MUSICA LIRICA/Ecco l’“altro” Puccini

di Franco Borrelli

Alla scoperta del pianeta Puccini, guidati dal maestro Alberto Veronesi, più deciso che mai a far luce su un compositore di cui par si sappia tutto (o quasi) ma che, malgrado studi ed attenzioni continue (accelerate recentemente dalle celebrazioni per il secolo e mezzo dalla sua nascita), riserva innumerevoli sorprese (e che sorprese!).

Veronesi, per la Deutsche Grammophon (gruppo Universal Classics), ha infatti presentato «Puccini Rediscovered», un album in cui lui è sul podio dei prestigiosi Wiener Philharmoniker e si avvale dell'apporto eccellente di un Plàcido Domingo e di una Violeta Urmana davvero al meglio della loro maturità artistica, dotati come sono di tecnica e timbri di notevole spessore.

La "storicità" di questo Cd, in particolare, sta nel fatto che Veronesi & Co. ci offrono, in una versione che definir originale sarebbe poco e/o forse addirittura diminutivo (ma, credeteci, non lo è), arie e composizioni orchestrali poco o nient'affatto conosciute dai più, per la prima volta "date in pasto" al gran pubblico. Veronesi, con pazienza certosina, si va sempre più distinguendo per i suoi studi sul repertorio musicale di fine XIX secolo-inizio del XX, dominati dal Verismo e da innegabili vene real-naturalistiche. Si potrebbe parlare, qui, davvero di un "altro" Puccini, trattandosi infatti di versioni alternative che, seppur tratte da capolavori tipo la «Madama Butterfly», la «Manon Lescaut» o «La fanciulla del West», par che siano ascoltate (e in parte lo sono) la prima volta.

«Quest'album - ha affermato fra l'altro il maestro Veronesi - è ricco di arie e pagine musicali assai fascinose, con duetti e momenti orchestrali d'una bellezza indicibile. Si tratta di incisioni un bel po' "diverse" da quelle cui siamo abituati. E' un piacere enorme poter offrire finalmente questi gioielli all'ascolto dei musicofili contemporanei».

E vi sono qui, a giustificare l'orgoglio e la soddisfazione dei quali giustamente Veronesi si può vantare, delle "prime" in assoluto: "Sia benedetto il giorno", ad esempio, il duetto d'amore del quarto atto dell'«Edgar», "Amici fiori" dalla «Suor Angelica» (un'aggiunta dopo la prima dell'opera), oppure pagine "cambiate" per adeguarsi a certe messinscene come "Ed ora bevo all'amor" da «La Rondine»; v'è inoltre, qui, anche l'intermezzo dell'atto terzo della «Manon» che era già nell'originale, ma non viene quasi mai adoperato. Ad aprire il Cd, poi, come se non bastasse quanto prima, una chicca davvero preziosa: il "Preludio a orchestra", il primo pezzo composto dal Lucchese, quando aveva appena sedici anni.

Milanese di nascita ma palermitano d'adozione (vive infatti in Sicilia con moglie e figlia, ov'è attualmente, dal 2001, direttore dell'Orchestra Sinfonica Siciliana), Veronesi è dal 1999 Direttore Musicale del Puccini Festival di Torre del Lago (lì, proprio quest'anno, ha presentato una «Manon» memorabile con la partecipazione del soprano rumeno Angela Gheorghiu - con la stessa artista, accompagnata dal marito tenore Roberto Alagna, Veronesi sta poi per dare al pubblico un'attesa versione de «L'amico Fritz» di Mascagni).

Veronesi, per la cronaca, ha già diretto prestigiose orchestre, suscitando ovunque convinti consensi sia di pubblico sia di critica, a New York, Tokyo, Atene, Berlino e Tel Aviv.
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Sempre a proposito di gioielli pucciniani... Non può passare inosservato un Dvd (della Decca, stesso gruppo Universal) che propone una lussureggiante edizione della Washington National Opera & Chorus, con la direzione del maestro Emmanuel Villaume, de «La Rondine». Con Puccini, si vede che i Domingo devono avere una passione particolare perché, mentre la "riscoperta" di cui s'è detto sopra vede Plàcido in prima fila, questa video-produzione appartiene a sua moglie Marta, che sa dare a quest'opera tutto lo splendore, la passione e l'essenzialità emotiva che ad essa spettano. Ad interpretarla un'affascinante e in piena forma Ainhoa Arteta (Magda), accompagnata da Inva Mula (Lisette), Marcus Haddock (Ruggero) e Richard Troxell (Prunier), fra gli altri.

Notevole la "grandeur" tutta parigina ed aristocratica dei primi due atti (nei saloni nobili prima e al cabaret poi), nettamente in contrasto con l'essenziale linearità (quasi alla Wagner) del terzo, che lascia ai personaggi tutto lo spazio per mettere in mostra contraddizioni e forza di sentimenti troppo contrastanti, che portano poi la protagonista alla drammatica soluzione finale, immolantesi come un'eroina greca, in un mare in tempesta e minaccioso per nebbie, a salvare infine una dignità che gli equivoci del suo passato non riuscivano più a contenere ed arginare.

La Magda della Arteta è qui una figura davvero indimenticabile, coinvolgente, passionale quanto occorre, dalle scelte di vita sì abbastanza dubbie, ma capace tuttavia di conservare una sua libertà romantica e un suo personalissimo "modus vivendi" che sul finire le guadagnano tutto il rispetto, anche morale seppur non religioso, negatole prima per la sua... leggerezza.

Da segnalare, ovvio, la sua resa di "Chi il bel sogno di Doretta", ma anche "Ore dolci e divine" non è cosa da passare sotto silenzio. Di gran rilievo lirico anche "Ed ora bevo all'amor" e "Parigi! E' la città dei desideri" interpretate con buon trasporto da Ruggero/Haddock.

Protagonista de «La Rondine» è Magda, una giovane dal passato dubbio che trascorre le sue giornate nella cornice mondana della Parigi del Secondo Impero; ma se all'apparenza sembra accettare la sua situazione, in realtà essa si dimostra inguaribilmente romantica e aspira ad un amore autentico. Con la complicità di Prunier, un amico poeta, i cui versi le hanno fatto tornare alla memoria la prima innocente esperienza amorosa, Magda decide di concedere una breve evasione alla propria esistenza: si reca infatti, travestita da Grisette, in un locale notturno, e qui incontra Ruggero, un giovane aristocratico di provincia di passaggio per Parigi.

Fra i due sboccia a prima vista una passione così intensa che induce Magda ad abbandonare la capitale per rifugiarsi con il suo amato in un remoto angolo della Costa Azzurra. Ma qui viene assalita dal rimorso di aver nascosto a Ruggero il suo passato, sicché quando il giovane le annuncia di aver ottenuto dai genitori il consenso alle nozze, essa si accorge di non poter essere la moglie sognata dal suo uomo. Rivela quindi all'innamorato la verità e gli fa comprendere la necessità di separarsi. Inutilmente Ruggero la supplica di non abbandonarlo: Magda, soffocando il dolore, si allontana per sempre (annegandosi in un Mediterraneo brumoso e minaccioso).