RUBRICHE/PANE AL PANE/Un’isola d’(in)civiltà

di Aurimpia

Quando Tomasi di Lampedusa scriveva il «Gattopardo» era ben lontano dall'immaginare che l'isola di cui deteneva il titolo nobiliare sarebbe diventata la meta più ambita per gli Africani in fuga dalla propria terra. Lampedusa è un luogo incantato, un'isola magica con spiagge e scogliere di rara bellezza, ideale per passare una vacanza. Il turchese, il blu del mare, le grotte, le spiagge di sabbia bianca, l'ospitalità degli isolani ti conquistano.  Basta, però, guardarsi intorno per capire che l'isola è diventata anche altro.

E' un approdo, una speranza per le centinaia di disperati che fuggono dalla Libia, dal Marocco, dall'Eritrea, un fastidio per la maggior parte dei turisti. Sull'isola nei mesi estivi convivono due mondi lontani anni luce: da una parte il benessere, il superfluo del mondo industrializzato, dall'altra la povertà, l'arretratezza di un continente che il lungo dominio economico europeo ed americano ha contribuito ad aggravare. I simboli di questa diversità sono gli alberghi a cinque stelle e il centro di accoglienza trasformato, dopo la rivolta di febbraio, da centro di accoglienza di primo soccorso in centro di identificazione ed espulsione.
Lampedusa con il suo territorio di 20 km quadrati è l'ultimo lembo d'Europa nel Mediterraneo, insieme a Linosa e Lampione formano il gruppo delle Pelagie. Punta Maluk già nel nome guarda all'Africa, infatti, solo 61 miglia la separano dalla Tunisia mentre 116 dalla Sicilia. E' un'isola appartenuta agli Aragonesi di Spagna fin dal 1430 e concessa in feudo da Carlo II alla famiglia Tomasi nel 1630.

I primogeniti dei Tomasi assumeranno da quella data il titolo nobiliare di principi di Lampedusa e non l'abbandoneranno mai più, neanche quando, dopo l'unità d'Italia, l'isola sarà trasformata in colonia penale.  Oggi i 5000 residenti vivono in gran parte di turismo. Sull'isola abitano gomito a gomito isolani ed extracomunitari. Questi ultimi fuggono da dittature implacabili, dalla fame, dalla miseria, dalle persecuzioni e chiedono asilo politico. A Lampedusa vengono fatti gli accertamenti di legge dopo di che chi non ottiene il riconoscimento di rifugiato viene rispedito in Libia dalle cui coste parte la maggior parte dei barconi.

Gli accordi tra Gheddafi ed il governo italiano cominciano a dare dei risultati sul piano numerico, gli sbarchi sono diminuiti, anche se il metodo del respingimento adottato dal governo non risponde alle più elementari regole d'accoglienza.  Infatti, sono respinti anche i minori, che in base ai regolamenti internazionali dovrebbero essere accolti senza nessuna esclusione. Spesso gli accertamenti ed i respingimenti vengono fatti direttamente in mare impedendo così ai fuggiaschi l'approdo. I pescherecci quando avvistano un barcone non fanno salire a bordo più nessuno perché, avendo il governo approvato il reato di clandestinità, potrebbero incorrere in gravi sanzioni penali con l'accusa di favoreggiamento. Si limitano a rifocillare i superstiti e a segnalarli alle forze dell'ordine.

Il governo italiano risponde alle accuse internazionali lamentando la mancanza di una politica europea comune, chiede che i clandestini di Lampedusa siano equamente divisi tra i paesi della Comunità. La richiesta viene puntualmente disattesa e così l'Italia, la Spagna e Malta restano alle prese con il problema della migrazione africana.

