Ancora brava gente

di Gabriella Patti

Per una volta predichiamo male ma razzoliamo bene. Verrebbe da sintetizzare cosi i risultati dell'accuratissimo rapporto sull'immigrazione presentato nei giorni scorsi a Roma dallo Iai, l'Istituto per gli affari internazionali guidato dal giornalista ed esperto di strategie internazionali Stefano Silvestri e che ha come presidente d'onore l'ex capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Dalla ricerca, realizzata assieme al German Marshall Fund americano e alla Compagnia San Paolo di Torino, gli italiani escono infatti con l'immagine di un popolo molto più tollerante e solidale di quanto certi politici e certa stampa vorrebbero farci pensare. Tanto per cominciare l'Italia, tra i paesi avanzati analizzati dall'indagine, è quello maggiormente favorevole a garantire agli immigrati regolari il diritto di voto alle elezioni locali: ben il 53 per cento degli intervistati si è dichiarato favorevole, in questo dando ragione al Presidente della Camera Gianfranco Fini. E anche riguardo alla possibilità di concedere agli immigrati - sempre quelli regolari, si intende - parità di accesso ai servizi pubblici di cui godono i cittadini italiani, gli intervistati dimostrano maggiore disponibilità rispetto a tutti gli altri Paesi esaminati, con una percentuale favorevole dell'87 per cento.

Siamo anche nella media europea per quanto riguarda il timore che "gli stranieri portino via posti di lavoro": il 67 per cento respinge questa affermazione. Dopo di che, certo, ci sono anche incomprensioni e pregiudizi. Molti dettati dalla paura dello straniero, una paura più psicologica che razionale. Per esempio, quanti sono veramente gli stranieri che vivono e lavorano nel nostro Paese? L'opinione pubblica ritiene che si tratti addirittura del 37 per cento della popolazione presente in tutto il territorio italiano. In realtà sono appena il 6,5 per cento, a quanto conferma l'Istat, l'Istituto nazionale di statistica. Ma a cadere in queste inesattezze non siamo soli: gli stessi "errori" li commettono anche nazioni con una maggiore abitudine all'immigrazione. Per esempio, dallo studio reso noto dallo Iai, risulta che gli americani sono convinti che più di un terzo (circa il 35 per cento) della popolazione statunitense sia rappresentata da immigrati, quando in realtà la cifra si avvicina di più al 14 per cento.

CHE NE E' DEL VESPAIO suscitato dalla lettera aperta scritta al figlio ("Lascia l'Italia, perché qui per i giovani non c'è speranza") da Pierluigi Celli, grande capo dell'università confidustriale Luiss nonché ex capo della Rai in epoca non tanto lontana? Dopo le polemiche dei primi giorni, culminata nella bella lettera di replica firmata da Benedetta Tobagi, figlia del giornalista assassinato dalle BR negli anni Ottanta, è calato il silenzio. Eppure la questione è vitale: si parla del futuro, che è già presente, dei nostri ragazzi e del Paese intero. Certo, la questione potrebbe essere liquidata, come ho letto in giro, citando l'esempio del Brasile del presidente progressista Lula: questo paese latinoamericano sta facendo passi da gigante basandosi anche sui giovani che si sono formati all'estero e non avrebbero potuto fare diversamente vista la limitata offerta formativa che avrebbero in casa. Mi pare però, anche cercando in tutti i modi di non cedere al disfattismo e al piagnisteo, che ci sia una forte differenza. In Brasile, come in tante altre nazioni emergenti, si respira un'aria di ottimismo generale e di crescita. In Italia l'aria è rarefatta.

SONO FINITI i tempi dei "li mortacci tua", una brutta esclamazione, tipicamente romana, spesso sentita urlare da un automobilista all'altro,  che però finiva lì. Oggi si fanno i conti e si è capito che il traffico ai cittadini romani costa 1351 euro l'anno quasi il doppio della media nazionale di 831 euro. A questa cifra è giunto il rapporto Cittalia 2009, un'analisi delle 15 città metropolitane del Paese analizzando considerando tre parametri : 16 giorni di tempo persi nel traffico, il denaro che si spende avendo un'auto ferma e il costo ambientale. I poveri romani in media percorrono 31 chilometri al giorno e per farli ci impiegano 74 minuti. Questa congestione crea ai cittadini una forte insoddisfazione la quale spesso è anche la responsabile di un aumento degli incidenti stradali.