SPETTACOLO/Siviglia a Piazza Navona

di Maricla Sellari

La presentazione della "Noche flamenca" avviene in Campidoglio nella sala dell'arazzo al primo piano del Palazzo Pretorio in videoconferenza con l'"Ayuntamiento" di Siviglia, per una sorta di gemellaggio tra le due città. Fa ancora caldo, la sala della conferenza stampa è piena di giornalisti e fotografi. Da qualche parte si chiede di aprire le finestre e l'aria dolce di Roma invade la stanza insieme alle risate divertite dei bambini che giocano nei giardini del Campidoglio tra palme pietre, statue e scalinate. Si annuncia la "Noche flamenca" che inonderà  Piazza Navona proprio oggi, 20 settembre, preceduta all'Auditorium Parco della Musica da undici  spettacoli del miglior flamenco esistente oggi.

Undici spettacoli con undici grandi artisti. Questa è la terza edizione di ‘Flamenco' alla quale l'Auditorium offre ospitalità. La rassegna la cui direzione artistica è firmata come le precedenti da  Juan Angel Vela del Campo rivela come il mondo del flamenco intrattenga un dialogo serrato con gli echi della memoria. I creatori più inquieti di questa particolare arte mediterranea guardano in certe occasioni alle radici storiche più genuine e in altre si dedicano ad una ricerca linguistica e concettuale che li porta a contatto con il nostro fare teatro oggi.

Il flamenco guarda se stesso senza inutili trionfalismi e questo lo arricchisce e lo rende universale, come universali sono il dolore, la gioia, la nostalgia  e l'amore che l questa arte canta.
"Prendi la penna e scrivi: se hai la gelosia non vivi...". E' la forma musicale che comanda, le parole qualche volta sono un gioco, come nelle favole, la ripetizione le rafforza. Esperanza Fernàndez, nata a Siviglia nel quartiere di Triana, alta bella statuaria, con tanti riccioli che le incoronano il viso, canta con una classe indiscutibile una musica che gira gira attorno alle parole: l'espressione viva di un intero popolo offerta dal palco a tutti noi. "Io canto il flamenco che è la mia vita: la pecorella era bianca e il praticello verde", comincia come in una favola, lieve e promettente, e prosegue straziata "se avessi saputo che non mi amavi...".

"Recuerdos"  il suo spettacolo che inaugura la sezione "cante" del festival flamenco a Roma si snoda leggero in una serie di musiche profonde e coinvolgenti fino a chiudere con l'inno gitano ‘Golem Golem'. In una lingua per noi incomprensibile, Esperanza offre un tributo ai suoi avi, i gitani cremati nei campi di concentramento nazisti. Mentre su un grande schermo scorrono le immagini dei poveri scheletri umani nei campi, lacrime di dolore rigano le guance di Esperanza. E' bella Esperanza Fernandez e cantando esprime la sua bellezza in modo più palese. Chiude ringraziando il pubblico di amare il flamenco.
El Cigala, la star alla quale l'Auditorium ha concesso la sala Santa Cecilia, la più grande del complesso di sale ideato da Renzo Piano, nel suo spettacolo Lagrimas negras a me non è piaciuto. Troppo lontano per me dalla tradizione, troppo melodico, troppo non-flamenco il suo canto. Eppure il pubblico era in delirio; ed erano venuti in tanti ad omaggiarlo. Canta accompagnato da un  piano, una chitarra e le percussoni. Lui, allampanato, alto come un trampoliere, magrissimo con i lunghi boccoli che gli cadono lungo le spalle si asciuga di tanto in tanto il viso sudato con un asciugamano nero.

In omaggio  alle preferenze del pubblico romano il festival offre sei spettacoli di danza. A questa sezione appartengono due spettacoli eccezionali. "De entre la luna y los hombres", danza Fuensanta La Moneta. Danza la sensualità. Danza tra gli uomini per la luna. Danza tra i suoi raggi d'argento. Danza per gli uomini e le donne. Danza tra le lenzuola ("entre sabanas"). Lei, piccolina, con un corpo plastico morbidissimo e sensuale danza l'intimità. Dietro un sipario trasparente i musici: chitarra, palmas, tablas e una cantante dalla voce drammatica.

"La notte i tuoi pensieri mi sfuggono... ti sento lontano". Sono i pensieri di un corpo pieno di desiderio. Le canzoni cantano l'amore difficile e deluso. Lei, la ballerina incarna i tratti femminili e maschili del corpo. Balla la musica, il tempo battente eccita i suoi movimenti. I colori sulla scena: bianco, nero e rosso; solo un piccolo ventaglio giallo tra le mani per sottolineare desideri rabbie e insolenza femminili. Lo spettacolo si apre con un paio di scarpe femminili con il tacco, le scarpe da flamenco in un cerchio luminoso e lei ci racconta le ragioni del suo ballare. Uno spettacolo interessante intrigante, bellissimo. Nella prima parte dello spettacolo le sue lenzuola bianche richiamano incessantemente la scena delle lavandaie nella "Gatta Cenerentola" di Roberto De Simone e tanti quadri di Picasso. Lei sfiora il suolo in una rara leggerezza dell'anima e danza una sintesi silenziosa e drammatica della vita femminile. Applausi e un profondo senso di appartenenza.

In una forma asciutta e sensualissima Isabel Bayòn danza "Tan solo flamenco" per rievocare gli antichi gruppi flamenchi. L'unica scenografia è costituita dalle sedie impagliate dei quattro artisti cui si accostano i colori degli abiti di Isabel, messi in risalto da una magnifica luce che si muove a tempo. E lei con uno stile asciutto e perfetto danza i vari stili del flamenco. Il suo corpo è musica e la passione passa dalle note all'aria e dall'aria al suo corpo. Assolutamente perfetta. "In questo spettacolo desidero illustrare e assaporare io stessa la mia passione per questa arte, circondandomi di persone che amo e ammiro dal punto di vista professionale".

Il chitarrista Canyzares è per me una rivelazione; una lietissima sorpresa il suo concerto "Origen flamenco". La scena è semplice, classica, nero lo sfondo, solo le luci cambiano. Le postazioni sono pronte, Juan Manuel entra per primo in scena e lì resta solo per il primo pezzo, e il pubblico è conquistato. Commovente il suo omaggio ad Isaac Albeniz. Serata entusiasmante e piena di un pathos soave. Il grande artista si muove con disinvoltura  tra musica classica e flamenco tradizionale, capace di esaltare la semplicità e la purezza del suono trasmettendo un messaggio di forte impatto emotivo. Storico collaboratore di Paco de Lucia, Canizares che ha composto la colonna sonora di Flamenco  di Carlos Saura, ha recentemente concluso un tour mondiale in vari continenti e negli Stati Uniti, dal 2003 insegna chitarra flamenca alla Escuela superior de musica de Catalunya.
Il festival prosegue con grande successo e serate che registrano il tutto esaurito; si chiude oggi con la "Noche Flamenca" di Piazza Navona.