Visti da New York

Il male, la mafia e le minchiate

di Stefano Vaccara

Il Papa pochi giorni fa ha detto: "Ogni giorno,
attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene
raccontato, ripetuto, amplificato". Capita spesso che una notizia venga
amplicata più del dovuto, ma non è più grave quando certe notizie
invece di essere all'attenzione dell'opinione pubblica, vengono
emarginate, sottaciute? Gli scandali sulla pedofilia all'interno della
Chiesa, notizia che qui in America ebbe il giusto risalto, in Italia e
in altri paesi europei troppo a lungo non ebbe l'attenzione che
meritava. È poi lo stesso Benedetto XVI, che "condivide il senso di
oltraggio, tradimento e vergogna sentito da tanti fedeli in Irlanda, e
si unisce a loro in preghiera in questo difficile momento per la vita
della Chiesa". Quindi il male, quando si scorge, deve essere raccontato
per essere perseguito. Correre il rischio di esagerare il male alla
fine risulta meno grave che lasciarlo scivolare via, indisturbato,
mentre continua a far soffrire, come è avvenuto nel caso di quei poveri
bambini lasciati vittime di preti criminali.
È nella natura del giornalismo avere più fiuto per il tanfo del male
che per i profumi del bene. È l'istinto di un mestiere che diventa
"servizio pubblico" a prescindere dalla proprietà del mezzo di
informazione, quando ubbidisce a quel codice etico che è l'unico che ne
preserva l'utilità civica.
Nel suo messaggio, Benedetto XVI pensa che questo giornalismo
amplificato abitui "alle cose più orribili, facendoci diventare
insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo
non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula...". "I
mass media - aggiunge Ratzinger - tendono a farci sentire sempre
'spettatori', come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe
cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti 'attori' e,
nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli
altri". Interpretiamo così il messaggio: il rischio grave non è che si
racconti il male, ma che a forza di ripeterlo nessuno ci faccia più
caso, come se riguardasse qualcun altro.
Allora ben detto, Benedetto!
Eppure questo rischio bisogna accettarlo comunque, continuando a
cercare quella notizia "scomoda", quella che infastidisce il potere.
In Italia vorrebbero invece far passare l'idea che il potere non lo si
debba disturbare mai. Augusto Minzolini, direttore del Tg1, quello del
"servizio pubblico", è intervenuto in video dopo la deposizione del
mafioso Filippo Graviano che al processo a Marcello Dell'Utri aveva
smentito il pentito Gaspare Spatuzza, chiedendosi se il grande eco
"alle minchiate" di Spatuzza si "poteva evitare". Secondo Minzolini si
doveva evitare, perché la rilevanza data alle parole del pentito di
mafia su Berlusconi e Dell'Utri danneggiava l'immagine dell'Italia nel
mondo.
L'Italia la danneggia chi vorrebbe ignorare certi mali, come se non
esistessero. Il rapporto tra mafia e politica? Sono tutte "minchiate",
Minzolini dice agli italiani e mette, anche molto pericolosamente per
il suo padrone, in rapporto la vicenda Berlusconi-Dell'Utri con quella
di Andreotti, o meglio di Andreotti-Lima, dove certe relazioni con la
mafia non furono affatto delle "minchiate".
Non si capisce perché quello che ha dichiarato il pentito Spatuzza sia
solo menzogna, mentre quello che dice il suo capo Filippo Graviano,
fino a prova contraria ancora mafioso non pentito, solo oro colato. La
mafia è soprattutto omertà, codice del silenzio, valore supremo di Cosa
Nostra. "Un'haiu sintuto, un'haiu parlato e si chistu voli riri aviri
rittu e comu un'nilavissi rittu". Traduzione: non ho sentito, non ho
parlato e se questo significa avere detto qualcosa è come non l'avessi
detto. Così "parlavano" una volta i mafiosi, quando venivano protetti
dalla politica e in cambio davano protezione alla politica, altro che
minchiate.
Oltre a Filippo Graviano, venerdì durante il Processo a Dell'Utri
avrebbe dovuto parlare anche il fratello Giuseppe, il vero boss di
Spatuzza, che si è dichiarato malato e si è avvalso del suo diritto di
restare mafiosamente in silenzio - anche se per iscritto qualche
"rivendicazione" l'ha fatta, lamentandosi delle condizioni della sua
detenzione e riservandosi di parlare in futuro.
Il senatore Dell'Utri dice di chiamare "stronzo" chi lo chiama mafioso.
Ci auguriamo che nel processo di appello possa essere definitivamente
stabilito che lui "pinciuto" non lo sia mai stato. Eppure certe
frequentazioni con gli ambienti mafiosi resteranno, almeno leggendo le
carte dei processi. Ma queste frequentazioni non lo hanno tenuto
lontano dal Parlamento: si potrebbero allora chiamare "stronzi" coloro
che continuano a votare personaggi risultati così vicini agli ambienti
mafiosi?
Intanto il primo ministro Berlusconi si vanta in Europa di avere "le
palle". Se veramente le avesse, per il bene dell'Italia, si sarebbe già
dimesso invece di vantarsi di avere accanto chi un tribunale ha già
giudicato complice della mafia.
Tutte "minchiate", facciamo male a parlarne? Se lo dice Minzolini...