Visti da New York

Popoli col Nobel e col “crook”

di Stefano Vaccara

Prima delle glorie e vergogne d’Italia, un commento sul Premio Nobel a Barack Obama. Congratulazioni, America! Nella “provocazione” di dare il Nobel per la Pace a chi ancora deve meritarlo, c’è tutta l’ammirazione, in sintonia con l’opinione pubblica mondiale, per il voto del popolo americano nelle ultime elezioni. Lo stesso Obama, nell’accettarlo con umiltà, ha detto: “Let me be clear: I do not view it as a recognition of my own accomplishments, but rather as an affirmation of American leadership on behalf of aspirations held by people in all nations.”

Ancora meglio lo ha chiarito il Rettore della New School University di New York, l’ex senatore democratico del Nebraska Bob Kerrey: “It’s honoring the country. The Nobel committee couldn’t award the peace prize to the voters of the United States, but that’s what they are doing.” Quindi, congratulazioni alla democrazia americana!

Detto ciò, si spera che il premio dia una forte strigliata al Presidente Obama, che sul tema della pace e dei diritti umani proprio negli ultimi giorni ha dato segnali inquietanti. L’esempio grave è accaduto con la notizia che Obama sarebbe stato il primo presidente Usa ad evitare di incontrare il Dalai Lama in visita a Washington per ricevere un premio. Ciò per non “urtare” la sensibilità del gigante cinese dove Obama si recherà in visita ufficiale a novembre. Sui diritti umani nel piccolo Tibet, Obama è riuscito a farci rimpiangere GW!

Che questo Nobel con troppo anticipo serva a scuotere la Casa Bianca anche se temiamo, come dice il detto siciliano, che “cu paga prima, mancia pisci fitusu!” (chi paga in anticipo mangia pesce marcio).

Sulle vicenda italiana della sentenza della Consulta che ha respinto il Lodo Alfano, siamo in perfetta sintonia con il giudizio dato venerdì dal New York Times, nell’editoriale della colonna che rappresenta la proprietà del più importante giornale d’America: “Wednesday was a bad day for Prime Minister Silvio Berlusconi, but a good day for Italian democracy”.

Un bel giorno per la giovane democrazia italiana insidiata da una legge voluta dal capo del governo che voleva diventare “un cittadino più uguale degli altri”, come nel capolavoro di Orwell “Animal Farm”. Come ha notato il “Times” di Londra, questo era stato proprio il ragionamento dell’avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini, che nel cercare di difendere la legge, poi respinta come anticostituzionale, aveva affermato che il primo ministro va considerato “primus super partes”. “Animal Farm” era una spietata metafora sul totalitarismo, la bocciautra del lodo è stato un bel giorno quindi per la democrazia italiana.

Eppure, secondo i sondaggi, Berlusconi gode di oltre il 60% di approvazione. Cosa sta accadendo agli italiani? Se il Premio Nobel a Obama segnala la stima nei confronti dello spirito democratico degli americani, cosa segnalano gli italiani che difendono l’ “unica carica eletta dal popolo”, nonostante quegli scossoni al sistema istituzionale della loro Repubblica? Il Cavaliere Berlusconi non sarebbe altro che un rimpiangere l’Italia consegnata, solo un paio di generazioni fa, ad un altro Cavaliere?

Meglio la spiegazione che oggi la maggioranza degli italiani è convinta che la magistratura sia in mano a ideologizzati militanti di sinistra che avrebbero fatto di Berlusconi“il più perseguitato del mondo”. Così come il resto dei cittadini italiani pensa che Berlusconi sia un malfattore disonesto corruttore di magistrati, o come si direbbe qui, “a crook”. L’inquietante domanda è: se avessero ragione entrambi? Se gli italiani non avessero torto a diffidare di chi li giudica né a considerare chi li governa “a crook”?