PUNTO DI VISTA/Vorremmo un capo del governo...

di Toni De Santoli

Vorremmo un capo del governo che abiti in un appartamento (spazioso, luminoso, ben rifinito, certo) e non soggiorni in ville kitsch o in palazzi papalini. Vorremmo un capo del governo che non sappia nemmeno quale differenza corre fra un centravanti e un terzino e che non voglia fare "anche" il presidente di una squadra di pallone.  Vorremmo un capo del governo che mandi figlioli o nipoti alla scuola pubblica e non alla scuola privata; a un'università italiana e non a un'università straniera. Le ville kitsch sono il contrassegno del parvenu, i palazzi papalini hanno un'aria lugubre, sinistra, perlomeno opprimente. Come le ville kitsch (che oramai abbondano, dalla Lombardia alle Puglie, dalla Sardegna alla Toscana), i palazzi papalini rappresentano uno "statement". Rappresentano il tronfio, il ridondante, il superbo. Affermano la potenza di chi le occupa, di chi li occupa; di chi ha bisogno di dire, di far sapere che lui, sì, che è un potente, un influente; e che con lui si dovranno, sempre e comunque, fare i conti. Non si scappa. Diceva il marchese del Grillo, romano vissuto fra il Sette e l'Ottocento; "Io so' io e voi nun siete un c....". In Italia oggigiorno certa gente si comporta come il pittoresco, ma ben poco divertente - e per nulla edificante -  marchese del Grillo.

Vorremmo un capo del governo che ogni tanto indossi una giacca di tweed con cravatta scozzese e pantaloni di gabardina o di flanella leggera e non i soliti abiti scuri, immancabilmente scuri, di quello vestito a festa o di quello che sta per recarsi a un matrimonio. Vorremmo un capo del governo che magari porti anche una camicia dal colletto appena liso, ma la porta perché essa gli piace, perché le è affezionato, perché ci si trova comunque bene. Solo il parvenu si rifiuterà, quasi con sdegno, e con il cipiglio, la burbanzosità, la sbrigatività del ‘vero' capo, di indossare una camicia, appunto, dal colletto appena liso. Quella se la mettono con disinvoltura, e anche con un pizzico di sano, innocuo snobismo, i signori. I signori veri. Tipo il Vittorio De Sica di "Abbasso la ricchezza" (con la Magnani).

Vorremmo un capo del governo che non smani dalla voglia di attirar su di sé l'attenzione. C'è qualcosa che non va nelle persone occupate principalmente da questo: attirare appunto su di sé l'attenzione altrui, voler esserne quindi al centro, desiderare in modo addirittura spasmodico (e puerile) che dopo ogni convegno, ogni riunione, ogni vertice, ogni benedetto "meeting", si debba quindi parlare di loro, di loro che hanno da poco fatto un figurone; di loro le quali predicano (ma a questo si limitano...) quanto segue: "Che l'azione ben più veloce del pensiero sia"!

A queste persone chiassose, rumorose, accentratrici, manca qualcosa... Manca qualcosa fino dall'infanzia o dall'adolescenza. Ma è un qualcosa che "they have no desire to come to term with"... Negano a se stesse la propria condizione interiore, quasi che, negandola, essa si dissolva, sparisca come le nubi nere sospinte via con impeto dalla Tramontana. Gente così non è adatta alla tutela del bene pubblico, alla salvaguardia della "res publica". Gente così ha un chè di frivolo in sé. E ‘anche' questo è ‘naturale': serve a coprire, a ‘occultare' ciò che di meno lieto e allegro ingombra la psiche.

Vorremmo un capo del governo che non assomigli per modi e assetto mentale ai ragazzi della "Giovane Italia" (l'associazione giovanile del Movimento Sociale Italiano) di quarantacinque o cinquant'anni fa. I quali, sì, vedevano nemici ovunque. Nemici fra i milioni di altri italiani, nemici in chiunque amasse la modernità, nemici nei giornali della ‘bieca' stampa estera che si adopera per la rovina di Roma e dell'Italia...
Forse, il signor Silvio Berlusconi fa ancora in tempo a ravvedersi. E a porgere la mano a un'opposizione che ‘non' fa il gioco degli ‘stranieri' e che ‘non' gioisce per la crisi sociale e economica che attanaglia l'Italia sotto il governo di destra.