IL CASO/UNA BIMBA DA SALVARE/In aiuto di Sebria

di GDM

Sebria Seyredin ha solo quattro anni, è uno dei casi disperati giunto a Bala Murghab. Le è stata diagnosticata una fascite necrotizzante con sindrome compartimentale. È arrivata alla Fob italiana lo scorso 29 agosto e il giorno dopo è stata trasportata in elicottero a Herat e ricoverata presso l'ospedale spagnolo. È stata sottoposta ad intervento chirurgico e le è stato asportato il tessuto necrotico e l'articolazione è stata lasciata scoperta. Ora necessita di un intervento di chirurgia plastica ricostruttiva, altrimenti rischia l'amputazione delle gamba. «L'articolazione - ci dice il colonnello dell'Aeronautica Marco Bramanti, direttore sanitario del contingente nazionale - viene trattata con terapia antibiotica, la fascia le viene cambiata tutti i giorni e per far ciò dobbiamo anestetizzare la piccola. Non sappiamo esattamente come Sebria ha preso questa infezione. Forse in seguito ad un morso d'insetto oppure si è procurata una ferita che poi ha preso infezione». Per essere portata in Italia, l'ambasciata italiana di Kabul deve concedere il visto di ingresso a lei e al padre, mentre le Regioni devono farsi carico delle spese sanitarie. L'intervento deve essere fatto prima possibile, preferibilmente entro una decina di giorni. Al momento pare che al suo caso si siano interessati l'ospedale Sant'Anna di Milano e forse il Rizzoli di Bologna.

Tuttavia, per poter espatriare l'iter è complesso. In loco, ossia in Afghanistan, occorre una dichiarazione di mancata possibilità di trattamento da parte del direttorato di sanità, un'attestazione della polizia che il padre non ha precedenti penali e una dichiarazione da parte della famiglia che non chiederà asilo politico in Italia. Mentre dall'Italia necessitano l'autorizzazione di una Regione che si farà carico della copertura delle spese sanitarie, la dichiarazione di accoglimento della famiglia da parte di un'organizzazione umanitaria, la richiesta del visto di Schengen e l'autorizzazione al volo militare.

Al momento mancano la dichiarazione della polizia e l'autorizzazione da parte delle regioni a farsi carico delle spese sanitarie.  Una volta completa, la documentazione con la cartella clinica verrà inviata all'ambasciata italiana a Kabul che dovrebbe rilasciare il visto per lei e per il padre.
Se Sebria dovesse perdere la gamba, avrebbe salva la vita, ma sarebbe spacciata come donna in Afghanistan, potrebbe essere ripudiata dalla famiglia, nessuno la prenderebbe in sposa e finirebbe agli angoli delle strade a chiedere l'elemosina.