Italiani in America

Il “coronel” Silvino

di Generoso d’Agnese

Era nato a Caramanico, in Abruzzo, il 21 gennaio 1829 da Raffaele e Pulcheria dei marchesi Crognale, terzo figlio di questa coppia. Ma in Abruzzo avrebbe vissuto solo una parte della sua vita avventurosa, che invece lo vide calcare il suolo di numerosi paesi europei e americani.
Silvino Oliveri, come tanti ragazzi dell'epoca, crebbe con il mito della rivoluzione napoleanoica e seguì gli studi nell'ambito delle scienze politiche. Avvicinatosi con entusiasmo alle dispute politiche intorno all'idea risorgimentale si ritrovò a vivere in prima persona gli eventi del fatidico 1848. Tra i primi sostenitori della costituzione liberale concessa dal Regno di Napoli, Silvino e il fratello Fileno, insieme a pochi altri compagni di studi issò la bandiera tricolore per le strade di Chieti e si preparò a dare man forte nella rivolta contro l'Austria, scoppiata nel Nord dell'Italia.

I fratelli Oliveri si arruolarono volontari nelle file dell'esercito piemontese combattendo con eroismo nella sfortunata campagna militare dell'esercito sabaudo. Nell'occasione Silvino Olivieri rivelò però  il suo talento militare e venne ricompensato dai piemontesi con il grado di sottotenente.     

La sconfitta trascinò nel baratro i moltissimi volontari provenienti da tutta Italia costretti a rifugiarsi in vari paesi europei. Silvino riparò prima in Piemonte e poi a Parigi. Con il grado di capitano Oliveri guidò i soldati del generale Trombriand, a difesa della rivoluzione siciliana e dopo la nuova sconfitta riparò di nuovo in Francia e infine rientrò a Chieti sotto mentite spoglie  potendo però soggiornarvi solo alcuni giorni essendo la casa natale sorvegliata notte e giorno dalla polizia borbonica.  

Dal 1849 al 1851, con l'aiuto finanziario del padre, Silvino visse tra Francia, Inghilterra e Germania aiutando ovunque i rifugiati italiani in ristrettezze economiche. Alla fine di quest'ultimo anno insieme al fratello Fileno scelse di abbandonare l'Italia per andare in Argentina.
I due fratelli approdarono nel porto di Buenos Aires all'epoca di una feroce disputa territoriale tra potere metropolitano e una nascente dittatura militare e si ritrovarono ad offrire la loro esperienza al governo democratico nella partecipazione alla difesa della città dall'attacco del dittatore Urquiza. Divenuto il comandante della legione formata da immigrati italiani, Olivieri si distinse subito per le sue alte capacità militari.

La Legione Italiana combattè tanto valorosamente da meritarsi l'encomio d'onore e l'appellativo ufficiale di "Legion Valiente". La repubblica argentina vinse la guerra civile grazie all'apporto fondamentale del condottiero abruzzese che tornò in Europa nel 1853. Ingannato dalle sirene risorgimentali, Silvino venne arrestato a Roma dalla polizia pontificia e rinchiuso nelle carceri romane senza il minimo rispetto della nuova cittadinanza argentina (acquistata di diritto).

L'eroe di Caramanico riacquistò la libertà soltanto dopo un intenso lavorìo diplomatico e a patto di lasciare il territorio pontificio. Tornato a Buenos Aires alcune settimane dopo la liberazione Olivieri venne accolto  da una folla acclamante il suo nome in prima pagina su tutti i giornali. Gli italiani d'Argentina ormai si riconoscono totalmente in questo eroe sempre pronto a battersi per la libertà.

Olivieri chiese al governo argentino il permesso di instaurare una colonia agricola ai confini della Nazione, nel territorio di Bahia Bianca. Venne accontentato e inviato nel territorio di Bahia Bianca, a pattugliare il confine e a proteggerlo dalle scorrerie degli indiani ostili. Il progetto utopistico della costruzione di una nuova città prese vita con la nascita di due avamposti ai piedi di due colline cui venne dato il nome di Monte Pincio e Monte Appio.

Affidata a  volenterosi uomini intrisi di cultura democratica la colonia attirò subito le attenzioni di alcuni esponenti politici della giovane Repubblica. Il confluire, dopo alcuni mesi, di numerose altre famiglie provenienti dalla Germania, l'ormai indiscussa popolarità acquisita dall'abruzzese e il crescente successo dell'esperimento portarono ben presto a decidere questi stessi ambienti per l'eliminazione dell' ormai scomodo eroe popolare.

Nei primi giorni del 1856, Silvino venne assalito nel sonno da alcuni assassini prezzolati ma anche negli ultimi istanti della sua breve vita il colonnello di Caramanico mantenne fede al suo carattere difendendosi  con coraggio indomito e uccidendo a sua volta alcuni cospiratori prima di cadere mortalmente ferito.
La notizia della sua morte si sparse in poche ore tra la popolazione argentina gettandola nella costernazione. L'Argentina aveva eliminato uno dei suoi eroi più rappresentativi. L'Italia perse definitivamente un coraggioso sostenitore della Democrazia.