Italiani in America

Il Nobel del “No”

di Generoso D’Agnese

Quando giocava sulla spiaggia di Long Beach tutti gli amici gli pronosticavano un futuro da grande ingegnere e architetto. I suoi castelli di sabbia erano bellissimi e sfidavano il sole e la dissoluzione per stagliarsi nitidi contro il profilo dell'Oceano. Ma l'interesse di Louis J. Ignarro, anche in quel suo passatempo estivo, era dato dalla sfida, dalla voglia di cercare soluzioni e dalla voglia di capire la materia. E se i castelli di sabbia rappresentavano la sua felicità estiva, così come i bagni nelle acque dell'Oceano Atlantico, la chimica entrò improvvisamente nel cuore del bambino, dopo aver avuto in regalo una confezione del "Piccolo chimico". Un amore a prima vista, tra Louis e la chimica, che lo portò a confezionare pericolosi miscugli in casa ma che fin dagli otto anni lo indirizzò sulla strada dell'Università e che infine lo portò a conquistare il premio Nobel.

Louis J. Ignarro è nato a Brooklyn nel 1941 da padre napoletano e madre siciliana (di Pantelleria). Artigiano nel campo della nautica, il padre decise di emigrare negli anni Trenta seguendo l'esempio di tanti conterranei e dopo un primo periodo a New York, si trasferì a Long Beach sostenendo la famiglia con il suo lavoro di carpentiere.

Louis frequentò con grande profitto la Central Grade School e la Long Beach High School per poi iscriversi alla Columbia University. Ovviamente scelse chimica e farmacologia. Deciso a frequentare un corso di specializzazione in farmacologia, Ignarro voleva frequentare l'Università del Minnesota a Minneapolis. La riorganizzazione dei corsi e l'iniziale spostamento di farmacologia a Madison portarono il giovane nel Wisconsin ma lo allontanarono dal corso che nel frattempo era stato riassegnato a Minneapolis. Con grande fatica Ignarro riuscì a reiscriversi a Minneapolis e con il trasferimento in Minnesota iniziò per lui la vita lontano da casa e dalle sue passioni per lo stickball e le corse automobilistiche.

Sopravvisse al suo primo inverno con temperature scese fino a -40°C e dedicò i primi tre anni di laboratorio allo studio delle nerinefrine discutendo la sua tesi di dottorato con scienziati del calibro di Bernard Brodie, Jim Gillette e Julius Axelrod.
Il primo impiego, per il laureato di origine napoletana arrivò grazie alla Geigy, un colosso farmaceutico svizzero che gli offrì l'opportunità di fare ricerca. Ignarro partecipò  allo sviluppo del diclofenac, un farmaco antinfiammatorio e convinse i vertici dell'azienda a puntare su di lui. Gli furono affidate le ricerche di base inerenti lo studio dei nucleotidi ciclici e la loro interazione con il sistema simpatico e con i meccanismi della reazione infiammatoria.

Gli anni passati alla Geigy videro il ricercatore intuire la funzione dell'ossido di azoto nella relazione della produzione della piccola molecola chiamata GMP ciclico. Il nitrossido divenne il suo campo di battaglia e le sue competenze chimiche lo aiutarono a scoprire il NO (un gas che ha una vita di pochissimi secondi) e la sua capacità di interazione con molecole biologicamente attive.

Quando la Geigy venne assorbita dalla Farmaceutica CIBA, Ignarro decise di virare sull'attività universitaria e nel gennaio del 1973 accettò l'incarico di professore assistente in farmacologia presso la Scuola di medicina della  Tulane University  di  New Orleans.
Nel 1985 lo studioso si trasferì in California per accettare l'incarico accademico presso il Dipartimento di Farmacologia della School of Medicine della University of California, Los Angeles. Ignarro nella sua carriera ha ottenuto numerosi premi  conquistando anche tante lauree "Honoris causa" (l'ultima è arrivata nel 2008 per opera della Facoltà di Chimica e Tecnologia farmaceutica dell'Università di Pisa).
La grande passione per la chimica lo ha sempre aiutato nell'applicare tecniche raffinate ai suoi studi sui messaggeri molecolari cellulari e a ottenere  numerosi e notevoli risultati nelle ricerche cardiovascolari legati a questa scoperta. La sua scoperta ha avuto notevoli ripercussioni sia nella comprensione del meccanismo d'azione di farmaci già esistenti quali i nitroderivati, sia nello sviluppo di nuovi farmaci non solo nel campo delle patologie cardiovascolari ma anche nelle patologie neurologiche e nell'invecchiamento.

Orgoglioso di essere figlio di italiani, Louis Ignarro e la moglie Sharon trascorrono spesso le vacanze in Italia, visitando in bicicletta la Toscana e il Piemonte e arricchendo la loro cantina di vini rossi pregiati.
Oggi, a circa venti anni dalla pubblicazione della ricerca, è possibile apprezzare pienamente l'impatto di questa scoperta nella pratica clinica e l'importanza che questa ha avuto nella diagnosi di varie malattie e nell'individuazione del meccanismo di azione di vecchi e nuovi farmaci.
L'importanza della ricerca di Louis J. Ignarro non passò inosservata presso il Comitato per l'assegnazione del Premio Nobel presso il Karolinska Institute di Stoccolma. Il ricercatore di origine italiana, insieme a Robert Furchgott e Ferid Murad, venne insignito nel 1998 del Premio Nobel per la medicina, consegnando indirettamente all'Italia un altro alloro di grandissimo prestigio.