Visti da New York

La leonessa della cultura Italiana a NY

di Stefano Vaccara

C’è una donna che da almeno vent’anni inorgoglisce tutti gli amanti dell’Italia che vivono in America. Una donna italiana che è stata premiata mercoledì scorso con il “Living Landmarks” award, sedicesima edizione del prestigioso premio organizzato dalla New York Landmarks Conservancy. Questa magnifica donna si chiama Mariuccia Zerilli Marimò, la Baronessa fondatrice e presidente della Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University, l’istituzione accademica e culturale nel village dedicata alla memoria del marito.

Guido Zerilli Marimò, genovese di antiche e nobili origini siciliane, fu giornalista e diplomatico, ma soprattutto grande imprenditore dell’industria farmaceutica. Alla sua scomparsa, la moglie Mariuccia si ripromise di far avverare il sogno del marito - che da giovane era stato studente proprio a New York - creando un centro culturale italiano nella metropoli americana e dentro la più grande università privata degli Stati Uniti.

Un premio importante quello ricevuto dalla Baronessa, che nella stessa serata ha condiviso l’award con il leggendario procuratore distrettuale di New York, Robert Morgenthau, 40 anni al servizio della città e ispiratore della famosa serie tv “Law & Order”; Tommy Tune, considerato uno dei più prolifici autori di musical e vincitore di numerosi Tony-award; George Kaufman, grande imprenditore e produttore cinematografico di successo (a consegnargli il premio un esilerante Bill Crosby); e poi anche Bill Cunningham, talento della fotografia del New York Times e A.E. Hotchner, il noto drammaturgo anche co-partner dell’attore Paul Newman per la fortunata avventura nell’industria alimentare con la “Newman’s Own”.

Come ha spiegato la presidente della Landmararks Conservacy, Peg Breen, questo premio celebra coloro che “rappresentano il meglio del talento, della filantropia e dello spirito newyorchese”. Questa organizzazione è da sempre dedicata alla salvaguardia e alla rivitalizzazione degli edifici storici e architettonicamente significativi di New York. Zerilli-Marimò è stata scelta non solo per il restauro nel Village della Winfield Scott House che ospita la Casa Italiana della NYU diretta dal Prof. Stefano Albertini, ma anche per le numerose attività filantropiche e culturali, soprattutto nel campo musicale e dell’arte, che la Baronessa organizza e promuove attraverso altre istituzioni nella città di New York.

Nel romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa “Il Gattopardo”, il Principe di Salina con spirito rassegnato annuncia che dopo “i leoni”, sarebbero arrivati “gli sciacalli e le iene”. Il Barone Guido Zerilli Marimò fu un leone che invece non si arrese mai a iene e sciacalli. Alla sua scomparsa, la donna che gli stette accanto si trasformò anche lei in leonessa della cultura italiana all’estero, continuando a perseguire le aspirazioni del marito.

Mariuccia Zerilli Marimò non è solo una energica signora ricca e colta, che con capacità dirige risorse nella promozione del bello d’Italia a New York. È soprattutto nel carattere che la Baronessa ha saputo emulare la missione del suo amato Guido, assecondando una straordinaria curiosità e fiducia nella cultura senza preconcetti, rendendo la Casa Italiana della Nyu, diretta con intelligente efficacia da Albertini, l’esempio raro di come vada supportata l’Italia all’estero. Senza preconcetti, senza condizionamenti ideologici, perchè è nella diversità delle espressioni, nella sua totale libertà dai condizionamenti, che come l’arte anche la vera cultura si esprime e quindi può essere riconosciuta.

Chi scrive queste righe ha avuto il privilegio di aver toccato la vibrante forza della “Baronessa leonessa”, facendo una magnifica esperienza quando grazie al suo coraggio si pubblicò tra il 2005 e il 2006 il settimanale in lingua inglese US Italia, che venne distribuito la domenica anche con l’aiuto di America Oggi. Grandi firme del giornalismo italiano come Zucconi di Repubblica, Caretto del Corriere, Pasolini Zanelli del Giornale, e tanti altri autorevoli nomi scrissero sull’Italia e sull’America in un aperto dibattito di idée finalmente libero dagli angusti steccati tracciati dalle “linee” del giornalismo italiano. Quel lavoro con la Baronessa – ben riuscito grazie all’aiuto dei valorosi colleghi Pioli, Airos, Moore e Astendig - resterà una esperienza unica e indimenticabile. Da parte di chi scrive un solo rammarico: che al coraggio della Baronessa non si aggiunse allora una adeguata risposta da parte di coloro della comunità italiana che invece di trovare lo stesso coraggio per trasformarsi in leoni, finirono per imitare gli “sciacalli e le pecore”.

È un premio così appropriato quello del “Living Landmarks” consegnato alla Baronessa mercoledì sera, durante l’elegante e divertente cerimonia da Cipriani, dalla sua amica e famosa archeologa Iris Cornelia Love, autorevole membro del National Endowment for the Humanities.

La Baronessa Zerilli Marimò, per oltre vent’anni, ha dato l’esempio di come si crea e si promuove cultura a tutto campo, anche se purtroppo non ha avuto gli emulatori che una grande comunità come quella italiana in America dovrebbe avere. Si ricorda spesso, come ha fatto l’Ambasciatore Giulio Terzi proprio su queste pagine una settimana fa, del prestigio economico raggiunto da molti italo americani negli Usa: bravi, siamo felici del successo. Ma dove si ritrovano poi i grandi contributi disinteressati alla cultura italiana? Dove e quanti i loro “trust”? Certo, esistono le eccezioni. La Baronessa Mariuccia Zerilli Marimò, l’unica italiana “Living Landmark” di New York, resta la più visibile.