PRIMO PIANO/ POLITICA&GIUSTIZIA/La resistenza di Borsellino

di Paola Milli

Salvatore Borsellino, ingegnere, fratello di Paolo, il magistrato ucciso dalla mafia il 19 luglio del '92 in via D'Amelio, nella Palermo del pool al cui vertice era stato Caponnetto e prima di lui Chinnici, parla ai tanti cittadini che riempiono la Piazza del No B Day a Roma con una passione civile e una lucidità che incantano gli astanti, raccogliendo unanime consenso.

Borsellino risponde con semplicità alle domande che gli rivolgo, dopo l'appassionato appello dal palco  alla gente d'Italia che è qui e a quella che non c'è, con la quale, tuttavia, dice, bisogna fare i conti.

Cosa pensa delle dichiarazioni del Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, rispetto alla confessione di Massimo Ciancimino sulle trattative intercorse tra mafia e Stato dopo le stragi di Capaci e di Via D'Amelio?

«Mi chiedo perché Pietro Grasso ha aspettato a dire queste cose diciassette anni».

Forse perché Ciancimino ha parlato solo ora?
«Parla adesso perché adesso ci sono dei giudici che lo stanno mettendo in condizioni di parlare, prima lui non riteneva che alla Procura di Palermo ci fossero giudici che lo avrebbero ascoltato. Io ho incontrato Massimo Ciancimino e mi ha detto queste cose. Ricordiamoci che anche suo padre Vito si era offerto di parlare con Luciano Violante che non volle ascoltarlo, negandogli quell'audizione in Commissione Antimafia che Ciancimino chiedeva con insistenza. Ritengo che certe persone stiano parlando adesso perché oggi ci sono delle Procure che stanno finalmente indagando in maniera seria, diretta, senza timori, timori anche di essere cancellati, come è accaduto a De Magistris e a Gabriella Nuzzi».

Crede che le responsabilità ora potranno essere accertate?
«Le responsabilità verranno a galla se, come dice Ingroia, il popolo italiano deciderà che vengano fuori, quei giudici da soli non bastano, è necessario che sosteniamo questi giudici, che è poi quello che noi vogliamo fare con la nostra "Agenda rossa," mostrare loro che è giusto che parlino. Ingroia l'ha detto chiaramente, se l'Italia vorrà, la verità verra fuori, ma l'Italia vuole questa verità? Certo l'Italia che è qui stasera la vuole, ma gli altri, coloro che non sono qui? Le persone che continuano a sostenere il governo Berlusconi, questa verità la vogliono? E' questa la domanda che dobbiamo porci. Dobbiamo, però, farci intendere da tutti, quello che diciamo deve essere recepito da tutti».

Chi non vuole la verità, in qualche modo si fa complice?
«No, non è che sia complice, purtroppo in Italia ormai c'è uno stato di assuefazione, una volta si parlava di indifferenza, oggi c'è qualcosa di peggiore, c'è l'assuefazione, può succedere di tutto e le persone non hanno più neanche la voglia, la forza di ribellarsi. Se le cose che dice oggi Berlusconi fossero state dette ai tempi di Andreotti, che cosa sarebbe successo? Ha convinto buona parte degli italiani che i giudici complottano contro di lui, che i giudici sono dei depravati mentali. Oggi avremmo dovuto riempire Roma, non Piazza San Giovanni».

Dal processo di Torino qualcosa può venire fuori?
«Spatuzza ha parlato a Torino per questioni di sicurezza, ma si tratta del lavoro delle procure di Palermo, Caltanissetta, di Firenze e di Milano. Penso che sicuramente qualcosa verrà fuori, adesso parleranno i Graviano e sarà fondamentale perché Spatuzza parla di relato, per aver sentito dai Graviano ed è necessario che essi parlino perché quelle dichiarazioni da lui rilasciate possano essere utilizzate. Io faccio una domanda: Perché i Graviano stanno parlando? Perché Spatuzza sta parlando? E che cosa sta succedendo in Italia? Questo ci dobbiamo chiedere perché purtroppo quello che potrebbe succedere è che Berlusconi venga messo da parte perché ormai impresentabile anche a livello internazionale e quindi in qualche maniera qualcuno ha deciso che non può più occupare quel posto perché sta screditando tutto il nostro paese di fronte alla comunità internazionale. Ma noi non dobbiamo permettere che sia la mafia, adesso, così come ha messo in piedi Berlusconi, a buttarlo giù, dobbiamo evitare che questo succeda. Non possiamo permettere che sia ancora una volta la criminalità organizzata a decidere i destini del nostro paese, o forse non la criminalità organizzata perché siamo un paese in cui, da Portella della Ginestra in poi si è andati avanti a forza di stragi. E' così che sono stati decisi i destini del nostro paese: Portella della Ginestra, Banca dell'Agricoltura, Piazza della Loggia, strage di Bologna, probabilmente uccisione di Moro. Non ci dobbiamo augurare che sia ancora una volta la mafia o i poteri forti, o i servizi a decidere un cambio all'interno del nostro paese».

