IL FUORIUSCITO/Riespatriato dalla vergogna

di Franco Pantarelli

Tutti quelli che amano andare in giro per il mondo sono destinati, chi più chi meno, a sorbirsi le idee che gli “altri” hanno di loro e che in genere sono puri e semplici stereotipi. Qualche esempio? Gli argentini, che attualmente sono quelli cui mi trovo più vicino, fuori del loro Paese sono visti tutti come danzatori di tango, accaniti e appassionati. Credetemi, non è vero. Il tango è un ballo molto bello, ci sono alcuni professionisti che lo ballano divinamente per la gioia dei turisti (ripeto: turisti) che pagano somme esagerate per andarli a vedere, ma quelli che professionisti non sono hanno altro da pensare che ballare il tango, così come i francesi non passano tutto il loro tempo volteggiando nel valzer musette, i tedeschi non stanno tutti i momenti a fare ordine, gli spagnoli non mettono un “olé” ogni tre parole che pronunciano, gli inglesi non siedono tutti al circolo a leggere il “Times” e a scambiare una parola ogni quarto d’ora col vicino di poltrona e gli irlandesi non stanno tutti nei loro pub, con un boccale di birra in una mano e un bicchiere di whisky nell’altra, sorseggiando alternativamente dall’uno e dall’altro per “ubriacarsi con tutti e due”, come vuole la leggenda.

E gli italiani? Se devo dare retta alla mia esperienza di rimpatriato-riespatriato, gli stereotipi classici che chissà perché cominciano tutti con la emme, mammoni, mandolinisti, mafiosi, sta decisamente calando. Ma se quelli che hanno anche loro notato questo calo stanno tirando un sospiro di sollievo, sarà meglio che lo trattengano. A sostituire le tre emme, infatti, è in arrivo - anzi è arrivato - qualcosa di molto più grave, che oltre tutto non può neppure essere liquidato rapidamente come si fa con gli stereotipi perché questo non lo è. Si chiama vergogna. Vergogna per un tizio di cui da ormai alcuni mesi il mondo intero ride, trascinando nelle risate i suoi concittadini, visto che lui è il loro capo del governo, Silvio Berlusconi. E’ dedito ai festini, alle minorenni, all’amore a pagamento, ma soprattutto è dedito alle menzogne, che sgorgano dalla sua bocca in quantità industriale, salvo poi minacciare e insultare quelli che lo sbugiardano. La penultima cosa: denuncia al tribunale di due giornali; ultima cosa: la qualifica di “farabutti” a tutti quei giornalisti (pochi in verità) che non lavorano per lui.

Prima, fuori dall’Italia Berlusconi era noto solo a quei pochi che normalmente si interessano anche di ciò che accade negli altri Paesi e che quindi erano al corrente delle famose leggi ad personam con cui lui si salvava dalla galera, dei processi in cui nonostante ciò era continuamente coinvolto, del fatto che ne usciva spesso grazie alla prescrizione - cioè la decadenza delle accuse quando il processo dura troppo a lungo (che vuol dire che i suoi avvocati erano stati bravissimi non a contestare le accuse ma a perdere tempo) - e della condanna dei suoi due principali collaboratori: Cesare Previti per corruzione e Marcello dell’Utri per mafia.

Tutto ciò faceva di Berlusconi un personaggio infido e pericoloso. Ora invece è un personaggio comico. Attenti, però. Non per gli italiani di Italia, che in maggioranza lo sostengono e di tutto ciò non sanno praticamente nulla perché le loro fonti sono le tv che appartengono a lui e che al confronto la disinformazjia sovietica sembra un gioco da bambini. Gli sghignazzi, le battute feroci, i “ma come fate a dare retta a un tipo simile” sono tutte cose destinate agli italiani che stanno fuori e che - si diceva prima - non possono neanche consolarsi con la storia dello stereotipo. Tutto ciò che possono fare è starsene alla larga dall’Italia attuale e consolarsi fra loro, un po’ come i fuorusciti durante il fascismo. Quelli scappavano per sopravvivere, questi lo fanno per disgusto. Lo so perché sono uno di loro e mi vergogno dalla mattina alla sera.