CINEMA/Una serata fra amici

di Samira Leglib

E' una serata particolare quella di martedì 27 ottobre all'Istituto Italiano di Cultura. Non solo per la presenza della famiglia Nero al completo: Franco, la moglie Vanessa Redgrave, il figlio Carlo e la terza generazione che ancora mantiene il cognome originale, Sparanero. Il che di suo fa già un bel carnet di ospiti illustri per l'uscente Direttore, Renato Miracco.

Ma anche perché, non appena varcato l'ingresso, la sensazione è quella di trovarsi in un salotto tra amici. Franco Nero è il primo a dirlo: «Volevo che questa serata fosse per alcuni amici».

Poche formalità, presentazioni quasi nulle e subito l'attore 68enne ci introduce al film "Angelus Hiroshimae", regia di Giancarlo Planta, girato interamente in Abruzzo prima dello spaventoso terremoto che ha colpito L'Aquila lo scorso 6 Aprile 2009: «È stato una sfida perché è un film senza dialogo, un film praticamente fatto di rumori di suoni e di musica. Ci sono film», continua Nero sempre in un ottimo inglese, «che per loro natura non hanno bisogno di spiegazioni. Le immagini parlano da sole. È un film molto particolare, per conto mio ho pensato che fosse molto toccante perché è la storia di un padre che perde il figlio in un incidente e quest'uomo sogna un angelo giapponese (Kyojiro Ikeda) perché il figlio era appassionato delle storie giapponesi. Il film è un grande sogno».  

E poi, rivolgendosi alla moglie Vanessa seduta tra i presenti: «Ora capisci perché ho dedicato questo film a Tasha?» (Natasha Richardson, figlia della Redgrave scoparsa nel Marzo 2009 a seguito di un incidente avvenuto sulle piste da sci, ndr). Vanessa Redgrave, con grazia mesta risponde: «Preferirei non parlarne».  
Il film, attinge tutta la sua forza sonora dalle musiche di Ennio Morricone e si ispira alla raccolta "Book of Haikus" di Jack Kerouac. Subito dopo il terremoto, Franco Nero e la troupe di "Angelus Hiroshimae" tornano in Abruzzo per realizzare il documentario di 7 minuti "Going back to L'Aquila".

«Il 90% delle locations del film è stato distrutto», ci spiega l'attore. Nel documentario le scene girate nel film vanno a sovrapporsi in una dissolvenza di prima/dopo che, anche qui senza bisogno di parole, ci dice molto sulla potenza della natura e l'impotenza dell'uomo. L'attore diventa spettatore e Franco Nero ripercorre astante i vicoli del centro storico, le scalinate, le  meravigliose sale in cui è stato girato il film facendosi strada tra le macerie di quel che resta.

Gli chiediamo se il documentario andrà a far parte del film come corpo unico e se porta la firma dello stesso regista: «Non lo sappiamo ancora» risponde alla prima parte della domanda mentre per la seconda parte arriviamo alla conclusione che si tratti di un «nì».

Come abbiamo detto in apertura, in sala è presente anche il figlio di Franco Nero e Vanessa Redgrave, Carlo, anch'egli votato alla Settima Arte però come regista e che ha diretto i genitori nel film "Uninvited" (L'Escluso) del 1999. La domanda che segue è: Che esperienza è stata per un padre essere diretti dal proprio figlio?

«È stato bellissimo  Io soffrivo. Noi attori che abbiamo una certa esperienza siamo come degli avvoltoi perché capiamo subito dal primo giorno se il regista sa quello che vuole o no. Se non sa quello che vuole noi prendiamo il sopravvento. Ma se il regista sa quello che vuole noi ci mettiamo nelle sue mani. E con mio figlio è stato così».

Spostando l'attenzione sui progetti futuri, Franco Nero ci anticipa: «Io e mia moglie abbiamo appena finito di girare un film insieme, "Lettere a Giulietta" di Gary Winick con Amanda Seyfried e Gael Garcia Bernarl. A Verona», continua l'attore nel racconto della trama del film che è stato girato tra Verona e la Toscana e uscirà il prossimo 14 maggio, «c'è il cortile di Giulietta e da tutto il mondo la gente arriva per lasciare le lettere a Giulietta. Una giovane coppia, lei giornalista che vuole scrivere un pezzo su questa storia, si reca a Verona e incontra questa signora inglese che aveva scritto una lettera a Giulietta 50 anni prima e a cui non ricevette mai risposta, per sapere del suo primo amore italiano. La giovane le suggerisce di andarlo a cercare e partono per l'Italia alla ricerca di quest'uomo interpretato da me».

Il film si conclude con la re-unione dopo moltissimi anni dei due giovani innamorati.
Per chi conosce la storia della coppia Nero-Redgrave, è allora proprio il caso di citare Wilde e dire: "La Vita imita l'Arte più di quanto l'Arte imiti la Vita".