La stampa vicina al governo mette in relazione la sicurezza dei cittadini con l'immigrazione creando tensioni e alimentando una certa ondata xenofoba nuova per il nostro paese. Eppure quella degli Africani non è "l'invasione" numericamente più consistente che arriva in Italia. Dall'Est europeo con un regolarissimo visto d'ingresso turistico arrivano in treno, in aereo e in autobus centinaia di persone, tra queste numerosissime sono le badanti. Alla scadenza del visto alcune ritornano in patria dandosi il cambio sul lavoro con altre badanti munite anch'esse di visto. Ritornano non appena hanno raggiunto i giorni necessari di permanenza nel proprio paese per ottenere un altro lasciapassare. E' un via vai inarrestabile. La maggior parte delle badanti però, una volta scaduto il visto turistico, resta in Italia nella clandestinità stabilendo un tacito accordo con il datore di lavoro. Sono generalmente pagate in nero ed entrambe le parti hanno convenienza che resti tale.

Allora perché tanto accanimento verso gli immigrati neri numericamente inferiori? Gli Africani, al contrario degli altri immigrati, vengono considerati un peso per la comunità nonostante che svolgano i lavori più umili. Sono i nuovi schiavi, sono quelli che si rompono la schiena nei campi per la raccolta dei pomodori nel Sud dell'Italia, che i caporali trattano come bestie da soma; per tantissime donne non resta che la prostituzione.

Quanto incide il colore della pelle? Quanto l'antica paura dei diversi condiziona il comportamento degli Italiani?
Inconsciamente tutto ciò che è nero incute timore a cominciare dal buio. L'uomo nero è stato lo spauracchio dei bambini per secoli. Si dice "ho una fame nera" per significare sono affamatissimo o "nero presagio" per indicare l'ipotesi di una disgrazia tanto per fare alcuni esempi. Ancora, in questo scorcio d'estate ha attirato la mia attenzione un vecchio signore, un italiano dall'aspetto altezzoso, che scende in spiaggia in compagnia di un'africana. La donna cammina sempre dietro, a dovuta distanza da lui e mai che in pubblico ci sia un accenno di conversazione tra loro pur sedendo entrambi sotto lo stesso ombrellone. Probabilmente la donna è una badante, mi sono chiesta se quel vecchio assumerebbe lo stesso atteggiamento con una governante bianca.

I pregiudizi sono duri a morire nonostante le proclamazioni sulla dignità della persona. A giustificazione di certi comportamenti si dice che ogni comunità tende naturalmente ad emarginare coloro che non corrispondono ai modelli culturali e fisici prevalenti nella comunità stessa. Come prova viene portata una vicenda raccapricciante. Nel cuore dell'Africa, in Tanzania, nel Burundi e in Uganda, vengono perseguitati gli albini. Sono degli africani che a causa di un'alterazione genetica nascono con la pelle chiarissima. Non solo sono emarginati ma vengono addirittura uccisi per venderne gli organi considerati taumaturgici.
Questo, però, accade in alcuni villaggi africani mentre i respingimenti indifferenziati avvengono nel mar Mediterraneo, il cuore della civiltà e del diritto. La diversità fisica costituisce sicuramente un impatto fortissimo in una società come quella italiana, che erroneamente vede ancora nel diverso un attentato alle proprie tradizioni.

Gli Italiani affidano senza riserve i loro bambini ed i loro vecchi a badanti ucraine o polacche, ma non a badanti nere che sono pochissime. Lo stereotipo dell'africano selvaggio non è stato ancora superato. Il fatto che ci sia stata una miss Italia nera ha avuto senza dubbio un grande impatto simbolico, ma molto c'è ancora da fare perché i neri siano accettati e non respinti nei loro paesi come merce avariata. I cittadini di un paese civile di fronte alla disperazione umana dovrebbero riscoprire l'antica pietas virgiliana, che è una condizione nobilissima dell'animo.

Basterebbe solo capire come gli Africani che tingono di nero e di rosso il mare di Lampedusa siano persone nate in terre sventurate. Nessuno decide dove e quando nascere, noi tutti saremmo potuti essere loro.