Che si dice in Italia

La lotteria che ci fa vincere lo stipendio fisso. A misura per gli italiani

di Gabriella Patti

Ammettiamolo: chi ha avuto l'idea, conosce bene l'animo degli italiani. La nuova lotteria inventata dalla Sisal assicurerà al vincitore non una cifra strabiliante, fuori dall'ordinario, quella valanga di milioni difficile da gestire e fonte di grattacapi per qualsiasi persona normale. No: Win for life, chissà perché il nome in inglese, garantisce quattromila euro al mese "a vita". O meglio: per venti anni, che sono comunque un bel periodo lungo, quasi un'intera carriera lavorativa. Uno stipendio da dirigente senza dover dirigere nulla, è stato subito detto. Scheda per partecipare dal costo di appena un euro, dieci numeri da azzeccare su venti più un "numerone" jolly, ricevitorie e postazioni dove scommettere praticamente a ogni angolo di strada. Ed estrazioni a raffica, una ogni ora. E quest'ultima è un'altra novità. Anche se a parole dicono di avere capito che nell'era moderna il posto fisso è un miraggio e sarebbe anche economicamente e storicamente sbagliato, in realtà gli italiani hanno ben impresso nel loro Dna la tranquillità dell'impiego stabile. Ah, i bei tempi quando lo stipendio correva ogni mese, consegnato sicuro al 27, giorno che veniva infatti soprannominato di San Paganino. Ecco perché la nuova idea è diabolicamente geniale. Quattromila euro mensili sono un bell'andare tranquillo, ma nulla di eccezionale. Non c'è da preoccuparsi di attirare le attenzioni degli ispettori del fisco perché la cifra è già al netto (quattromila, tondi tondi) o, peggio, di entrare nel mirino di qualche banda di malintenzionati. Ma chi ha avuto la grande pensata è andato oltre, confermando ulteriormente di conoscere bene i suoi polli, cioè noi italiani: infatti in caso di decesso del fortunato, la rendita quasi vitalizia sarà trasmissibile ai suoi eredi. E per noi i figli, si sa, sono sempre piezze ‘e core.

 

FIRENZE E MILANO: due città a confronto, differenti metodi di amministrare. Dal capoluogo toscano arriva una buona notizia: attorno al Battistero, uno dei più strabilianti capolavori dell'architettura rinascimentale, non passerà il mega tram, voluto a tutti i costi dalla Giunta precedente: in pratica una ingombrantissima metropolitana di superficie. Il nuovo sindaco ha trovato la quadratura del cerchio, peraltro abbastanza facile da azzeccare solo ad averne voglia: il tram si farà, perché dopo essere stato votato quasi venti anni fa ha anche ricevuto i finanziamenti del primo governo Berlusconi. Ma passerà lontano dal Battistero: nelle vicinanze, a distanza facilmente percorribile a piedi, ma non nella piazza. Ha vinto il buon senso, come commenta il Corriere della Sera. Ci voleva tanto? A quanto pare, sì. Il "Corrierone", che è milanese, si è occupato della vicenda forse con una punta di invidia. Perché nel capoluogo lombardo, alle prese con l'organizzazione e i litigi per l'Expo 2015, intanto la vita dei cittadini peggiora. Soprattutto quella di pedoni e automobilisti. Prendete i cantieri eterni, un tempo prerogativa dell'Italia a sud di Roma e per questo diventati uno dei simboli dell'irritazione del Nord verso un Mezzogiorno impastoiato tra burocrazia, bustarelle e mafia. Adesso i cantieri eterni sono a Milano, la (ex) efficientissima Milano. E non sono mica cantieri secondari. Piazza Sant'Ambrogio, per esempio, è uno dei posti storici della città; la Basilica è Patrimonio artistico dell'umanità. Ebbene, per costruire un parcheggio sotterraneo che si è subito bloccato tra i veti incrociati dei più diversi uffici, la piazza è stata di fatto recintata e resa inagibile. Solo uno strettissimo passaggio per attraversarla a piedi. E' così ormai da tempo quasi immemorabile e non si vede una soluzione. Stessa storia in una piazza meno importante ma sempre centrale. Che ha una particolarità: ospita lo Smeraldo, noto teatro milanese e posto dove vengono ad esibirsi musical e star internazionali. Da anni nel sottosuolo si stanno costruendo le fogne, ma i lavori sono fermi. Il padrone, allo stremo, minaccia di chiudere, mandando a casa i dipendenti e privando la città che vorrebbe essere la capitale morale d'Italia dell'unico teatro in stile Broadway.

 

ORA CHE STIAMO METABOLIZZANDO il dispiacere per la morte di Mike Bongiorno, un presentatore e uomo di spettacolo che non è stato soltanto questo ma ha rappresentato in un qualche modo cinquant'ani della nostra storia e della nostra crescita, penso che una cosa vada detta. Il dispiacere è tanto, e resta. Ma mi è francamente sembrato esagerato avere tributato al pur grande e bravissimo Mike i funerali di Stato nel Duomo di Milano. Questi non dovrebbero essere riservati a personalità della politica e, semmai, della cultura di altissimo livello? Oppure, allora: perché non concederli anche ad attori straordinari come furono Vittorio Gassman o Marcello Mastroianni? E' vero che viviamo nell'era della televisione ed è vero che a guidare il nostro Paese è un boss (tra l'altro) del piccolo schermo. Ma, comunque, mi è parso eccessivo. Senza nulla togliere a Mike.