PUNTO DI VISTA/Indietro tutta

di Toni De Santoli

La TAV (il treno ad alta velocità) e il ponte sullo Stretto di Messina: ecco due argomenti che in Italia tornano di grande attualità in questi giorni per via della forsennata spinta del governo di destra sul piano delle opere "di prestigio". Il progetto TAV (in parte già realizzato) supera di gran lunga in tutto il mondo ogni altra impresa d'ingegneria ferroviaria mentre il ponte sullo Stretto di Messina ridimensionerà ogni altro ponte americano, canadese, scandinavo. Non c'è tuttavia bisogno né dell'uno né dell'altro. Né della TAV né del ponte  su Scilla e Cariddi. L'uno e l'altro, oltre a inghiottire masse di denaro pubblico, provocheranno sconquassi ambientali, sconquassi geologici. Violenteranno la terra, violenteranno il mare. Rappresenteranno il superfluo, il superfluo mastodontico, freddo, festaiolo. Ma il governo Berlusconi agli italiani dirà ancora una volta che grazie a queste imprese l'Italia già si pone all'avanguardia e già costituisce un esempio su scala mondiale. Si vorrà far credere che l'Italia darà, e già dà, la pista a chiunque... Grazie, appunto, all'impareggiabile, alacre governo di destra, nemico acerrimo dei "comunisti", degli impiegati scansafatiche e di chiunque osi professare idee diverse da quelle, nobilissime, che animano il Popolo delle Libertà... Nemico implacabile, insomma, dei "disfattisti".

All'avanguardia un corno. In realtà l'Italia è indietro, parecchio indietro. E' indietro perfino rispetto alla Spagna. Il distacco che accusa a opera della Francia (per non parlare della Germania) è abissale. Fino a soli trenta o quarant'anni fa, era l'esatto contrario. La Spagna arrancava "fuori tempo massimo" mentre riguardo a impianti alberghieri, rete stradale, comunicazioni telefoniche, urbanistica, surclassavamo la Francia e davamo qualche punto anche all'Inghilterra. Dica tuttavia quel che vuole il governo di destra (o centrodestra, fa lo stesso), fatto sta che l'Italia non è nemmeno per sogno all'avanguardia. La TAV e il ponte sullo Stretto di Messina non significano porsi all'avanguardia. L'uno e l'altro non sono che operazioni - per quanto brillanti - di cosmetica. C'è spudoratezza in questo. C'è una dimostrazione di indifferenza assoluta verso i diritti, le necessità, le esigenze dei cittadini. Abbiamo le periferie più brutte, più squallide di mezza Europa (basta avventurarsi nelle nuove borgate romane per averne l'esempio più sconcertante). Abbiamo un abusivismo edilizio che deturpa, o addirittura nasconde, bellezze naturali e artistiche incomparabili. Secondo un rapporto statale diffuso mercoledì scorso, il 79 percento (dicasi il 79 percento!) dei Comuni d'Italia è alle prese col rischio quotidiano di frane, smottamenti, cedimenti vari; inondazioni. Non è tutto questo forse pauroso? Non è forse incivile? Questa è roba (scusate la scivolata nel ‘politically incorrect'...) da Filippine, da Birmania, da Montenegro. Stiamo raggiungendo (e in varie aree si è già raggiunta e superata) la soglia oltre la quale la sopravvivenza quotidiana diventa una scommessa...

Ma la difesa dell'ambiente, la tutela del territorio nazionale, la riduzione dei rischi quanto più scientificamente e umanamente possibile nel quadro, eterno, della ‘contrapposizione' fra Uomo e Natura, non interessano alla destra, al centrodestra. Non interessano neanche a quella che per comodità d'espressione seguitiamo a chiamare sinistra, ma che sinistra più non è. A differenza d'un tempo, non c'è più nessuno che su incarico dello Stato o della Provincia o del Comune sorvegli ogni giorno l'andamento del corso dei fiumi. L'Italia per tre quinti (se non di più) è un dissesto geologico. L'Italia quasi più nulla ha della nazione occidentale in termini amministrativi, urbanistici, legali. L'Italia è ormai un "joke". Un grosso, tragico "joke". Che a Roma, a Ischia, in Calabria, sul Po e altrove, continuerà a mietere sempre più vittime. Paludiamoci, piuttosto, con la TAV e col ponte sullo Stretto di Messina. Il resto è càduco... Dopo tre giorni nessuno più ricorda bambini crepati sotto una frana.