TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Donne sempre più di scena

di Mario Fratti

Tanti monologhi femminili. Abbiamo già lodato "The Night Watcher" di Charlayne Woodward (59E59), Antoinette LaVecchia in "How to Be a Good Italian Daughter" (38 Commerce Street) e le brave Laura Lamberti, Lucia Grillo, Barbara Adamoli Crescenzo e Mary Anna Principe nelle commedie italiane di due festival. Abbiamo appreso giorni fa che la nota, eccellente attrice italiana Mica Bagnasco sta preparando un suo eccitante monologo.

Descrivo ora brevemente tre serate speciali con attrici notevoli. "Let Me Down Easy", scritto e interpretato da Anna Deavere Smith (Second Stage, 307 West 43rd Street). Ha intervistato venti protagonisti della storia americana, oggi. Lo fa con stile, ironia, senso dell'umore ed ammirazione. Affronta i temi più scottanti. La riforma del sistema medico, l'unico al mondo che non protegge tutti i cittadini. La generosa battaglia di un medico per proteggere i poveri, vere vittime dell'uragano Katrina (i ricchi avevano i mezzi per fuggire). Interroga anche personaggi sportivi con i loro guai e sofferenze, sconfitti con coraggio. Lance Armstrong che seppe ignorare il suo cancro e vincere, il pugile Bentt che si riprese dopo essere stato in coma per quattro giorni, il cowboy torero Brent Williams che curò le sue ferite per tornare nell'arena. Due ritratti forti e commoventi li abbiamo con due coraggiose vittime del cancro: la meravigliosa Ann Richards ottimista fino alla fine e Joel Siegel che sfida la divinità che colpisce senza pietà. E poi il tema della morte. Come accettarla. Spettacolo emozionante, valido.

Si ride molto alla satira di Carrie Fisher nella sua autobiografia "Wishful Drinking" (Roundabout Production @ Studio 54, 254 West 54th Street). E' la figlia di Debbie Reynolds ed Eddie Fisher. I guai cominciano con una coppia male assortita. Adolescenza difficile e poi un ruolo che la fece famosa. La principessa Leia in "Star Wars" di George Lucas. Io ero l'unico a non aver mai visto quel film. Tutti gli spettatori ridevano ai dettagli di quell'avventura. Si prende in giro con spirito allegro. Convince. Caldi applausi. Un grande successo.

La terza attrice a presentarsi, sola e disarmata in palcoscenico, è la brava Judith Ivey nel ruolo della nota giornalista Ann Landers che per anni rispondeva alle lettere dei lettori. "The Lady with All the Answers" al teatro Cherry Lane (38 Commerce Street). Sa scegliere bene fra migliaia di lettere ingenue, incredibili. Deve anche spiegare in televisione che cosa significhi "deep throat". Se non lo sapete non ve lo dico io. Mostra un po' di gelosia per sua sorella e deve ammettere che una donna che sa dar mille sagge risposte, non si è accorta che il marito stava per lasciarla. Brava. Caldi applausi.

Volete poi cinque attrici in una commedia scritta da due donne e diretta dalla giovane Karen Carpenter? La trovate al teatro Westside (407 West 43rd Street). "Love, Loss and What I Wore" di Nora e Delia Ephron, basata sul libro di Ilene Beckerman. Nove donne presenti in un bel teatrino off off. Le cinque attrici sono M. Birdsong, T. Daly, L. Joyce, J. Lynch e M.L. Wilson. Appollaiate su cinque sedie leggono brani che sono ilari confessioni. Quel che pensano degli uomini ("ogni giorno, quando esce, spero che muoia in un incidente"), comprare vestiti, reggiseni di varie misure, borse voluminose, stivali, nero elegante, errori, rammarico, rimorsi, una violenza, com eevitare le altre. Ero circondato da almeno cento quarantenni che ridevano come pazze. Si son divertite molto. Anche attrici che hanno superato i settant'anni possono essere magnifiche con poche battute.

In "Vigil" di Morris Panych, la magnifica Helen Stenborg è a letto, tranquilla e silensiosa che ascolta le tante battute di Malcom Gets. E' venuto per vederla morire ed ereditare. Viene deriso e sconfitto da una donna che non vuol morire.
Una brava donna matura è la madre (Kathryn Kates) in una commedia ungherese al teatro "259 West 30". "Balaton" di Ashlin Halfnight ha personaggi che son solo fantasmi del passato; sono tutti morti. La madre di Daniel (Daniel O'Brien) non ama molto la sua fidanzata Vivian (Jessica Cummings). La principale ragione è il fatto che la giovane preferisce andare in America, abbandonando la patria ungherese. Vuol portare via Daniel in un mondo che sperano sia migliore. La madre non ha fiducia in una società dove si preferisce MacDonald alla sana cucina ungherese. Che han portato gli americani in Ungheria? Confusione e cibo indigeribile. L'elemento più interessante e teatrale è la presenza della giovane Sabrina (Sadie Scott) che è al di fuori del palcoscenico. I morti la invocano e la vorrebbero fra loro ma lei preferisce restare fra il pubblico. Uno scambio interessante ma alcuni spettatori si son lamentati che non era chiaro chi fossero i vivi e chi fossero i morti. Diretto da Krstjan Thor.

Un'attrice che seguo sempre con interesse e curiosità è Deirdre O'Connell. E' questa volta in "Circle Mirror Transformation" della giovane Annie Baker al teatro P.J. Sharp (416 West 42nd Street). Una satira riuscita. L'attrice prende in giro e deride un metodo spesso usato nei circoli teatrali. Un'insegnante (Deirdre, in questo caso) ha un gruppetto di aspiranti attori e fa i soliti sciocchi esercizi che abbiamo visto in decine di scuole. Contano da uno a dieci e poi la maestra suggerisce una certa azione. "Muovetevi così, seguitemi, litigate, riprovate. Correte in circolo, inseguitevi, riscoprite il vostro vero essere". La frase più bella la dice la giovane, ingenua, goffa Lauren (Tracee Chimo): "Ma che stiamo facendo? Io son qui per imparare a fare l'attrice". E' bravissima e ci fa ridere e sorridere. L'abile Annie Baker è riuscita a smascherare i tanti, inutili esercizi con i quali s'ingannano giovani promettenti attori.