A modo mio

Alea Atlantide

di Luigi Troiani

con la nomina della nuova Commissione, seguita alle indicazioni dei 27 sulle personalità per la guida rispettivamente della politica estera e di sicurezza europea (Pesc) e del Consiglio europeo, l‘Unione ha concluso la lunga maratona degli incarichi istituzionali iniziata con le elezioni del nuovo Parlamento in estate. L'entrata in vigore, martedì, del trattato di Lisbona, che modifica i trattati sulla Comunità e sull'Unione, conferisce all'azione delle autorità europee riferimento legale e istituzionale finalmente certo ed efficace.

   I due parti non sono stati indolori, e si sono avute conferme di cui si sarebbe fatto volentieri a meno. L'Unione risulta sempre più collaborazione intergovernativa, e sempre meno sopranazionalità, in attesa di abbandonare definitivamente (attraverso le collaborazioni rafforzate intergovernative) il modello che il presidente della Commissione Jacques Delors, sostenuto dal socialista Mitterrand e dal democristiano Kohl aveva offerto ai popoli europei con la piattaforma di Maastricht.  Il che spiega perché le cariche di presidente del Consiglio europeo e di responsabile della Pesc siano andate a figure di rango minore, che potranno interpretare il loro ruolo solo e in quanto sostenuti dai governi che li hanno sponsorizzati, segnatamente Francia e Germania.

Un'altra conferma riguarda il declassamento dell'Italia. Una volta considerato, come paese fondatore della Comunità, membro di diritto della trojka di punta con Germania e Francia, il nostro paese resta sempre più ai margini dei processi decisionali, e non piazza nessuno dei suoi esponenti politici  nell'organigramma europeo che conta. Paghiamo le incoerenze della nostra politica estera (atlantisti sino all'eccesso quando bisognerebbe qualificare la proiezione internazionale dell'Unione europea, filoarabi e insieme antislamici, democratico-liberali e al tempo stesso ricchi di frequentazioni ambigue e indigeste ai partner Ue (Putin, Gheddafi, Lukashenko, etc.). Le vicende interne alla maggioranza di governo e la riottosità a mettere ordine nei conti e nel debito pubblici, peraltro non aiutano a stabilizzare la nostra considerazione.

Noi italiani abbiamo tutto da guadagnare da un'Unione efficiente ed efficace. Per questo meritano una citazione le considerazioni rilanciate da Moisés Naím sul Sole 24 Ore, con riferimento ai risultati del convegno di Washington del 17 novembre "A Different Conversation". Per l'Europa finalmente pronta a navigare in mare aperto, il direttore della rivista statunitense "Foreign Policy," evoca il mito di Atlantide, la potenza che secondo Platone scomparve repentinamente e senza preavviso. Se l'Europa non riprenderà a correre, Cina India e Stati Uniti saranno fra quarant'anni le economie più importanti al mondo con il vecchio continente relegato in seconda fila, in termini sia politici che economici. I riti della democrazia sociale europea filtrati dalla macchinosità del trattato di Lisbona, possono risultare "vecchi" rispetto ai bisogni della nostra epoca.