Che si dice in Italia

Lo stilista filosofo

di Gabriella Patti

Sapevo ben poco di Brunello Cucinelli, oltre al fatto che i suoi capi di vestiario in cachemire colorato sono davvero belli ancorché costosi, e che uno di questi è stato regalato a mio figlio - contentissimo - il giorno in cui si è laureato. Sapevo anche che lo chiamano lo stilista filosofo, ma - confesso - non mi ero mai chiesta il motivo. Tutto sommato questa mia ignoranza mi è stata utile. Perché la sorpresa di conoscerlo, sia pure brevemente e in mezzo a tanta gente, è stata davvero piacevole. L’occasione è stata l’inaugurazione a Roma della sua prima boutique monomarca, in pieno centro cittadino. Dopo aver sentito le cose che ha detto (per esempio: "La ripresa economica e morale passa attraverso il nuovo apprezzamento dei valori dell'uomo, dove il lavoro, finalizzato al bene comune, trascende e sublima la materia") mi sono davvero incuriosita e ho fatto un po’ di indagini per conto mio. In una rivista ho letto una sua intervista. Titolo: "Voglio che tutti siano felici".

Dichiarazione forte di per sé, ma ancora di più se detta da un imprenditore il cui primo obiettivo, la maggior parte delle volte, è solo il proprio profitto. A quanto pare, non sono soltanto parole. Nella sua fabbrica di Solomeo, cinque chilometri da Perugia, tra i 500 dipendenti non c'è mai stata un'ora di sciopero. E l’assenteismo è sconosciuto. Nessuno timbra il cartellino, ci si organizza con i colleghi per gestire le assenze in modo che il lavoro non ne risenta; la paga è mediamente del 20 per cento in più rispetto a quella della concorrenza (Cucinelli: "Si lavora meglio se non si hanno problemi a pagare il mutuo").

A Solomeo ci sono stata ed è bella. Come bello, pulito, tenuto bene è il borgo antico intorno che risente della donazioni da mecenate rinascimentale di Cucinelli. Il posto lo ha scelto perché la sua fidanzata, oggi sua moglie, è di lì: in 23 anni di appassionato lavoro hanno ristrutturato il borgo vecchio, che versava in stato di abbandono. Facile credermi, quindi, se vi dico che la gente che ho incontrato mi è apparsa veramente serena ed educata, cosa non da poco in questi tempi di velinismo e beceraggini televisive. Ho provato comunque, a fare il mio mestiere di giornalista, a trovare qualcosa di negativo. Ho chiesto: "Ma che difetti ha questo uomo?". Alcune risposte: "Si arrabbia se vede qualcuno che butta la sigaretta per terra". "Ha molta energia e finchè non la consuma è pesante perché è un perfezionista". Con questa formula (l’altro suo "credo" è: rapidità), anzi: con questo carattere, Cucinelli sta battendo la crisi. A conferma che il Made in Italy, quello vero, è vivo e vitale purché sappia adattarsi ai tempi nuovi: costoso e fatto per pochi ma di grande qualità. E’ così che, alla faccia dei soliti lamentosi che vedono sempre nero, il fatturato dell’azienda è aumentato del 10 per cento l’anno scorso e del 20 quello prima. E parte dei profitti sono sempre stati reinvestiti: nell’azienda ma anche nel borgo. Restauri. Teatro.

Ogni tre mesi: mega riunione con tutti i dipendenti. Ai quali espone la sua filosofia. Ma li ascolta pure. Perché crede nella creatività di ognuno di loro: il logo per una linea di prodotto gli è stato suggerito dalla signora delle pulizie. E ogni volta, offre dei libri in regalo. Finora erano i discorsi di Marco Aurelio, di San Francesco, di Sant’Agostino. Quest’anno, novità: i discorsi del Presidente Usa, Barak Obama. "Ormai pensavo" spiega "che avrei sempre dovuto pescare tra i vecchi autori e le vecchie menti pensanti. Ma ora c’è qualcosa di nuovo".