Italiani in America

Nel nome dell’emancipazione

di Generoso D’Agnese

Un nuovo libro e una raccolta fondi a favore degli abruzzesi colpiti dal terremoto. E' stata un'estate all'insegna dell'impegno civile e culturale, quello che ha visto il professor Frank Salvatore nel suo Molise e nelle iniziative organizzate per ricordare alcuni episodi della storia migrante degli italiani.
«L'ardua strada - Dalla schiavitù a Barack Obama», edito nell'agosto 2009 da Palladino editore, rappresenta l'ultima fatica letteraria di Salvatore, che a Philadelphia rappresenta un vero punto di riferimento per la storia dell'insegnamento di italiano.

Nato a Toro (Campobasso) nel 1928, Francesco è arrivato negli Stati Uniti nel 1947, ritrovandosi dopo 13 anni e dopo la tragedia della guerra, con suo padre, a Campbell, una cittadina dell'Ohio. In Molise erano rimaste la madre e le sorelle, e in tasca aveva il diploma di liceo classico e tanta buona volontà.
Ammesso alla Youngstown State University, si è laureato in lingua e letteratura spagnola e, a partire dal 1956, per oltre trent'anni ha insegnato lingue straniere alla Haverford High School. Attualmente libero docente alla Villanova University, Frank Salvatore dal 1962 vive a Havertown, in Pennsylvania e nel 2003 ha pubblicato «Buick Toro CB», romanzo in parte autobiografico e premiato da Dacia Maraini (presidente della giuria) con il Premio Parco Maiella 2004.

«L'Ardua Strada» rappresenta un vero e proprio percorso in 150 anni di storia americana e attinge ai tanti input che hanno portato nel 2008 all'elezione del primo uomo di colore a presidente degli Stati Uniti. Una tragica ed entusiasmante epopea, quella raccontata dall'autore molisano, che racconta con parole semplici e attraverso tanti spunti evocativi la graduale emancipazione dei neri da quella terra di libertà che aveva nella schiavitù il suo peccato originale.

La partecipazione alla guerra d'indipendenza, le sanguinose battaglie della guerra civile (con il famoso 39° reggimento di New York), la sodale vicinanza degli immigrati italiani, gli eroismi nelle due guerre mondiali rappresentano tanti tasselli di una storia "colored" che ancora mezzo secolo fa registrava pagine orrende, come il linciaggio in Mississippi di Emmett Till, un quattordicenne di colore, reo di aver fatto delle avances a una donna bianca e che ora finalmente trovano in Obama il giusto riconoscimento per le tante sofferenze e umiliazioni patite.

Salvatore conosce bene le dure tappe dell'emancipazione. In parte e seppur con la pelle bianca, le ha provate sulla sua pelle. L'autore arrivò infatti al diploma e alla laurea frequentando corsi serali e dopo durissime giornate di lavoro nelle fabbriche siderurgiche dell'Ohio e della Pennsylvania. Per mantenere fede al proprio percorso di integrazione sociale ha anche accettato di indossare la divisa, onorata dal 1954 al 1955 con i gradi di ufficiale dell'esercito. Promotore di un'intensa attività di scambi culturali e viaggi d'istruzione di studenti americani in Italia, l'ex emigrante di Toro ha ottenuto negli anni significativi riconoscimenti: eletto nel 1975 "Italian Teacher of the Year" dalla AATI e dall'American Institute for Italian Culture, Salvatore vanta anche il "Fulbright Grant" dall'Università di Perugia nel 1982 nonché il Grant dalla Università di Siena nel 1988. Membro di prestigio dell'OSIA, Salvatore è anche iscritto alla NIAF e all'UNICO, mantenendo contemporaneamente anche i suoi legami con le associazioni italiani dell'area di Philadelphia.

E proprio con l'associazione del Circolo Italiano di Philadelphia è nato l'impegno in favore dei terremotati dell'Aquila, impegno che lo ha visto portavoce del sodalizio nella consegna di un assegno per l'associazione Nuova Acropoli dell'Aquila. Nel corso di una serata organizzata per ricordare la tragedia di Monongah, Salvatore ha consegnato l'assegno a nome del presidente Joe Tatta e delle decine di soci del club italoamericano, per favorire la ricostruzione della sede dell'associazione, da decenni impegnata nei corsi di storia e filosofia,  nella protezione civile e in prima linea nei soccorsi e nella ricostruzione.

Nuova Acropoli, rappresentata nell'occasione dall'ing. Sante Di Santo, responsabile della Protezione Civile della sede di Pescara, e da Diana Narcisi, presidente della stessa, è stata vittima e protagonista dell'evento tellurico, perdendo diverse vite umane (tra i quali il responsabile nazionale della Protezione Civile) e la propria sede. E grazie alla solidarietà degli italiani del Circolo potrà gettare le fondamenta per un nuovo inizio, in un ideale parallelo con il percorso iniziato secoli fa dagli afroamericani per arrivare sulle vette della scala sociale.