Amleto: omicidio, incesto e vendetta

di Franco Borrelli

Si fa presto a dire «Amleto» quando si vogliono sottolineare le malinconie del cuore. Migliaia e migliaia di volumi sono stati scritti su questo soggetto, e in oltre quattro secoli non si contano più le rappresentazioni che di questo capolavoro shakesperiano son finite sulle scene del pianeta. Ce n'è attualmente una, assai preziosa e intrigante, su quella del Kirby della Drew University di Madison, prodotta dallo Shakespeare Theatre of New Jersey e diretta da Bonnie J. Monte che, dello stesso Theatre, è direttrice artistica ormai da anni.

Nelle vesti del protagonista è Gareth Saxe (volto e virtù non sconosciuti a Broadway), che trova in Robert Cuccioli (nella duplice veste del fantasma del padre d'Amleto nonché di re Claudio) una superba spalla. Son loro due, infatti, a catalizzare maggiormente le attenzioni ed a suscitare contrastanti emozioni. Nel cast numerosissimo una menzione la meritano anche l'Horatio di Gregory Jackson, la pre-romantica Ophelia di Lauren English e la regina Gertrude di Jacqueline Antaramian. Tutti, per diversi aspetti, personaggi intensi, emblematici e significanti le forti e contraddittorie passioni dell'animo: dall'amore alla sete di potere, dall'affetto filiale al turbinio dell'incesto, dall'amicizia al sacrificio, dalla ragione in cerca d'un significato nella e della vita al precipizio della follia, dalla ragion di stato alla catartica morte che finisce col lavare ogni cosa grazie a un pugnale o a gocce di veleno.

Tragedie come questa di Amleto si spiegano e parlano al cuore e alla mente senza intermediari. Prova eccellente anche questa della Monte che del capolavoro riesce ad evidenziare il mistero e la forza titatina nel cercar comunque una via d'uscita (e di vendetta) in una Babele di emozioni e di pulsioni. L'anima, non solo quella di Amleto, è un mare dalle travolgenti contrastanti e potenti correnti, ove la luce della ragione penetra solo a fatica, ove le spiegazioni e le giustificazioni fanno assai spesso inorridire, ove frustrazioni e sensi di sconfitta si mescolano al desiderio di rifarsi e di rivalsa verso coloro che ci han fatto torto.

Un viaggio dantesco nel buio che si cela dentro gli uomini, una serie inimmaginabile di interrogativi torturanti, e la conclusione - amara - che il mistero resta malgrado tutto sempre tale. Opere come questa, però, seguono in pieno il dettato della grande tragedia greca: lo spettatore vede in scena se stesso, in parte o in tutto, e vien messo così dinanzi allo specchio delle sue responsabilità e doveri esistenziali; da essi non si sfugge e, volenti o nolenti, si deve rispondere alla voce del fato; all'ineluttabilità del destino, o di quello che esso sembra, infatti non si sfugge, seppur la fede nell'Altro, nell'Assoluto, par non dia alcun conforto. Troppo grandi e laceranti le pene che si soffrono, troppo fuori dal normale certi delitti, e il sangue non può che reclamar altro sangue.

In tutto questo marasma dominato dai colori del nero della colpa e del rosso del delitto, la Monte riesce anche a singolarizzare momenti d'acre ironia e a stimolare il sorriso (!). Ma la cupezza del tutto finisce tuttavia col prevalere,trovando un buon aiuto anche nelle scene volute e disegnate dalla stessa regista, ridotte come sono all'essenziale, in una stilizzazione esterna che lascia all'anima e al cuore tutto lo spazio necessario ed utile ad esprimere le più laceranti passioni.

Una produzione maiuscola che, come sottofondo e come legame fra una scena e l'altra, s'avvale del canto latino, avvolgente misterioso e creante atmosfere adatte al tormento che si porta in scena, delle Voices of Harmonium Choral Society dirette da Anne Matlack: un echeggiar suggestivo che ti riporta a certa produzione medieval-rinascimentale, sottolineante colpe, espiazioni e pulsioni innegabili per l'umanità. Questo «Hamlet» da non perdere resterà sulle scene del Kirby fino all'11 ottobre p.v. (tel. 973\408-5600).