A modo mio

Cogliere l’opportunità

di Luigi Troiani

Rientro da Atene, dove ho partecipato al "Global Forum on Migration & Development". Due giorni di riunioni e gruppi di lavoro per espressioni della "società civile", e altrettanti per i delegati dei governi, presente il Segretario generale delle Nazioni Unite. E' apparsa generalizzata la consapevolezza che alla questione dei migranti vadano date soluzioni condivise, e che la comunità internazionale debba mobilitarsi per arrestare definitivamente la catena di illegalità e sfruttamento che sta dietro agli aspetti negativi del fenomeno migratorio. .

   Ha scritto Voltaire: "Gli abiti dei ricchi non si possono sottoporre a regole più degli stracci dei poveri... Se impedissimo al ricco di mangiare galletti selvatici, danneggeremmo il povero che, vendendoli, può mantenere la sua famiglia". Un modo per dare una ragione all'ingiustizia universale che regge le cose del mondo, ma anche la constatazione che l'economia e la crescita si reggono sull'esistenza di un'offerta di lavoro a basso costo da parte di gente disposta, per un pezzo possibilmente breve di vita, a coprirsi di stracci e non mangiare... galletti. Gli immigrati, quelli costretti a servire in schiavitù nel corso dei secoli, e quelli oggi mossi dal bisogno economico o dal terrore politico, hanno rappresentato al meglio questa funzione, come riserva la meno tutelata e più abusabile nel grande esercito della mano d'opera a basso costo.

   L'armata dei meno favoriti è fatta di 188 milioni di esseri umani che lavorano o si arrangiano fuori del paese d'origine: e talvolta dei loro figli minori, come è il caso documentato di Suni che ha cinque anni, e dei due fratelli di sei e sette anni, bimbi messicani che raccolgono nel Michigan mirtilli per  Wal-Mart via Adkin Blue Ribbon. E' un numero aggregato che nasconde dei fatti poco conosciuti. Ad esempio che pur essendo cresciuto di due volte e mezzo in mezzo secolo, il numero dei migranti rimane identico se considerato in rapporto alla popolazione mondiale (il 2,8% del 2010 contro il 2,7% del 1960). E che il fenomeno non si riduce all'arrembaggio dei poveri verso il nord industrializzato, perché sono già fenomeno significativo le migrazioni sud-sud. Ancora: che i provvedimenti assunti per reprimere le migrazioni illegali non sono patrimonio esclusivo dei paesi sviluppati, anzi certe misure sono maggiormente diffuse proprio nei paesi in sviluppo.

   Tra queste non figura la detenzione degli emigrati, pratica più diffusa nei paesi sviluppati. A questo proposito l'attuale governo di Atene (in carica da poche settimane) ha riconosciuto al "Foro" il degrado di centri di accoglienza greci, assumendo l'impegno a modificare immediatamente la situazione e ad attivare, con i partner comunitari, una più sensata politica europea verso i migranti. Si tratta di trasformare in opportunità di sviluppo per i paesi ospiti e per quelli di origine, un fenomeno che viene tuttora vissuto da troppi come una minaccia, dimenticando, tra l'altro, che andrebbe considerato uno dei diritti umani inalienabili.  

   Il "Global Forum", alla terza edizione, si è dato parole d'ordine (come il legame tra abbattimento delle barriere alla mobilità e sviluppo umano, la necessità di regolare le migrazioni "circolari") che troveranno a Messico, il prossimo anno, occasione di verifica e completamento. L'auspicio è che, nel frattempo, le autorità operino per eliminare almeno i fenomeni più tragici, come quello dei migranti clandestini che muoiono di stenti mentre tentano la traversata verso il mondo del benessere: un pegno eccessivo per la ricerca di un tozzo di pane.