare a New York questo filo che lega la mia vita artistica a Venezia, città che ha completamente cambiato la mia arte. Prima c'era più l'esigenza di dover affermare l'esposizione mentre adesso c'è una piena rilassatezza e sicurezza. La stessa New York è cambiata. Ora, dopo Venezia, guardo a New York e le sensazioni che ho sono completamente diverse. Venezia cambia indubbiamente, si pensi alla Peggy Guggenheim che ha lasciato tutto per Venezia e la capisco benissimo! La delicatezza di questi lavori rappresenta anche questo cambiamento. Ho sperimentato, il vetro è un elemento alchemico, nasce dalla polvere e si plasma con il fuoco».  

Barbara LaVerdiere Bachner vive a New York, ama lavorare con oggetti riciclati e in questa opera composta da otto pannelli di forma quadrata dove la pittura si plasma ad una speciale pasta, ha inserito niente di meno che i denti da latte di sua figlia: «Ho conosciuto Stefania a Milano nel 2001», si presenta l'artista, «Sono pittrice di lunga data ma talvolta lavoro anche sul tridimensionale. Il tema del cuore è un tema molto sensibile per me perchè il ritmo del mio cuore è irregolare. Ho lavorato sul colore, le forme e la complessità del cuore che con i suoi due movimenti tocca tutte le parti del nostro corpo. È proprio questa complessità che è stata di maggior interesse per me piuttosto che l'idea in sè».

Quando risponde al telefono Marcello Diotallevi, figura storicizzata nel panorama dell'Arte Postale (Mail Art) considerato anche un poeta visivo per l'utilizzo che fa della scrittura, si mostra subito disponibile quando gli chiediamo un commento sulla sua opera intitolata "Poema del cuore" (Heart poem): «La voce dell'autore», inizia la conversazione Diotallevi accompagnando alle parole un'ironica risata. «Sono lavori che ho realizzato all'insegna del titolo che Stefania aveva dato, il cuore. Ho lavorato secondo il mio genere, la morfologia è quella, alla base c'è questo cuore molto stilizzato e geometrico e poi ho inserito in queste due forme cardiache la scrittura che è un qualcosa che ormai da 35-40 anni metto sempre. Una scrittura che non è una scrittura dal senso compiuto ma butto lì una manciata di lettere e in questo caso la manciata di lettere che è dentro il cuore è fatta di mascherine di quelle che si usano per l'imballaggio e degli adesivi vellutati incollati nelle pareti di fondo. Pittura e scrittura mescolati in giusta dose e in perfetta armonia, almeno secondo me, poi posso anche sbagliare!»

"Heart"
fino al 19 Novembre in esposizione alla Onishi Gallery
521 West 26th Street
www.onishigallery.com