PUNTO DI VISTA/Eletto dal popolo?

di Toni De Santoli

il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi insiste: sia il popolo a eleggere il premier. Bene: l'elezione del primo ministro da parte dei cittadini darebbe forse luogo al ripristino della dittatura, dopo la caduta di Benito Mussolini il 25 luglio 1943. Verosimilmente, un capo del governo nominato dal popolo - un capo del governo espressione della destra -  farebbe subito approvare una legge in base alla quale si stabilisce l'inaffondabilità del premier: il premier ci toccherebbe tenercelo per cinque anni di fila, anche se in numerose occasioni il Parlamento votasse contro di lui. Com'è del resto negli Stati Uniti d'America, dove (come i lettori sanno meglio di noi) il "chief executive" - caschi il mondo! - resta comunque in carica per quattro anni. Legge, questa - o norma - molto, ma molto poco democratica, almeno secondo noi. Anzi, anti-democratica o, peggio ancora, a-democratica...

Secondo il vostro "qualunquista", un premier (di destra) eletto dal popolo, riterrebbe d'essere stato baciato dalla Volontà Divina... Finirebbe presto col credere d'essere un "prescelto", anzi, il grande "prescelto". Ancor più di prima, attribuirebbe a se stesso un'intelligenza la più viva e la più feconda in assoluto; accrediterebbe se stesso di una capacità d'azione e di una rapidità d'esecuzione di fronte alle quali apparirebbero deboli e fioche quelle di Cesare... Bismarck... Churchill... Mussolini... Lenin... Non vorrebbe più ostacoli. Per chi si azzardasse ancora a mettergli i bastoni fra le ruote, scatterebbe all'istante l'accusa - la terrificante accusa - di altro tradimento. Verrebbero forse rispolverati il confino e l'esilio... Anche l'esilio perpetuo... D'altro canto in Italia la sinistra, quella vera, con la quale si poteva anche ‘non' essere spesso d'accordo, ma della quale non potevamo non ammirare il sentimento popolaresco e il senso di giustizia sociale; non esiste più, è morta. Morta e sepolta. S'è uccisa da sé. Ha voluto suicidarsi. Per il sommo gaudio del padronato che ora fa quel che vuole, ancor più di quanto lo facesse all'epoca del "padrone delle ferriere". Ancor prima che nascessero Mussolini, Gramsci, Bissolati, Labriola, Corridoni...

Un presidente del Consiglio italiano scelto dall'elettorato considererebbe la Nazione non come un bene da tutelare, ma come proprietà privata di cui disporre quindi a proprio piacimento. A proprio uso e consumo. Ma ve la immaginate un'Italia su cui si levi l'ombra di una tale figura politica, giuridica, istituzionale? Vi immaginate lo strapotere spicciolo, quotidiano, quello più terribile, offensivo, anche sordido e condito di sesso - sesso volgare, sessualità sfacciata, ostentata - esercitato dai giannizzeri - dai sempre più numerosi e protervi - giannizzeri del Capo?? Nella società italiana contano le simpatie e le antipatie. Esse hanno sempre contato, molto in alcune epoche, meno, o molto meno, in altre. All'"antipatico" nulla è perdonato, al "simpatico" tutto è concesso. Intorno all'"antipatico" prima o poi si fa il vuoto; ci si accalca invece intorno al "simpatico", anche perché egli, in quanto tale, gode della fiducia del Capo e dei sottocapi... Si possono quindi trarre vantaggi dalla familiarità col "simpaticone".

Sissignori, col premier eletto dal popolo si instaurerebbe di nuovo la dittatura, anche se non codificata, presentata magari come forma di "democrazia autoritaria", quella che piace tanto agli anglofili che in Inghilterra però non ci hanno mai messo piede. Col primo ministro nominato dai cittadini, il Governo si porrebbe al di sopra dello Stato. Si darebbe vita, eccome, a una tale aberrazione.
A noi non piace la dittatura. Non lo vogliamo un Capo (senza autentici progetti di bene pubblico) che ci dica a che ora andare a letto, come - e quando - divertirci; come vestirci, che cosa mangiare. Come educare i nostri figli.