CINEMA/Regista e... farmacista

di Filomena Troiano

Massimo Ivan Falsetta, classe 1978, appartiene alla categoria dei giovani talenti italiani che con forza si fanno strada nello spinoso e seducente mondo del cinema. Annoverato fra i migliori registi indipendenti italiani, Massimo nasce a Botricello, piccolo paese del Catanzarese in onore del quale, nel 2006, realizza il primo docu-film, "Botricello 50", per festeggiarne i cinquant'anni dalla nascita.
Dopo un percorso formativo che lo consegna a pieno titolo all'arte cinematografica, laureandosi nel frattempo in farmacia, nel 2003 si trasferisce in via definitiva a Roma. Tra il 2004 e il 2008 realizza lavori significativi, molti ispirati ai temi del sociale, tra cui "Curricula - L'Italia che tutti conoscono" e il recentissimo "Pioggia a pois" presentato al Festival della Sapienza di Roma, "Tulipani di Seta Nera", dedicato al tema della diversità, che gli è valso la partecipazione allo 'Short Film Corner' di Cannes 2008, al 'Circuito Off' di Venezia e alla fase finale del festival "I'Ve Seen" di Rutger Hauer. A giugno di quest'anno ha diretto la prima edizione del Sila Festival dedicato all'importanza dell'ambiente e della terra d'origine riscuotendo numerosi consensi.

 Lo abbiamo incontrato in occasione della sua prima visita negli Stati Uniti, arrivato per effettuare alcuni sopralluoghi tra il New England e la Repubblica Dominicana, dove conta di girare il suo prossimo film, "Calibro 10 - Decalogo criminale" e la cui storia si ispira al documento intitolato "Diritti e Doveri" trovato nel covo del nuovo capo di Cosa Nostra, Salvatore Lo Piccolo, il 7 novembre 2007 quando fu arrestato dopo 24 anni di latitanza.


Sei un regista giovanissimo, quando e come hai iniziato?

«Ho iniziato un bel po' di anni fa, ormai tanto da non ricordare una data precisa, ricordo che erano i miei primi anni di università e un paio di circostanze allora mi hanno portato a intraprendere questa strada, una è stata quella di girare uno spot amatoriale durante un meeting di venditori di una società di telefonia con la quale collaboravo vincendo una gara interna, e l'altra, aver visto dal vivo un grande set cinematografico a Roma».


Oltre ad essere un regista sei dottore in farmacia, che cosa è andato storto?

«Per fortuna è andato tutto dritto, seguendo i piani del buon figlio calabrese però. Non era considerata una bella cosa fare l'artista da appena diplomato, per questo dovevo prendere una laurea "normale" e ho seguito le orme di mio fratello maggiore per fare contento mio padre. Se penso che da piccolo costruivo i televisori in legno e al liceo raddoppiavo i film in VHS, non avrei mai potuto immaginare di diventare un farmacista. Però sono riuscito a laurearmi in tempi brevissimi per poter seguire la mia strada, ora mio padre è il mio primo fan».


Cosa ti ispira?

«Una grande passione ormai inarrestabile, poi non saprei come spiegarlo, mi ispira tutto ciò che è esteticamente bello e affascinante, ma che riserva un significato particolare e nascosto, bello ma interessante da trattare, magari da scoprire. Proprio come una bella donna, deve avere quel fascino che la renda interessante ai miei occhi, che faccia passare in secondo piano la sua bellezza, privilegiando la capacità di sapermi ammaliare per poi lasciarsi scoprire in tutto il suo essere».


Sei il direttore artistico del Sila Festival, come ci sei arrivato?

«Il promotore è il cavalier Raffaele Alberto, io ho costruito il festival aggiungendo un tema importante, la terra d'origine, e ho costruito il format artistico della manifestazione. Ora è una creatura della quale vado fiero e me ne faccio promotore in Italia e nel mondo».


Che tipo di direttore sei?

«Nella parte del direttore di un grande evento ho voluto rispecchiare tutti gli aspetti positivi che esistono facendo il regista e cioè la creatività, il senso dell'arte e l'amore per quello in cui si crede. Per questo ho pensato al festival come se pensassi a un bel film, tutte le persone che hanno lavorato sono state la mia troupe, tutti i partecipanti gli attori protagonisti, tutti i film la pellicola e tutti i concerti hanno fatto da colonna sonora.
Ho partecipato a diversi festival dove ci siamo sempre ritrovati in pochi addetti ai lavori a osannare le nostre gesta, senza pubblico e tanta noia, perciò non volevo che il mio festival fosse uno di questi. Immaginate di parlare di ambiente e di emigrazione così come si farebbe in un convegno, quante persone avrebbero ricordato quanto detto e quante avrebbero partecipato? Beh, nel caso del Sila Festival, i film hanno parlato per noi e i contenuti hanno fatto sì che il pubblico ci premiasse con la loro presenza, e gli autori, venuti da tutta Italia, sono andati via fieri che la loro opera fosse stata vista e di conseguenza il loro messaggio udito».

