Italiani in America

Un po’ di Forlì nell’Arkansas

di Generoso d’Agnese

Se qualcuno volesse cercare un angolo di Forlì nell'immenso territorio degli Stati Uniti, dovrebbe fermarsi nell'Arkansas al numero 412 dell'Arkansas Highway. Nella città di Tontitown infatti si respira l'aria familiare dell'Italia e si entra  nel museo storico della cittadina americana che porta il nome di Enrico Tonti, esploratore e governatore al servizio di Sua Maestà di Francia.

«Ho promesso a Dio che vi avrei salvati, e vi salverò. Se c'è un codardo che teme di affrontare le difficoltà si faccia avanti. Se c'è uno, fra voi, così attaccato alle cose materiali la lagnarsi e piagnucolare se ogni tanto non può saziare la fame, e da non saper dormire allo scoperto, sotto le stelle, come facevano i nostri padri, quell'uno si faccia avanti! Voi siete il mio gregge, ed io, che sono il pastore inviatovi dalla volontà di Dio, vi guiderò all'ovile. Seguitemi senza indugio».

Con queste parole, dirette agli  agricoltori italiani un giovane prete inviato in Arkansas su pressione del vescovo dello stato americano si presentò alla comunità. Era il 1897 e nel giro di pochi mesi il nome di Pietro Bandini sarebbe entrato nella storia dello stato che avrebbe dato i natali al presidente Bill Clinton.
Pietro Bandini nacque a Forlì nel 1852 e venne battezzato a San Mercuriale. Figlio di una famiglia agiata studiò nel seminario di Bertinoro e poi, gesuita, si perfezionò nel Principato di Monaco ed in Francia. Ordinato sacerdote nel 1877 nella chiesa delle Monache Agostiniane di Forlimpopoli si unì nel 1890 alla congregazione di Mons. Scalabrini e arrivò negli Stati Uniti nel 1891 a New York, divenendo subito l'animatore della società San Raffaele e organizzando una grande ed efficiente opera di assistenza materiale e morale agli emigranti.

Dal 1882 al 1889 Bandini svolse la sua opera di apostolato in un territorio che comprendeva il Montana e parti dell'Oregon, dell'Idaho e dello stato di Washington. Qui, dopo avere approfondito la conoscenza della lingua indiana, si dedicò alla cura delle tribù native, percorrendo in lungo e in largo terre ancora selvagge e dal clima spesso insalubre, fermandosi prima ad Helena, poi nella Missione di Sant'Ignazio sul confine con l'Idaho, quindi nella Missione S. Saverio, tra gli indiani Crow (a poca distanza da Little Big Horn), infine nel sud est del Montana tra gli Cheyennes.

Nel 1897 raggiunge nell'Arkansas la colonia di Sunnyside e un gruppo di coloni italiani in difficoltà e dopo pochi mesi decise di guidare una quarantina di famiglie verso una zona più salubre verso le Ozark Mountains, a nord ovest. Ottenuta un'opzione su novecento acri di terra nella contea di Ozark ( a confine con il Kansas e l'Oklahoma), Bandini vi condusse alcuni reduci di Sunnyside. Il terreno, in gran parte pietroso e cespuglioso, si presentava ben misero, ma aveva il pregio di essere attraversato dalla linea ferroviaria. E alla St. Louis & San Francisco Railroad gli agricoltori si rivolsero per comprare il sito, ottenendo il prezzo di un dollaro per acro.

Iniziò così l'epopea di Tontitown. Dall'Italia padre Pietro fece arrivare semi, piante, fiori, attrezzi, larve di insetti per la lotta biologica; la regina Margherita di Savoia inviò i suoi arredi per la chiesetta della  comunità, dalle vicine foreste si ottennero tronchi per costruire case. Gli agricoltori di Bandini lavorarono duramente e dopo alcuni anni erano riusciti a piantare la vite, a far crescere i frutteti e ad allevare bestiame da latte. Ma le avversità non lasciarono la comunità italiana. Al ciclone che distrusse il primo raccolto di fragole e ortaggi, gli italiani di Tontitown risposero andando a lavorare nelle miniere di zinco e carbone nel vicino Oklahoma. Alla gente di Ozark, ostile in gran parte ai nuovi venuti, essi risposero con pugno di ferro, reagendo alle azioni piromani con minacce di rappresaglia. Avevano dalla loro una guida d'eccezione: Pietro Bandini infatti era stato ufficiale dell'esercito italiano e sapeva anche maneggiare le armi da fuoco.

Durante una notte la comunità fu assalita e l'edificio che serviva da scuola e chiesa fu dato alle fiamme. Padre Bandini ed i suoi impiegarono l'intera notte per domare le fiamme e miracolosamente fu salvata una considerevole parte dell'edificio. Rimase integro anche il quadro raffigurante San Giuseppe e così la chiesa e la parrocchia furono dedicate allo Sposo della Vergine.

 Sotto la guida del loro condottiero religioso la comunità prosperò e si allineò agli standard agricoli moderni. Gli italiani andarono a scuola e studiarono tutti i metodi moderni di rotazione culturale, i procedimenti scientifici per migliorare il rendimento della vite, degli alberi da frutta e dei cereali. Nella contea di Ozark le cipolle, i piselli, le mele di Tontitown divennero famosi e la colonia di affermò come vero e proprio modello. Nel 1912 nelle terre italiane esistevano un caseificio, una fabbrica di scope, una fabbrica di laterizi, un laboratorio di fabbro e uno di calzolaio.

Leader indiscusso morale, religioso e civile di Tontitown di cui divenne nel 1898 il primo sindaco, dopo una vita spesa per i suoi emigranti, circondato dall'ammirazione e dalla considerazione dei governi italiano, americano e delle autorità ecclesiastiche Pietro Bandini morì nel 1917 nell'ospedale di San Vincenzo a Little Rock. E' sepolto a Tontitown con il nipote Tito, gesuita, che lo coadiuvò nella sua opera. La cittadina, nella quale vive una gran parte dei discendenti delle prime quaranta famiglie che seguirono Bandini, ricorda ancora oggi in agosto le proprie radici celebrando la Festa dell'Uva istituita proprio da Padre Bandini nel 1898 come ringraziamento per la nuova dimora che la comunità di emigranti aveva trovato.