LIBRI/Resposabilità e impegno

di Franco Zangrilli

Don Giuseppe Costa (nella foto) è un personaggio noto nel mondo mediatico: ha la cattedra di giornalismo all'Università Pontifica Salesiana di Roma, collabora periodicamente a importanti quotidiani locali e nazionali (ad e. "Il Giornale di Sicilia", "Avvenire", "L'osservatore Romano"), dirige varie riviste di giornalismo e di letteratura, e lavora nel mondo dell'editoria:   stato diretto della SEI e attualmente dirige la Libreria Editrice Vaticana.

Le sue numerose pubblicazioni sul complesso universo della comunicazione e dei mass media si sono guadagnate la stima di importanti mediologi, sono state discusse su importanti quotidiani e riviste, e vengono continuamente adottate nei corsi universitari di giornalismo in Italia e all'estero. Esse spesso si occupano di molti argomenti, dall'arte della fotografia al new journalism, ai numerosi aspetti storici, sociologici, e politici del giornalismo cattolico.

Questo testo è curato con attenzione ed intelligenza dal Costa mediologo. Ne  fa una concisa "Introduzione" che prende in esame la scrittura dei media cattolici che si serve di un particolare linguaggio, diverso dal linguaggio del giornalismo televisivo, teatrale, letterario, ecc. che tra l'altro mostra  sempre pi  livelli di povertà. Questa scrittura rimane alta quando si nutre di un linguaggio vagliato, scelto, meditato,  ben nutrito di certi strumenti conoscitivi, e di un sistema lessical-formale scientifico: "Chi fa informazione religiosa [...] ha bisogno di studi teologici,  ecclesiologici e linguistici. Chi fa informazione e comunicazione religiosa deve avere un background culturale solido e non soltanto una infarinatura da vecchio catechismo di paese".
Costa non esita a sottolineare che la migliore generazione di giornalisti dell'informazione religiosa "si  è  avuta attorno agli anni Settanta e  tra coloro che hanno ascoltato, studiato, e anche criticato il Concilio Vaticano II". Per lui il giornalista cattolico deve essere in sostanza una voce impegnata, ferma, ed illuminante proprio in quei momenti della storia che si sprofonda nello smarrimento, nell'abisso della crisi e della decadenza.

Il curatore qui ha messo insieme tredici saggi di illustri studiosi dell'area cattolica e non cattolica (ad es. Giovanni Chiaramonte, Giovanna Ioli, Maria Trigila), tutti specialisti di diverse discipline e campi del vasto e complesso universo dell'informazione. Sono saggi che non rimangono separati a sé, né causano frammentazione e stonature, danno salda unità al testo anche perché  l'uno si aggancia all'altro elaborando un intricato discorso ermeneutico sull'informazione tradizionale e postmoderna.

Essi trattano un ventaglio di temi che riguardano l'editoria e soprattutto come il libro religioso si inserisce e funziona nell'organizzazione editoriale; il linguaggio religioso che diventa anche un linguaggio settoriale; l'ispirazione religiosa nella letteratura italiana che va da Dante a Manzoni, giù giù  fino a poeti e scrittori contemporanei, Papini, Rebora, Betocchi, Montale, Pasolini, e si d  ampia attenzione anche all'afflato del teatro cattolico del Novecento  di drammaturghi stranieri (ad es. Paul Claudel, T. S. Eliot, George Bernanos) ed italiani (ad. Diego Fabbri, Mario Luzi, Giovanni Testori); il cinema che sfrutta i motivi del prodigio meraviglioso, del mistero, dell'invisibile, e che in modo ossessivo intreccia numerosi elementi del sacro e del profano; la funzione  della voce religiosa della radio, della televisione, e di internet che permette al singolo individuo di intervenire direttamente e in modo istantaneo su questioni di attualità,  di analizzare, interpretare, e valutare le notizie in progresso.

Un testo di grande utilità per coloro che vogliono approfondire la conoscenza  non solo del giornalismo cattolico e non cattolico, ma anche dei new media.