Ad oggi qual è il tuo orgoglio più grande?
«Non sono figlio d'arte, non sono cresciuto in una grande città, sono un emigrato che per fare un passo avanti rispetto a tante altre persone ne ha dovuto fare quattro. Ideare una manifestazione importante come quella della Sapienza di Roma "Tulipani di Seta Nera", trattando "i diversi", giunta quest'anno alla sua terza edizione, e aver fatto nascere il Sila Festival, nella mia terra e tra la mia gente, mi rende molto fiero, sia come artista che come persona».

Se non erro è appena nata una produzione cinematografica che ti riguarda. Di che cosa si tratta?
«È l'Aurelia Film Production Co., una casa di produzione fondata da me e dal cav. Raffaele Alberto sulla scia del buon lavoro fatto per il Sila Festival, perciò mi trovo ad essere un produttore. Il primo film prodotto sarà il mio, "Calibro 10 - Decalogo criminale", in modo tale che, auspicando in un buon successo, l'Aurelia Film Production Company possa diventare la casa di tutti quegli artisti che, come me, sono fuori da quelle logiche puramente commerciali e fuori da ogni sistema familiare o clientelare, insomma il posto dove presentandosi con la sola propria idea, questa possa diventare realtà».

Un tuo sogno?
«Un posto grande dove contenere i miei sogni perché ormai non so più dove metterli. A breve, realizzare al meglio il mio film e sperare che tra l'Associazione culturale Sila Festival, l'Aurelia Film si possano davvero fare grandi cose per il nostro pianeta e per tutta la gente che spesso viene dimenticata».


Sei appena arrivato negli USA, che cosa potrebbe rappresentare questo Paese per chi, come te, ha intrapreso questa strada?

«Sono qui da troppo poco tempo per capire cosa questo Paese possa offrire a un giovane che abbia la passione per il cinema, posso dire che sicuramente, a differenza del nostro Paese, questo è un posto dove non hai bisogno di essere raccomandato da nessuno per fare qualunque cosa. Sono stato tra i calabresi d'America e ho visto che venendo dall'Italia dove facevano i mestieri più umili, qui sono diventati economicamente forti realizzandosi e specializzandosi in ciò che facevano, divenendo impresa e assicurandosi tramite le loro sole forze il proprio lavoro. Se ciò accadesse anche nel cinema ci sono grandi possibilità di fare bene.

Vorrei aggiungere che la voglia di arricchire il film, "Calibro 10 - Decalogo criminale", mi ha portato qui in America a scoprire un mondo davvero particolare, quello dei nostri connazionali emigrati diversi anni fa, gente unica che mi ha accolto con affetto e che con l'occasione vorrei ringraziare, gente che è riuscita persino a coniare delle espressioni dialettali partendo dalle parole inglesi, mantenendo così le proprie origini pur parlando di fatto una lingua nuova».

Da giovanissimo quale sei, quali speranze nutri?
«La speranza è quella di riuscire a esprimermi in libertà attraverso l'arte e la passione alla quale ho dedicato la mia vita».

Che cosa vorresti che la gente percepisse di te, innanzitutto?
«L'ironia e la semplicità di una persona umile che fa un lavoro straordinario nel quale crede, la serietà di una persona folle e creativa che ripone nella sua arte la voglia di vivere e di rappresentare noi e il nostro mondo in tutti i suoi aspetti. Dai sopralluoghi effettuati sia qui che nella Repubblica Dominicana ci sono i margini per girare parte del film fuori dai confini italiani, soprattutto perché ho trovato posti e luoghi che avevo immaginato sin da subito. Per fare questo è chiaro che c'è bisogno anche di un ulteriore aiuto organizzativo, economico e di personale per la parte estera del film, pertanto ricerchiamo nel New Jersey-Philadelphia persone che vogliano far parte della produzione e organizzazione per la parte americana nonché maestranze per il cinema oltre che a rappresentanti per il "product placement" ed eventuali sponsor o investitori. Chiunque fosse interessato può visitare la pagina del film all'indirizzo www.massimofalsetta.com/calibro10 o scriverci a info@massimofalsetta.com per informazioni».