CINEMA/“Triangolo” alle Eolie

di Giuseppe Quatriglio

Memorabile il mese di aprile di sessant'anni fa. Fu una stagione di competizione cinematografica che ebbe come teatro la Sicilia, e precisamente le isole di Stromboli e di Vulcano, allora selvagge e quasi inaccessibili.

Mercoledì 6 aprile 1949, poco dopo le ore 15, gli operatori della Berit-Film piazzarono due macchine da presa sulla spiaggia di sabbia nera nell'isola di Stromboli e rimasero in attesa, sotto ampi ombrelloni, dell'arrivo di Ingrid Bergman, allora uno dei miti di Hollywood, e di Roberto Rossellini. La stazione radiotelegrafica della Marina Militare, che aveva consentito i collegamenti tra la Berit-Film, sul  continente, e l'isoletta, aveva, infatti, assicurato l'arrivo della famosa attrice svedese  e del regista  di "Roma città aperta" proprio per quel pomeriggio. Ma, dopo le ore 16, l'arrivo dell'Eolo, il piroscafo che una volta la settimana raggiungeva l'isola semideserta, deluse tutti.

Non si seppe nulla per giorni, nonostante le innumerevoli richieste telegrafiche. Come si apprese dopo, la Bergman e Rossellini, accompagnati dagli sceneggiatori Sergio Amidei e Giampaolo Callegari, e dall'amico del regista, il giornalista Lamberto Sorrentino, percorrevano in macchina l'Italia meridionale. C'era da trovare il protagonista maschile di un film che, negli intendimenti di Rossellini, doveva essere un non attore. E alla fine, a Salerno, venne scelto un pescatore. Sulla spiaggia di Stromboli, all'imbrunire, i tecnici, stanchi di aspettare, smontarono le macchine da presa, ma proprio allora apparve all'orizzonte il motopesca "San Lorenzo", con i cineasti attesi, e si fece appena in tempo a riprendere alcune immagini dello sbarco.

Ingrid Bergman, cui la vista del vulcano fumante nella luce rossastra del tramonto aveva destato una sottile malinconia, apparve commossa sulla riva. Aveva un fazzoletto rosso che le chiudeva i capelli, una camicetta celeste sotto il cappotto marrone, pantaloni di velluto nero che vestivano le lunghe gambe. Rossellini, in maglione e tuta di camoscio, dava il braccio alla diva che sorrideva un po' a tutti, agli amici e alla piccola folla che brulicava,  nell'oscurità sopraggiunta, alla tenue luce di qualche lampada ad acetilene.
Trascorsi una intera settimana nell'isoletta e fui presente allorché la Bergman prese possesso della casetta dell'insegnante signora Russo, magicamente trasformata dalle maestranze in un appartamento signorile, e alle prime riprese del film. Stromboli si esibiva in tutta la sua aspra bellezza. Tutto aveva un grande fascino: le rocce nere e tormentate, la Sciara del fuoco sulla quale scivolavano in mare con frastuono le colate laviche, lo stesso vulcano dal quale spesso giungevano sinistri boati, un rumore sordo, come di saracinesche violentemente abbassate. Commentò Rossellini: "Tutto sembra adatto per creare meravigliose sequenze cinematografiche".

Qualche giorno dopo il suo arrivo, cominciarono le riprese. L'attrice, con i poveri panni addosso della profuga, incontrò sulla spiaggia il marito, impersonato dal pescatore scelto da Rossellini. Poi attori e macchine da presa salirono sugli impervi sentieri tagliati nella lava , disseminati di fichidindia.
Le giornate trascorrevano lente a Stromboli. Si riempivano quaderni di appunti. E la sera si chiacchierava sotto le stelle in un'isola nella quale non era ancora arrivata la corrente elettrica. Poi venne il giorno della partenza. Portavamo con noi (al mio fianco c'era solo un altro giornalista, Lamberto Sorrentino) materiale per articoli e rullini fotografici. E mentre noi ci imbarcavano, diretti a Milazzo, sbarcavano a Stromboli giornalisti e fotografi in gran numero. Ma noi avevano già le prime notizie e immagini esclusive.
Nella stessa primavera del 1949 nell'isoletta di Vulcano, Anna Magnani era impegnata, assieme a Geraldine Brooks e Rossano Brazzi, nelle riprese del film che aveva lo stesso nome dell'isola. Il regista William Dieterle si accostava alla macchina da presa in guanti bianchi. Da snob.

Mi recai a Vulcano in un pomeriggio chiaro, con un gruppo di colleghi, in una pausa delle riprese per incontrare Anna Magnani, e solo per questo. L'attrice aveva rotto con Rossellini, anzi era stato lui a lasciarla, dopo avere incontrato Ingrid Bergman e intrecciato con lei una relazione che sarebbe sfociata nel matrimonio. Quella frattura sentimentale era stata all'origine della sua decisione di girare un film, in un'isola poco distante da Stromboli. E proprio nello stesso periodo in cui la rivale, diretta dall'uomo che per molti anni era stato vicino a lei, interpretava la parte di una donna sfruttata.

Anna Magnani sembrava allegra. Aveva addosso un vestito nero di seta senza maniche, generosamente scollato sul seno rigoglioso. I capelli corvini incorniciavano un viso abbronzato di persona sana.
I giornalisti sono generalmente indiscreti, e, uno di noi, fu più indiscreto degli altri in quell'ora immota del tardo pomeriggio che si viveva nell'isola vulcanica, in prossimità di una tranquilla distesa marina, al concludersi di una giornata calda di sole.

La domanda era precisa e impertinente, e riguardava la stessa Anna Magnani e il suo stato d'animo dopo il distacco da Rossellini. L'attrice ascoltò in silenzio con gli occhi rivolti nel vuoto, ma non diede una risposta. Accarezzò più volte con tenerezza il pastore che, accanto a lei, sembrava bevesse il suo fiato. Intrecciò un indimenticabile monologo vicina al compagno a quattro zampe. E si espresse come se fosse su un palcoscenico, ma lei non recitava, pronunciava parole che uscivano dal cuore.
Disse, nel silenzio: "Mi sei rimasto solo tu a tenermi compagnia, sei davvero un amico fidato".
Il colle