Che cosa dovremmo fare?
«Dobbiamo finalmente svegliarci, essere noi a far sì che questo governo cada, che Berlusconi venga processato e quindi dobbiamo dare il massimo sostegno a quei magistrati che oggi stanno facendo questa indagine per evitare che succeda quello che è già successo con De Magistris, con la Forleo, con la Nuzzi. Potrebbe succedere un'altra cosa, che si renderanno conto che screditare De Magistris non è bastato perché De Magistris sta continuando a lottare in un altro campo, allora potrebbero decidere di passare ad altro».

Però De Magistris ha lasciato la magistratura.
«È stato costretto a lasciare la magistratura. Chiaravalloti, l'ex Presidente della Regione Calabria, l'abbiamo sentito tutti nelle intercettazioni dire, parlando di De Magistris, la gente sembra essersene dimenticata, "A questo buffone lo dobbiamo ammazzare, anzi no, lo mettiamo nelle mani della camorra e gli facciamo passare la vita a difendersi." È possibile che il popolo italiano, che ha sentito queste parole, ha permesso poi che oggi De Magistris abbia dovuto lasciare il suo lavoro, anzi la sua missione, perché per lui era una missione, e Chiaravalloti, invece, ha ancora un ruolo istituzionale? È colpa nostra, noi diciamo qui di cacciare via Berlusconi, ma che ciascuno cacci il berlusconismo che ha dentro, che ciascuno sconfigga il berlusconismo che è dentro di sé. Purtroppo la verità è che alla maggioranza degli italiani Berlusconi va bene, si è adattata».

Non alla maggioranza.
«Non alla maggioranza assoluta, ma alla maggioranza di quelli che l'hanno votato. Ci sono quelli che stanno con Berlusconi, quelli a cui fa comodo Berlusconi. Fini adesso sta correttamente interpretando il suo ruolo costituzionale e sta facendo quello che un Presidente della Camera deve fare, ma Fini è entrato nel Pdl, ha negato il suo partito all'interno del Pdl. Quindi  non tutti sono con Berlusconi, ma la maggioranza del Pdl lo è ed egli sa di dire la verità quando afferma che la maggioranza degli italiani vota per lui. Lui che scambia la democrazia con il consenso popolare, che è cosa ben diversa. La democrazia  è tutt'altra cosa, è quella che stabilisce che noi siamo dentro la Costituzione che decreta l'esistenza di un potere esecutivo, giudiziario e legislativo, lui ha fatto rimanere solo il potere esecutivo, il potere legislativo non esiste più, il Parlamento è stato esautorato completamente, si va avanti a forza di decreti legge. Purtroppo anche all'interno della magistratura ci sono delle grosse colpe, non per niente Mancino, un personaggio oscuro  come Mancino e vice Presidente del Csm, è supplente del Presidente della Repubblica. E allora dobbiamo renderci conto che non è solo Berlusconi, non basterà cacciare Berlusconi, che magari tra poco cadrà, ma non basterà, dobbiamo fare pulizia all'interno delle istituzioni e per questo serve una rivolta morale senza la quale non servirà a niente cacciare Berlusconi, ci sarà un altro al posto suo e non cambierà niente, anzi le cose potrebbero andare ancora peggio».


Che significa? Può spiegare meglio?

«Da Andreotti siamo passati a Berlusconi che sicuramente è molto peggio perché con Berlusconi la criminalità è arrivata ai vertici delle istituzioni: uno che faceva società con i mafiosi come Schifani è Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, uno così potrebbe reggere le sorti della Repubblica?»


Dunque il presente è cupo e impraticabile?

«Non basta una giornata e abbiamo finito, l'impegno deve essere giorno per giorno, deve essere continuo, la nostra lotta non deve interrompersi, è per questo che io continuo a gridare: "Resistenza," non è uno slogan, fino a quando non saremo tutti a gridare resistenza, gridarla non a voce, ma resistendo giorno per giorno, cercando di abbattere questo potere in cui viviamo, allora non servirà a niente. Già ai tempi di Paolo e Giovanni, Giovanni diceva a Paolo: "Guarda la gente fa il tifo per noi." Noi oggi facciamo il tifo per la magistratura? Sosteniamo questa magistratura? Perché, alla fine, siamo sempre poche persone che continuano a gridare? Facciamoci questa domanda di coscienza! O sarà una rivolta corale di tutto il popolo italiano, oppure le cose purtroppo non potranno cambiare».