ARTE/Artista e scienziato

di Luciana La Stella

Lo sguardo curioso e versatile di Paolo Ferrari penetra e attraversa con rara profondità i più disparati campi del sapere e confluisce in un pensiero plurale difficile da descrivere con aggettivi che ne rappresentino compiutamente la sua poliedrica natura. Medico e scienziato, ma anche psicoterapeuta e ancora artista e musicista è ideatore del metodo chiamato "Asistema in-assenza" cui ha dedicato diversi scritti: il romanzo "Paolo e il suo compagno senza morte" (1978), il poema "Europa o l'Assenza" e "Le Lezioni dell'Assenza" (1994) e "In-morte assente" (2002). Ha inoltre allestito in una fabbrica ad alta tecnologia un'istallazione chiamata "Raddoppio artistico scientifico in-Assenza" (1998, 2007, Catalogo Skira) e progettato "L'Altro Luogo" (2001) e "Il Luogo di Aimo e Nadia" a Milano. Ha ricevuto il Premio Navarro come autore di teatro con "Astratta Commedia" e "Le stanze di Rita" (2006) andati in scena a Milano e vinto il Premio "Lorenzo Montano" 2008 messo in palio da "Anterem" - rivista di poesia e ricerca letteraria - con "Saggio-poema del pensareassente".

Dott. Ferrari, uno degli aspetti della sua personalità - a differenti sfaccettature - è quello di artista-scienzato. Il modo poliedrico con cui lei opera deriva da un metodo che ha denominato Assenza o in-Assenza; ce ne può parlare?
«Questo metodo nasce da un lavoro di ricerca sui ratti che ho condotto in laboratorio sin dall'epoca in cui ero ancora studente. Avevo notato come per le cavie, già condizionate attraverso opportuni stimoli ad attuare taluni comportamenti, assai più significativa del procedimento di apprendimento stesso fosse la dimenticanza di quegli stessi stimoli che avevano determinato il riflesso condizionato poiché in tale spazio "assente" si manifestava un altro automatismo. Questa "superiorità" del segno "meno" sul segno "più" che allude ad una sorta di "assenza pensata" risultava più intensa e rilevante dell'accumulo di stimoli. Parimenti nell'uomo si può ritenere che il vuoto, che può derivare o dalla sospensione di una modalità di pensiero abitudinaria o dal prodursi di un distacco affettivo, più che come lontananza possa costituirsi come "Vuoto attivo" in cui si apre uno spazio dove l'altro sia riconosciuto appieno nella giusta distanza».

Lei ha saputo coniugare arte e scienza realizzando un'installazione di grande ampiezza e di notevole impatto in una fabbrica multinazionale, ad alta tecnologia, modificando l'ambiente di lavoro con opere che s'inseriscono nella catena produttiva e coadiuvano anche alla sicurezza del lavoro.
«Il mio scopo era di cercare di modificare il senso di uno spazio troppo vuoto. Ho costruito quindi un'installazione composta di 35 Plotter-paintings - pannelli fotografico-pittorici pluristratificati di ampie dimensioni - e li ho disposti facendoli oscillare dall'alto, tenendo conto delle zone dove il rapporto uomo-robot era più stretto e costrittivo, al fine di indurre una diminuzione della ripetitività nei meccanismi del rapporto uomo-macchina e d'impedire l'adattamento passivo, con conseguente incremento del fattore sicurezza. Lo straniamento e la perdita di partecipazione emozionale e sociale indotti dalla "coazione a ripetere" che inibisce il "buon vivere il tempo nello spazio di lavoro" sono infatti in quel contesto diminuiti».


Lei ha fondato un centro multidisciplinare in un luogo costruito con criteri che rispecchiano il Suo metodo dove ci si incontra per parlare di filosofia, scienza, arte, musica, architettura e sociologia tali da declinare l'armonia di nuovi "pensari"?

«Intendo attraversare lo spessore della vita e dell'oggetto reale nella sua eccezionale complessità. Il cervello umano, secondo le ricerche più recenti, ha la capacità di rinnovarsi costantemente e di cogliere un mondo non fissato una volta per tutte nella sua composizione d'origine. Occorre una rete di connessioni con continuo travasamento di informazioni dal piano scientifico a quello umanistico e a quello artistico. La realtà è una stratificazione multipla - come l'oggetto artistico che creo in "composizione asistemica"».

A lei che è scienziato, artista, poeta, musicista e scrittore, possiamo chiedere come sintetizzerebbe la realtà contemporanea e cosa, a suo giudizio, potrebbe aprire orizzonti di speranza a questo nostro"esistere al mondo", nella difficile congiuntura storica ed economica in cui ci troviamo?
«Anzitutto è indispensabile che l'oggetto-realtà venga nutrito e innervato da una fonte creativa che permetta la costruzione di un senso d'altra specie che sia all'altezza delle sfide della contemporaneità, costituita da una società di uomini che vaga in un mondo incerto e in movimento come non mai. Penso poi che questo momento di crisi dell'apparato economico e produttivo, soprattutto dell'Occidente - fase negativa d'una profonda oscillazione - debba essere interpretato come l'occasione per una svolta: un'"austerità" ricca di senso in cui l'uomo, non più solo consumatore, ridimensioni l'avidità che ha contraddistinto certe scelte economiche, lasciando il posto a una "diminutio" significativa per un possibile futuro del mondo».