Che si dice in Italia

Un topolino a Milano

di Gabriella Patti

La montagna ha partorito il topolino. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha presentato il progetto per l'Expo che si terrà nel capoluogo lombardo nel 2015. In pratica è un grande spazio adibito a serre, dove ognuno dei Paesi partecipanti potrà presentare le proprie colture tipiche.  Tutto intorno, canali navigabili. In teoria potrebbe essere un'idea, tra l'altro gradita agli ecologisti. Poco cemento, in realtà non per motivi ambientalisti ma perché il cemento costa e le imprese edili ancora di più. Berlusconi, che pure nasce costruttore, si è dichiarato entusiasta. Ma, andando a guardare, sono le classiche nozze con i fichi secchi. Di solito l'Expo è l'occasione per una città per costruire cose nuove, per ristrutturare a fondo quelle esistenti, insomma per rifarsi un look: duraturo e, soprattutto, che poi lasci qualcosa negli anni a venire, tipo la Tour Eiffel a Parigi. Passato il 2015, invece, che ne sarà della landa desolata che resterà?

   SONO TORNATI I LUPI. Ed è una buona notizia, visto che si tratta non di umani cattivi ma proprio degli animali che un tempo abbondavano nei nostri boschi, quando ancora avevamo i boschi. Eppure, anzicché rallegrarci per la ricomparsa di qualche sparuto esemplare a quattro zampe - perché si tratta comunque di cifre molto basse - ecco che partono le lamentale. I pastori temono per i loro greggi. Perché i lupi, si sa, quando ci sono, fanno il loro mestiere: che è quello di mangiare anche le pecore. E' intervenuta persino la Coldiretti, l'associazione degli agricoltori. Suggerendo, tenetevi forte, l'istituzione di... ronde. Si vede che il modello leghista ha fatto presa: afrontare i lupi come se fossero spacciatori o immigrati clandestini. Domanda - non è mia, se la pone Fabrizio Roncone del Corriere della Sera ma la faccio mia: visto che la verità è che, mentre i lupi sono ancora capaci di fare i lupi non sarà che i pastori non sanno più come si fa il pastore? Ormai proteggono i loro greggi con cagnolini da salotto e, per pigrizia o inettitudine, hanno dimenticato di crescersi i maremmani, quei bianchi e forti cagnoni capaci di sbranare un lupo.

   DOPO MCADONALDS, LA COCA COLA E GLI HAMBURGER ora, sempre proveniente dagli Usa, l'happy hour ha invaso l'Italia. Prima c'era l'aperitivo: un rito tranquillo e rapido al bar con gli amici e le amiche, spesso la bevanda era pure analcolica. Ora, invece, la cosa con la scusa della socializzazione (che nasconde la grande solitudine) è diventata quasi un affare di Stato. Abbiamo trasformato la chiacchierata veloce in grandi abbuffate di patatine fritte, di pizzette e di altri mangiari non proprio salutari. E, soprattutto, in grandi scolate di alcolici e superalcolici. I medici hanno iniziato a preoccuparsi ma, come sempre, nessuno li ascolta. Soprattutto nelle grandi città, Milano e Roma in testa, giovani e meno giovani, tutti più o meno single o malmaritati, appena arrivano le sei del pomeriggio si riversano nei locali. Dove al banco trovano piattoni da cui attingere e un barman sorridente che dispensa margaritas e daiquiri come acqua fresca.

Colpisce soprattutto la quantità di donne che cedono alla nuova moda. Magrissime, per lo più, come ha giustamente scritto con la sua penna puntuta la giornalista Maria Laura Rodotà su "Io donna", il femminile del Corriere della Sera. Magrissime e per nulla interessate alle patatine, ma solo al bicchiere. Per loro c'è un termine che, confesso, non conoscevo: alcolexic, le anoressiche che si nutrono di alcol. E che la mattina dopo si lamentano per il mal di testa e i bruciori di stomaco. Ma poi, allo scoccare delle fatidiche sei del pomeriggio, ricominciano da capo. Oltre a essere un Paese dove le donne non fanno più figli diventeremo anche un Paese di alcolizzate?