LIBRI/Accademia senza veli

di Franco Borrelli

Sarcasmo e dolceamaro umorismo s'intrecciano in «The Three-Legged One», romanzo di Giose Rimanelli (nella foto) che ci offre un'intelligente parodia dei costumi e delle atmosfere che si sperimentano e vivono nell'àmbito del mondo accademico (non solo) americano. Uno svelare impietoso, questo, vizi e pulsioni di personaggi abitanti un pianeta impervio e inesplorabile solo in superficie, che però, ad un osservatore attento e cosciente, svela crepe e debolezze a non finire. La verità, innanzitutto, quella che si crede tale, quella che sembra tale e quella che, forse, è proprio tale.
E' una sorta, questo romanzo, di diario a due voci, quelle di Simon e di Vera, marito e moglie, fra cui viene a incunearsi la presenza (non soltanto fisica) di Roseanne, giovane studentessa di lui, a chiudere (o aprire?) un triangolo di qualcosa che somiglia ad un egoistico amore, ed in cui vanno a confluire echi d'una classicità antico-moderna, più attuale che mai, nonché squarci autobiografici che ci riportano alla fine-inizio dei secoli XIX-XX, e al dramma della resistenza e della repubblica di Salò nel secondo conflitto mondiale.

Giovane e senza ombre è il linguaggio usato da Rimanelli, che si guarda dentro e osserva, in maniera disincantata, i cuori e le menti di quanti con lui, e come lui, dividono ansie, delusioni, attese, depressioni e gioie (par che ci siano, infatti, anche queste) di un mondo, come quello universitario, dove più che all'essenza si guarda alla forma, dove più che la ricerca seria ed oggettiva viene premiata quella "del momento", tesa soltanto a pubblicazioni per scalare posizioni, scavalcare colleghi, senza porsi scrupoli e senza badare troppo al capello.

Crudele a dir poco è questo ritratto di Accademia senza veli; e, nell'arte di Rimanelli, questa non è certo una novità, anzi. E' da oltre mezzo secolo, infatti, che il molisano, un rinascimentale d'oggi - narratore qual è, come pure poeta saggista critico pittore musicista, etc. -, ci ha abituati a prendere con forza coscienza di quanto e di quanti ci stiano intorno, così come essi sono; e quest'ultimo suo libro non fa che continuare un discorso multiforme e multifacciale iniziato decenni or sono e più che mai oggi "on the road".

Fred L. Gardaphè, nell'introduzione, fa notare tra l'altro come uno non si mette a leggere questo romanzo "per seguire una storia, quanto piuttosto per misurare come e quanto lo sviluppo intellettuale abbia effetti su un emigrante italiano in America". Il protagonista Simon diventa così l'emblema di questo mondo particolare, notevole "sia nei successi sia nelle cadute di questo suo canto di vita" la cui chiave essenziale, come già accennato, è l'intelletto, la facoltà cioè di intuire/istituire rapporti ubbidienti alla ragione e alla logica. Sembra quasi che il Nostro, con ironia assai amara, ci voglia convincere a non diventare non intellettuali come questa sua creatura, ma intellettuali e basta.

E' una realtà, questa di Simon e di quanti credono (o si sentono) d'essere simili a lui, ove l'assenza delle certezze e delle linee da seguire è disarmante e sconcertante a un tempo; ci sono, è vero, gli stimoli, ma il tutto - amore coniugale, "meénage à trois", tradimenti, passioni "en passant", amicizie, etc. - par che venga vissuto con un senso di peso e quasi di noia, come se la vita, inevitabilmente, fosse tutta qui, non propriamente una cosa seria, ma un risibile teatro di piccole e grandi follie, servite dal caso, pur se qui i richiami biblici e/o ad altre tradizioni fideistiche lascerebbero intuire qualcosa di diverso e di assoluto. Una celebrazione-requiem d'una umanità se non proprio alla deriva, almeno sperduta e in balìa di quel gran mare dell'essere che, tra calme e tempeste, ti rasserena o ti atterrisce.

Simon, Vera e la stessa Roseanne diventano così non solo creature carnali e credibili nella loro passionalità (la realtà, qui, non è mai sminuita dalla fantasia), ma si fanno simbolo al tempo stesso di un'umanità dai confini temporali e geografici più grandi e per loro forse persino inimmaginabili. Un diario bifronte, al maschile e al femminile, sì d'amore ma anche di analisi introspettiva cocente ed impietosa. Uno specchio, in fondo, ove potersi guardare e giudicare, riflessi in esso con tutto quel che - vizi e virtù inclusi -, ci rende tuttavia unici e, incredibilmente, forse anche (perché no?) invidiabili.