LIBRI/ Aquilana di là dal tempo

di Franco Borrelli

New York come liberazione, quasi, malgrado la fretta e la frenesia della gente che l'abita. Aquilana, in Basilicata, è davvero un'altra terra; lontana com'è mille secoli dalla realtà di Manhattan, e misteriosa in ogni suo angolo, in ogni sua via, persino nel vento e nella pioggia che la smuovono e la bagnano. Non sorprende, perciò, più di tanto che il protagonista Vincenzo, giornalista e critico qui negli Usa, aspetti ben quindici anni per farvi ritorno la prima volta dopo essere emigrato al di qua dell'oceano. Troppi i ricordi da non voler/dover rispolverare, troppe le memorie che sarebbe (stato) meglio, forse, tener celate nel profondo del cuore e dell'anima.

Con «Ritorno nella valle degli angeli» (Marsilio) Francesco Carofiglio, nella foto [ricordate «L'estate del cane nero», pure della Marsilio?], ci porta sottilmente in un mondo in cui molti di noi, venuti per scelta o costrizione di circostanze, a vivere qui negli Usa, vorrebbero e non vorrebbero più ritrovarsi. Paradosso e contraddizioni a parte, questa è la situazione di Vincenzo, qui con una vita e una compagna diverse da quelle che l'avrebbero forse atteso nel paese d'origine, e che è "costretto", suo malgrado, a tornare nella sua casa di nascita, nel paese che l'aveva visto bambino, da cui era "fuggito" per allontanarsi e liberarsi da presenze "ostili".

L'occasione gli viene dalla morte del padre e dalla necessità di provvedere alle pratiche di successione. Cerca di ritardare il viaggio il più possibile, e infatti arriva in Italia "a cose fatte": col padre non aveva avuto infatti un normale rapporto (lui, il genitore, tornava in paese dalla Germania - dov'era emigrato e dove s'era fatta una nuova vita - solo in occasione di qualche festa... comandata), e passa qualche giorno nella casa sua abitata ora dallo zio e dalla sua giovane moglie [con la quale, sotto un cielo stellato e assente, stava quasi per avere un rapporto incestuoso; ma lo salvano una fuga riparatoria e una misteriosa adolescente che par seguirlo come un'ombra e gli parla in spagnolo (saprà dopo trattarsi della figlia di suo fratello, "scomparso" un sacco d'anni prima, dato per morto e che pure lui ricompare, ma da lontano, in questa confluenza di ritorni dopo anni e da mondi lontani; viveva, l'altro, in Sudamerica)].

La (ri)partenza diventa quindi un sollievo, ma non giunge se non il giorno dopo una visita magica e notturna al paese-fantasma di Montenero, abitato solo dalle... streghe, nella "valle degli angeli" ove - secondo le credenze - pare fossero stati pecipitati i demoni ribelli. Notte di sorprese e di relazioni cocenti, questa, che lo costringeranno a fare definitivamente i conti con quel passato da cui era fuggito e che, come ora con il padre, credeva d'aver invece sotterrato. Ma il passato, si sa, è come il nostro sangue, continua a scorrerci dentro inesorabilmente ed è caldo e pulsante, sempre, proprio quando crediamo di essercene liberati.
Intenso e coinvolgente questo romanzo di Carofiglio, svolgentesi narrativamente per linee semplici, con un linguaggio essenziale ed aderente ad emozioni e realtà fisiche, che sa entrare nelle pieghe più profonde dell'anima e sa toccare le corde più segrete che spingono ad emigrare lasciandosi dietro tutto un universo di terre e di pensieri e di paure e di attese illudenti. Nessuno, e lo diceva già il caro Virgilio, riuscirà mai a mutar d'animo cambiando cielo (!): quel che siamo sarà sempre tale, qui o altrove non importa, e il fatto - come amava ripetere Pirandello - non si potrà mai più disfare. Presenze ataviche ed antiche inquietudini resteranno perciò sempre dentro di noi, vive e cocenti più che mai, soprattutto quando c'illudiamo di averle per sempre allontanate dal nostro animo.