EVENTI/CONFERENZE/Una carta di Treviso per l’Onu

di Giuseppe Greco

La Carta di Treviso, elaborata venti anni fa dai giornalisti italiani a difesa dei diritti del bambino, é un modello da imitare e da adottare a livello internazionale perché spesso "i minori sono senza difese, anche nei confronti delle violenze verbali". La proposta è dell'ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, Cesare Maria Ragaglini, intervenuto giovedì 10 dicembre ad una conferenza al Palazzo di Vetro sul codice deontologico firmato nel 1990 e tenuta in coincidenza dei 20 anni della dichiarazione dell'Onu sui diritti del faciullo (1989-2009). "La speranza - ha continuato l'ambasciatore Ragaglini- è di poter arrivare ad una carta internazionale che tuteli i diritti del fanciullo" quando i giornalisti scrivono di fatti che riguardano i minori.

La Carta di Treviso è un codice di autoregolamentazione preparato dall'Ordine dei giornalisti italiani per proteggere i minori coinvolti in fatti di cronaca. Esso impone di mantenere l'assoluto anonimato di bambini e bambine che potrebbero essere danneggiati dalla notorietà per atti di cui non sono responsabili. "Si tratta di un contributo - ha detto Kiyotaka Akasaka, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per la comunicazione e la pubblica informazione - che merita l'attenzione dei giornalisti e delle associazioni giornalistiche di tutto il mondo".

Il codice è stato illustrato da Enrico Paissan, vicepresidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, e da Cosimo Bruno, coordinatore del gruppo di lavoro "informazione e minori" nello stesso Consiglio. La Carta, secondo Bruno, "resta uno dei più importanti documenti deontologici scritto dai giornalisti per i giornalisti". Alla conferenza ha partecipato anche Monsignor Celestino Migliore, nunzio apostolico della Santa Sede all'Onu, Giampaolo Pioli, giornalista del Quotidiano Nazionale e Presidente dell'associazioane dei corrispondenti dall'Onu, Stefano Vaccara, giornalista di America Oggi e corrispondente dall'Onu.

La Prof.ssa Carla Piro Mander, docente del Master di Giornalismo dell'Università di Torino, ha presentato il documentario realizzato dai suoi studenti che hanno partecipato al concorso indetto dall'Ordine nazionale dei giornalisti proprio sul tema della Carta di Treviso. Il video, prodotto dagli studenti Bianca Mazzinghi, Leopoldo Papi, Laura Preite ed Emanuele Satolli, presenti all'Onu, titolato "I cronisti e la bambina: Storia mediatica di Serena Cruz" ha vinto il primo premio. Il documentario ricostruisce la vicenda della bambina filippina che negli anni ottanta fu al centro delle cronache italiane per una vicenda di adozione "con l'inganno" e che ispirò la Federazione nazionale della stampa e l'Ordine dei giornalisti italiani a prendere dei provvedimenti che portarono alla stesura della Carta di Treviso.

Quel codice deotologico varato e approvato nel 1990, traeva ispirazione dalla convenzione dell'Onu varata nel 1989 sui diritti dei bambini. Paissan e Bruno, con la giornalista Laura Cancellieri e gli altri membri del gruppo di lavoro dell'Ordine su "Informazione e minori", durante la conferenza hanno ricordato i punti principali della carta di Treviso che qui elenchiamo:

1) I giornalisti sono tenuti ad osservare tutte le disposizioni penali, civili ed amministrative che regolano l'attività di informazione e di cronaca giudiziaria in materia di minori, in particolare di quelli coinvolti in procedimenti giudiziari;

2) va garantito l'anonimato del minore coinvolto in fatti di cronaca, anche non aventi rilevanza penale, ma lesivi della sua personalità, come autore,vittima o teste; tale garanzia viene meno allorché la pubblicazione sia tesa a dare positivo risalto a qualità del minore e/o al contesto familiare e sociale in cui si sta formando;

3) va altresì evitata la pubblicazione di tutti gli elementi che possano con facilità portare alla sua identificazione, quali le generalità dei genitori, l'indirizzo dell'abitazione o della residenza, la scuola, la parrocchia o il sodalizio frequentati, e qualsiasi altra indicazione o elemento: foto e filmati televisivi non schermati, messaggi e immagini on-line che possano contribuire alla sua individuazione. Analogo comportamento deve essere osservato per episodi di pedofilia, abusi e reati di ogni genere;

4) per quanto riguarda i casi di affidamento o adozione e quelli di genitori separati o divorziati, fermo restando il diritto di cronaca e di critica circa le decisioni dell'autorità giudiziaria e l'utilità di articoli o inchieste, occorre comunque anche in questi casi tutelare l'anonimato del minore per non incidere sull'armonico sviluppo della sua personalità, evitando sensazionalismi e qualsiasi forma di speculazione;

5) il bambino non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive e radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psico-fisico, né va coinvolto in forme di comunicazioni lesive dell'armonico sviluppo della sua personalità, e ciò a prescindere dall'eventuale consenso dei genitori;

6) nel caso di comportamenti lesivi o autolesivi - suicidi, gesti inconsulti, fughe da casa, microcriminalità, ecc. - posti in essere da minorenni, fermo restando il diritto di cronaca e l'individuazione delle responsabilità, occorre non enfatizzare quei particolari che possano provocare effetti di suggestione o emulazione;

7) nel caso di minori malati, feriti, svantaggiati o in difficoltà occorre porre particolare attenzione e sensibilità nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in nome di un sentimento pietoso, si arrivi ad un sensazionalismo che finisce per divenire sfruttamento della persona

;8) se, nell'interesse del minore - esempio i casi di rapimento o di bambini scomparsi - si ritiene indispensabile la pubblicazione di dati personali e la divulgazione di immagini, andranno tenuti comunque in considerazione il parere dei genitori e delle autorità competenti;

9) particolare attenzione andrà posta nei confronti di strumentalizzazioni che possano derivare da parte di adulti interessati a sfruttare, nel loro interesse, l'immagine, l'attività o la personalità del minore;

10) tali norme vanno applicate anche al giornalismo on-line, multimediale e ad altre forme di comunicazione giornalistica che utilizzino innovativi strumenti tecnologici per i quali dovrà essere tenuta in considerazione la loro prolungata disponibilità nel tempo;

11) tutti i giornalisti sono tenuti all'osservanza di tali regole per non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge istitutiva dell'Ordine.

Alla fine dibattito concentrato sulle conseguenze che la diffusione dell'internet sta avendo su un codice deontologico nazionale per giornalisti nei riguardi dei diritti dell'infanzia: con la caduta dei "confini mediatici" provocata dal web, l'adozione a livello internazionale di un documento deontologico simile alla carta di Treviso sponsorizzato anche dall'Onu a questo punto appare sempre più indispensabile.