Libera

Ipocriti senza vergogna

di Elisabetta De Dominis

Sono stanco di ipocrisie..." Certo deve essere una bella fatica recitare sempre, ma il nostro premier è un attore nato.  La parola ipocrisia deriva infatti dal verbo greco hypocrìnesthai: recitare una parte. In latino ipocrisia si diceva: simulatio. Più chiaro di così...

Eppure qualcosa non torna, perché Berlusconi intendeva parlare delle ipocrisie altrui. Chi mai infatti si autoaccuserebbe? Figurarsi poi uno come lui. Ergo: tutti gli altri sono ipocriti, i quali - come scrive lo Zingarelli (vocabolario italiano) - simulano buoni sentimenti e intenzioni lodevoli che non possiedono. Ovviamente chi possiede più soldi, possiede più sentimenti, e quindi la risposta è una sola: Berlusconi. E i giudici lo vogliono fare fuori come un novello Socrate perché le masse lo seguono... Sembrerebbe... Il ragionamento fila, se non fosse sofistico. Perché chi un po' di filosofia l'ha studiata, distingue il pensiero socratico da quello sofistico, la logica dal sofisma, ragionamento apparentemente logico ma in realtà falso e capzioso.

Scriveva nella seconda metà del ‘500 il filosofo Tommaso Campanella (Delle radici de' gran mali del mondo): "Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia..." Da non confondersi con Francesco Campanella, nostro contemporaneo nonché mafioso pentito, ex braccio destro del boss di Villabate Nino Mandalà. Ora voi vi chiederete un po' confusi: "Che c'entra il mafioso?" Vero, non c'entra niente, ossia c'entra quanto i sofismi di Berlusconi, quali:  "la sovranità del partito dei giudici, i giornali italiani e stranieri che falsificano la realtà, le invenzioni calunniose della sinistra", ecc. ecc.

Ipocrisia e sofismi conducono alla tirannide, ecco perché per darle legittimità il presidente del Consiglio ha annunciato: "Cambierò la Costituzione". Niente di più facile in un paese come l'Italia dove - è di questi giorni la denuncia - non si conosce più l'italiano. E se uno non sa la grammatica e la sintassi, capisce fischi per fiaschi, e si beve per oro colato ragionamenti falsi e tendenziosi, puri sofismi. Il grave è che molti di questi analfabeti del XXI secolo sono laureati e votano, appunto, il Popolo della Libertà.

Con ciò non voglio dire che a sinistra siano tutti colti e, anche se molti lo sono, il loro problema è un altro: aver ideologizzato la cultura a loro uso e consumo per cinquant'anni, acquisendo un linguaggio politico quasi da iniziati che escludeva quanti non facevano vita di partito.
Berlusconi, che sarà tutto ma non stupido, è assurto a vendicatore di quei piccoli borghesi diventati grandi borghesi a forza di lavorare che, tronfi dei loro successi economici, hanno considerato irrilevante coltivare una propria cultura, con il risultato che il loro pensiero è rimasto terra terra e il loro ragionamento elementare.

Ecco allora che non si conosce più il significato di vergogna perché non ci si vergogna delle proprie mancanze per il semplice motivo che non si percepiscono come tali. La maleducazione è generale e il rispetto è a senso unico, perché quello che conta siamo solo noi stessi. "Vergogna!" mi urla un tale al volante di una Porsche, dopo che il suo tentativo di rubarmi il posteggio, senza rispettare la fila, non è andato a buon fine.  Non solo non si vergogna, ma trasferisce la propria colpa su di me. "Vergogna!" urla uscendo dal tribunale che lo condanna a tre anni e 8 mesi il fotografo Corona, aggiungendo: "Mi vergogno di essere italiano", mentre dovremmo essere noi a dirlo, avendo un compaesano come lui.

Ma chi è stato il primo a urlare vergogna? Spiace ripeterlo, ma è sempre Lui. Colui che non si è vergognato di scusarsi con  Gheddafi e di elogiare Lukashenko. Ma cosa non si fa per il benessere del proprio paese? Colui che non si è vergognato di pronunciare: "Vergogna"  verso una donna, la D'Addario, che l'ha gratificato sessualmente attendendosi in cambio un permesso di costruzione, promesso e poi non concesso. Ma cosa non si fa per il benessere della propria famiglia? Con la differenza che il pater familias fa il bene della comunità, la mater familias è una meretrice, benché l'oggetto del contendere sia il medesimo: i soldi.