ITINERARI/Brooklyn “cracotizzata”

di Francesca Guinand

In Italia c'è una città fantasma, si chiama Craco e si trova in Basilicata, che ogni anno, almeno una volta all'anno, rivive a Brooklyn e New York. Per non dimenticare le proprie origini e la storia dei propri nonni, i figli e i nipoti dei crachesi ("cracotan" in dialetto), immigrati negli Usa e in Canada, stanno ricostruendo - pezzo dopo pezzo con foto, storie e anche un libro - sul web il paese di Craco. Hanno messo su un sito (thecracosociety.org) e si tengono in contatto con Facebook.

Fino ad oggi 228 persone si sono iscritte al gruppo "The Craco Society" sul social network. L'obiettivo è ritrovare legami perduti, raccontare storie dimenticate, ritrovare le proprie radici. Per questo hanno organizzato anche il Craco Ancestry Database che raccoglie circa 700 nomi di persone nate, sposate o morte a Craco. Il database è in grado di creare un "Kinship Report" per segnalare tutte le relazioni che una persona ha con i nominativi catalogati all'interno del database. Si possono ritrovare quindi più facilmente i parenti e magari ricontattarli.

Fino ad ora la Craco Society ha organizzato tre incontri, la prima nell'agosto del 2007 ad Albany, New York. A giugno 2008 il primo viaggio in gruppo a Craco, il secondo è in programma nel 2010. La terza "reunion" della Craco Society il 23 ottobre scorso a Brooklyn. Per festeggiare San Vincenzo e per incontrarsi e conoscere meglio la storia di quel paese nel Sud Italia e le storie dei crachesi immigrati. Il tema quest'anno sono state le storie da Brooklyn. Lena Camperlengo, vice presidente e fondatrice del gruppo su FB, racconta a "Oggi7" le storie degli immigrati da Craco a Brooklyn.

I suoi nonni, Vitantonio Camperlengo e Teodora Lorubio, sono arrivati in America nel tardo '800.
Lena spiega che «insieme a Roberto Rubertone, Fred Spero, Joe A. Rinaldi e Joe D. Rinaldi, gli altri quattro fondatori di The Craco Society, speriamo di far sì che Craco rimanga viva nella memoria dei suoi discendenti. Adesso abbiamo un sito, un gruppo su Facebook e una gita organizzata per ragazzi tra i 17 e i 25 anni e esperiamo di creare un programma di scambi. Abbiamo anche tradotto in inglese la storia di Craco e sviluppato un programma in 3D per far vedere come Craco era prima della frana». Infatti l'abbandono di Craco inizia proprio con la frana del 1963. All'epoca gli abitanti erano circa 2000, ma una parte del paese fu distrutta e piano piano la cittadina iniziò a svuotarsi. Nel 1972 ci fu un'alluvione e nell'81 la cittadina fu abbandonata.

Secondo Lena «è importante che i ragazzi, i giovani, siano coinvolti nella nostra storia: i miei tre figli e i figli delle mie tre sorelle hanno partecipato alle riunioni e fanno parte della Craco Society». La storia di Joe Rinaldi: «Quando Brooklyn era il nostro mondo». Il nonno di Joe Rinaldy è nato a Craco. «La casa dove sono cresciuto era di mio nonno, che l'aveva comprata nel 1920 circa. Si era trasferito dalla Lower Manhattan. A quel tempo mio nonno ha comprato i lotti della porta accanto e li trasformò in ciò che egli deve aver ricordato dalla sua infanzia  nel vecchio borgo».

Il nonno di Joe comprò statue e piante che «erano due diversi tipi di alberi di ciliegio, due diversi tipi di alberi di bacche, un albero di pesco, oltre a due diversi tipi di alberi di fico. Molte di quelle piante di mio nonno erano ancora intatte durante la mia infanzia e ricordo mio padre uscire presto la mattina d'estate per raccogliere i frutti: i suoi preferiti erano i fichi, che sono stati i migliori che io possa mai ricordare».
Per Joe passare l'infanzia a Brooklyn in una famiglia italiana è stata un'esperienza fantastica: «All'epoca non me ne ero reso conto, ma crescere nella Brooklyn degli anni '50 e '60 è stato meraviglioso. Guardando al passato noi a Brooklyn avevamo tutto: cinema, bowling, parchi e piste di pattinaggio, posti per pescare. Tutto era vicino, raggiungibile a piedi. E se volevamo spostarci potevamo prendere la bici o la metropolitana. Coney Island era a sei fermate di metro e a quei tempi il biglietto costava solo 15 centesimi. Brooklyn ci sembrava il nostro mondo, di che altro avevamo bisogno?».

In più lui è cresciuto in una famiglia italiana: i suoi più bei ricordi sono le grandi feste di «Pasqua, Festa del Ringraziamento, Natale e Capodanno, abbiamo sempre avuto una casa piena di gente». In queste occasioni la nonna e sua sorella inziavano a cucinare dalla mattina presto. La salsa ("sauce") allora la chiamavano "sugo" ("gravy") era la prima cosa da fare, seguita dai maccheroni fatti in casa (oggi la chimerebbero "pasta"). Brooklyn: una replica di Craco. Il racconto di Isabella Pause - Isabella Pause, americana di origini crachesi, solo dopo aver visto le immagini di Craco raccolte dalla Craco Society si è resa conto di aver passato la sua infanzia in una Brooklyn "cracotizzata": «Non sapevo che avevo vissuto in una replica di Craco. Dopo aver visto le foto, ho riconosciuto molti aspetti del paese» iniziando dal suo cortile, che come quello di Joe Rinaldi, aveva due alberi di fico, che «sono stati piantati da mio zio Nick che è venuto da Craco nel 1920».

Nel cortile della famiglia di Isabella c'erano anche piante di basilico, pomodori e menta. La Pause ricorda che avevano un cortile porticato e una scala di gesso e poi imbiancati. Simili a quelle che si potevano trovare in Basilicata. L'estate a Brooklyn è uno dei ricordi più belli: «Mia madre preparava il pranzo al sacco (peperoni e uova su un rotolo) e un thermos di caffè e un thermos di limonata» e andavano a passare la giornata a Coney Island.

Se lo spirito di Craco rivive ogni anno oltreoceano nella lontana Brooklyn grazie alla Craco Society e alla storia di queste persone, la vera Craco, la cosidetta Craco Vecchia (Craco nuova è a valle, a Peschiera) è rimasta impressa sulla pellicola di molti film.

Era il 1978 quando Francesco Rosi girò a Craco "Cristo si è fermato a Eboli". All'epoca qualche abitante ancora c'era. Del 1990, quando il paese era già un fantasma, è "Il sole anche di notte" di Paolo e Vittorio Taviani. Anche l'americano Mel Gibson è arrivato fino a Craco per girare il suo "The Passion" del 2004. E poi due anni dopo anche Catherine Hardwicke per il suo "Nativity".