PUNTO DI VISTA/Quelle putride ultime cene

di Toni De Santoli

Si chiama putridume. Ma questa è l'aria che si respira oggi in Italia. Un clima come questo non ha precedenti nella Storia del nostro Paese e nella Storia dei popoli italici. Lo sfarzo e la miseria nera (l'uno contrapposto all'altra) dei salotti e delle zolfatare d'un tempo, sembrano ora quadretti non proprio idilliaci, ma quasi. I ricchi e i potenti d'una volta perlomeno ce l'avevano il pudore di non mostrarsi tanto spesso in pubblico. A Pratovecchio, Casentino, Toscana, viveva tanti anni fa nel proprio, severo palazzo del Quattrocento il conte Jacopo Nardiberti. Il quale non usciva quasi mai e, quando usciva, procedeva a passo svelto, con fare schivo, ma salutava con genuina gentilezza chiunque incontrasse.  Io non ricordo di averlo mai visto una sola volta (nell'arco di trent'anni) a più di cinquanta metri dalla sua magione. Il conte Nardiberti, benché agiato, indossava abiti vecchi di dieci o vent'anni (o anche di più) che lui teneva con la massima cura. A sera, gli bastava un pezzetto di lesso con patate in umido e un bicchiere di rosso (il rosso di quelle parti, sotto i 12 gradi). Non chiedeva di più. Non voleva di più.

Sua moglie, la contessa Cecilia, senese, s'accontentava anch'essa di pasti frugali, che quindi consumava, sì, con piacere, ma senza alcuna ‘voluttà'. Tutti e due - così austeri, così sobri, così umani - pregavano parecchio il Signore, Gesù, la Madonna; e avevano cura dei propri contadini.
Martedì scorso, sui quotidiani italiani, leggo invece che Silvio Berlusconi (presidente del Consiglio) e Gianfranco Fini (presidente della Camera dei Deputati), il giorno prima erano andati "a pranzo da Gianni Letta" (stratega e consigliere del formidabile milanese "miglior capo di Governo nella Storia d'Italia...). "A pranzo" da Letta per un "chiarimento", una "verifica", dopo lo stridìo fra i due dei giorni precedenti, tanto che in quelle ore "di fuoco", a Berlusconi era stata attribuita questa frase: "Fini vuole la mia morte politica!".

Fateci quindi caso: in Italia non si parla che di pranzi e di cene. Pranzi e cene a rotta di collo. Pranzi e cene di una sontuosità  da fare invidia a Re Sole, a Cavour, a Ugo Tognazzi... Pranzi e cene servite con la buffa, artefatta, bischera (!) solennità dell'Italia ufficiale d'oggigiorno, cialtrona, volgare, ridanciana, ma all'occorrenza proterva, molto proterva, arida, cattiva. I giornali e le tv dal canto loro (almeno questo è quanto ci risulta) manco si sognano di denunciare tanta pacchianeria, tanto esibizionismo (forse, la pacchianeria e l'esibizionismo di individui appesantiti e alterati da enormi, ma inconfessati, complessi d'inferiorità...). Anzi: sento in tv miei colleghi annunciare che il capo del governo, ministri, altre personalità "di rango" si sono da poco incontrati a una cena...  A una delle ricorrenti, laute, pubblicizzatissime cene che hanno luogo nel perimetro disegnato fra Piazza del Popolo, Piazza Navona, Via del Plebiscito, Piazza Colonna. Le auto blù (le insopportabili, ingombranti auto blù) sfrecciano come bolidi da Formula Uno poiché questi dignitari devono andare "a cena" e non possono perdere tempo, il cittadino si scansi, non fiati nemmeno...  Certo, devono andare alla "cena" durante la quale si affronteranno con animo impavido - e si risolveranno con rapidità e aggressività fanfaniane -  i grossi problemi posti sul cammino della Nazione italiana...  Ma non è così. Né la destra né la sinistra (la quale sinistra, sinistra più non è, ‘repetita iuvant') sapranno mai togliere un ragno da un buco. Sono troppo prese dalle rispettive lotte interne, troppo prese dalle rispettive ‘logiche' correntizie. Intanto, chi se la fa scappare nell'apparato governativo una prelibata cena espressione della più squisita "haute cuisine"...? Nessuno.

E' così che la Roma d'oggigiorno (offesa, oltraggiata, avvilita dal Potere, avvilita sia dai ‘campioni' della destra che dai ‘campioni' della sinistra) assomiglia in modo impressionante - nello spirito e in certe forme - alla Roma investita il 20 settembre 1870 (Porta Pia) dall'Esercito italiano: trecentomila abitanti, cinquantamila disoccupati, trentamila mendicanti. Se putridume questo non è, che cosa allora lo è?, si chiede il vostro ‘qualunquista'...