Visti da New York

L’Iran, la Cina e lo show di Pittsburgh

di Stefano Vaccara

"Having a wonderful time". All'uscita dalla storica riunione del Consiglio di sicurezza di giovedì scorso dei capi di Stato delle potenze nucleari presieduta da Barack Obama, i giornalisti ammassati allo "stake out" si sono dovuti accontentare del largo sorriso e della battuta alla sola domanda che si è riusciti a urlare nel fugace incrocio di sguardi: "President Obama, how do you like the UN so far?". Obama non si è fermato al microfono ben piazzato davanti alle telecamere di mezzo mondo per rispondere, ha preferito passare svelto a braccetto di Gordon Brown seguito dal Segretario di Stato Clinton e l'ambasciatrice Rice. Ben sapeva che quel "wonderful time" portato dal successo della risoluzione 1887, sulla "riduzione delle armi nucleari" sarebbe durato appena 24 ore. Con i leader inglese e francese - anche Sarkozy sviava all'uscita del CdS le implorazioni dei giornalisti di fermarsi al microfono - Obama aveva già deciso di far scoppiare "fuochi d'artificio" annunciando lo scoperchiamento dei "trucchi" iraniani sul nucleare, ma il cambio di marcia non sarebbe partito dal Palazzo di Vetro. Meglio a Pittsburgh, durante il vertice del G20.

  Obama ha deciso che sarebbe stato nel vertice che serviva a seppellire definitivamente il G8 in favore del grande club allargato a giganti come Cina, Brasile e India (con quest'ultimi due, insieme alla Germania e il Giappone, sempre più ansiosi di farsi largo per ottenere un seggio permanente nella riforma del Consiglio di Sicurezza con l'Italia leader dei "resistenti ad oltranza").   Con facce serie e tese, i tre leader delle tre potenze nucleari occidentali, hanno detto che avevano le prove che l'Iran aveva imbrogliato gli ispettori tenendo nascosta la costruzione di un secondo impianto nucleare clandestine, denunciando il "nuovo tentativo di Teheran" di violare le leggi internazionali e le risoluzioni dell'Onu. Obama ha definito l'impianto "una sfida diretta" ai principi di non proliferazione appena ribaditi nella storica sessione del Consiglio di Sicurezza di giovedì.  Perché quindi l'annuncio a Pittsburgh e non il giorno prima al Palazzo di Vetro? Proprio all'uscita dalla storica riunione sul disarmo nucleare? Perché non dentro quel Palazzo delle Nazioni Unite  bistrattato da Bush e che invece Obama aveva rilanciato con quel magnifico discorso all'Assemblea Generale? Perché all'Onu Obama poteva avere  "wonderfull time", ma il "serious business" si sarebbe dovuto svolgere altrove?

  Quel minaccioso annuncio contro Teheran al vertice del G20 invece che all'Onu significava proprio questo: responsabilizzare potenze appena accettate a far parte del club esclusivo dei grandi ad appoggiare la politica di inasprimento di sanzioni contro l'Iran, nonostante i forti interessi economici e strategici che si potevano avere con Teheran. Come dire, qui al vertice del G20 la stabilità economica mondiale è strettamente legata alla stabilità geopolitica e strategica. E quindi la Cina, se vuole dimostrare che il G20 merita di sostituire il G8 da cui era stata finora esclusa, smetta di avere un atteggiamento troppo comprensivo nei confronti dell'Iran.

  Infatti il governo cinese, secondo fonti del New York Times, sarebbe stato informato proprio all'Onu dagli anglo-americane-francesi sul sito "segreto" all'interno di una base militare nell'area di Qom. Ma durante le discussioni ai margini dei lavori ufficiali del CdS, I cinesi al contrario dei russi si erano ancora una volta rivelati i più restii a prendere un atteggiamento duro nei confronti di Teheran. Così la mossa di Obama, di farsi scortare da Sarkozy e  Brown per annunciare da Pittsburgh all'opinione pubblica mondiale che l'Iran ha continuato a mentire. Come per lanciare un messaggio anche a Pechino del tipo: non ci farai pentire di aver stabilito che d'ora in poi il vertice mondiale che conta di più sarà il G20....

  Ahmadinejad ha detto da New York che "aveva informato tempestivamente l'Aiea". "Obama, Sarkozy e Brown hanno fatto un grosso errore, quando vedranno il rapporto preparato dall'Aiea si pentiranno per quello che hanno detto oggi". Ma i tempi fanno sospettare che l'Iran, dopo aver scoperto che l'intelligence occidentale era a conoscenza delle attività in corso nella base militare di Qom, nel tentativo di correre ai ripari, ha fatto pervenire in extremis, solo lunedì scorso, all'Aiea a Vienna una lettera dove per la prima volta si ammetteva l'esistenza dell'impianto, descritto vagamente come "un nuovo impianto pilota, in costruzione, per l'arricchimento dell'uranio".

  Finora l'Iran ha potuto allontanare lo spettro di più efficaci sanzioni Onu, grazie alle resistenze di paesi con cui ha rapporti economici strettissimi. Si deve dare atto al nuovo governo Berlusconi di aver staccato l'Italia dalle ambivalenti posizioni dei governi precedenti. Ma l'Italia, seppur economicamente un gigante in quell'area, come peso politico-strategico conta poco. Non ha, quando è presente, il diritto di veto nel Consiglio di sicurezza dell'Onu. Invece Russia e Cina sì. Medvedev e Putin sembrano ormai aver capito che il regime degli ayatollah vada fermato nella sua corsa prima che diventi inarrestabile la reazione d'Israele. La Cina era la più refrattaria alle spinte franco-anglo-americane-tedesche. Dopo la messa in scena ideata dal protagonista Obama, assistito dalle comparse Brown e Sarkozy a quel G20 a cui tanto tiene Pechino, la minaccia che possano arrivare sanzioni vere adesso per Theran diventa più credibile.