Il giocattolo s’é rotto

di Toni De Santoli

Il giocattolo s'è rotto, i bambini litigano. Questa la sintesi (almeno secondo noi) della bufera che da alcuni giorni investe il Pdl, il partito di maggioranza cui è affidato il compito di guidare l'Italia. Il partito di Silvio Berlusconi (di cui è leader), di Gianfranco Fini, Ignazio La Russa e altri personaggi ancora. Del Polo delle Libertà fa però parte anche la Lega, ma la Lega conserva il proprio nome, il proprio assetto, la propria fisionomia. Alleanza Nazionale e Forza Italia nei mesi scorsi hanno invece voluto sciogliersi (almeno in termini legali, giuridici...) in modo da fornire al Polo delle Libertà l'univocità auspicata da parecchi elettori, cittadini - di sicuro - in buona fede. Così, perlomeno, dicevano gli uni e gli altri.

Ma il giocattolo non è stato frantumato dalla crisi nera che attanaglia l'Italia, non è stato mandato in pezzi da genuine diversità di opinione su come tutelare la "res publica". Non è stato schiacciato dal tema-immigrazione clandestina (argomento di grosse discussioni fra i ranghi della destra) e neanche dalla proposta avanzata da Gianfranco Fini di concedere il voto (nel quadro delle amministrative) agli immigrati. No davvero: qui non ci troviamo al cospetto di signori i quali tentino di uscire, in modo nobile - e utile alla Nazione - dal conflitto con se stessi creatosi in base all'evolversi degli affari politici nazionali e internazionali o in virtù di quanto di più serio e tormentato possa a un tratto scuotere la coscienza di uomini consapevoli, per i ruoli che essi appunto svolgono, di esercitare quel potere da cui dipendono le sorti del Paese.  Qui non c'entrano la disoccupazione, il precariato, le banche, l'Afghanistan, Gheddafi. Forse non c'entra neppure il nauseante caso scatenato dal direttore de "Il Giornale", Vittorio Feltri, caso che ha sconvolto la vita del direttore de "L'Avvenire" Dino Boffo, dimessosi giorni fa con tempestività ed eleganza dalla propria carica.
Il bambolotto dev'essersi rotto per via dello scandalo berlusconiano delle "escort", delle "veline", delle candidature al Parlamento offerte (secondo le cronache di questi ultimi quattro o cinque mesi) a donne piacenti, disinvolte, ingioiellate come ingioiellate non apparivano nemmeno Francesca Bertini, Isadora Duncan, Josephine Baker. Nemmeno la Regina Elena... A rovinare, senza certo volerlo, il bambolotto, dev'essere stato proprio "Papi", sì, "Papi", il presidente del Consiglio.

Che cosa vuol dire tutto questo? Che cosa significa il pandemonio scattato all'interno del Pdl? Secondo noi vuol dire che andava tutto bene "madama la marchesa" finchè non s'aveva eco (o se ne aveva una flebile, molto flebile e confinata negli spazi delle riviste "leggere") del genere di svago cui sembrava abbandonarsi un uomo, milanese e molto potente, che avrebbe potuto, sì, portare ogni tanto a cena con sé una distinta, discreta, compìta signora, ma che avrebbe impiegato meglio per tutti il proprio tempo a leggere Balzac, Hugo, Keynes, Mussolini, Gramsci, Churchill, Golda Meir (leggere Locke, Hobbes, Hume, Pareto e Pirandello sarebbe stato, francamente, un poco troppo impegnativo...).

Ora i personaggi chiamati dalla volontà popolare a governare l'Italia, si mostrano con atteggiamento accigliato, severo, alla Ugo La Malfa (lo ricordate il vecchio leader repubblicano, il "Cassandra" degli Anni Sessanta??). Sfido io: il giocattolone s'è appunto rotto... Ma quanto ci si erano divertiti con l'aggieggio... Anzi, ci tenevano eccome, fino all'altroieri, a far notare il proprio spasso alla tv, sui giornali, in pubblico. Berlusconi sorrideva raggiante e sorridevano raggianti tutti gli altri nella disgustosa kermesse dei potenti, degli agiati, dei ricchi. Adesso, forse, la musica sta cambiando per sempre. Ma la sinistra perderà magari anche quest'occasione. Alla prossima puntata...!