PUNTO DI VISTA/E ora vogliono eliminare il pranzo
Il grigiore che da tempo si stende sull'Italia, si è ispessito nei giorni scorsi. Ci ha pensato un ministro della Repubblica ad aggiungere, per proprio sommo gusto, tristezza a tristezza. Il suo nome è: Gianfranco Rotondi, avellinese, classe 1960. E' lui il ‘nemico' della pausa per il pranzo, è lui che nei giorni scorsi ha dichiarato che la seconda colazione "paralizza il Paese" e andrebbe perciò a detrimento della produttività. Secondo alcune fonti, il personaggio prima avrebbe caldeggiato la ‘soppressione' della pausa-pranzo, poi si sarebbe corretto così: "Sarebbe meglio ridistribuirla". Fasce-orario quindi - almeno negli uffici statali - per la consumazione del pasto di mezzogiorno (in Alt'Italia), dell'una (in Toscana), delle due (da Roma a Ragusa). Già l'idea di ricorrere appunto a fasce-orario appare cervellotica, assurda. Impraticabile.
Roba da Paese totalitario. Nemmeno Hitler e Stalin avevano mai pensato di fissare orari per il pranzo di operai, impiegati, inservienti. Nemmeno loro avevano mai concepito l'idea di dire ai cittadini quando e come andare a mangiare dopo una mattinata di lavoro... E neppure Henry Ford s'era spinto tanto in là... Anzi, il vecchio Ford credeva nell'utilità sociale, aziendale, morale dei salari alti. Ma i Berlusconi, i Brunetta, i Fini, forse non conoscono Henry Ford.
Qui casca la maschera (caduta altre volte in passato): altro che massimalismo socialista, altro che nazionalsocialismo, altro che comunismo: è la destra italiana a pretendere di condizionare usi e costumi del popolo; è la destra a volersi insinuare nella vita quotidiana della gente ‘qualunque', a imporre una massificazione ancor più opprimente, più bigia, più anonima di quella che pesa su tutti noi ormai da parecchi anni. E' la destra a esigere dai cittadini sforzi, sudore, ‘abnegazione', senza nulla dare in cambio poiché essa non ha un'anima, non ha una coscienza, non ha conoscenza della natura umana, dell'indole umana, dei limiti - imprescindibili - di ogni individuo. E' questa destra che altro non sa fare che ripetere in maniera ossessiva, e in uno stato d'animo sempre alterato, gli stessi sostantivi, gli stessi verbi: "produttività", "professionalità", "incrementare" e così via. Il vuoto che si apre dietro le sue giacche scure, le sue cravatte orribilmente larghe, i suoi sorrisi ingannevoli, la sua pompa paesana, è immenso. Non ha fine. Ti sconcerta, ti raggela. Uccide in chiunque la speranza di un domani migliore.
Il ministro Rotondi fa parte di una categoria (ristretta, per fortuna) di meridionali animati dalla perniciosa volontà di diventare più ‘milanesi' dei milanesi, più ‘tedeschi' dei tedeschi. Dio ce ne scampi e liberi. Ci bastano già i milanesi e i tedeschi autentici attualmente in circolazione perché ci si debba ritrovare sulla schiena anche le loro imitazioni, i loro surrogati, succedanei... Ma con la sortita di Gianfranco Rotondi abbiamo appreso anche un'altra cosa.
Abbiamo appreso dell'esistenza del Ministero (di cui il signore irpino è titolare) per l'attuazione del programma di governo. E c'è bisogno d'un ministero così...?? Se ne riscontra davvero l'esigenza? Non se ne può proprio fare a meno? Che esso sia - attenzione - uno dei ‘gangli vitali' della Nazione italiana, senza il quale il meccanismo rischia di smontarsi? Un tempo lanciavamo invettive all'Italia dei "carrozzoni", i "carrozzoni" che inghiottivano quantità enormi di denaro pubblico e sui quali facevano bella mostra di sé democristiani e socialisti e pargoli e amici di democristiani, socialisti, liberali, repubblicani, socialdemocratici.
Ma ‘questo' ministero (al quale togliamo d'arbitrio la "M" e gli diamo appunto la "m") ci sembra il "carrozzone" più "carrozzone" nella Storia dell'Italia repubblicana...





