TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Dante messo in musical

di Mario Fratti

Costa solo quindici dollari e si possono vedere 201 spettacoli (tel. 212\866-7619). C'è anche una versione "opera rock" sull'"Inferno" di Dante (scritta da Rick Merino e diretta da Stephen Innocenzi). Una visione infernale, divertente. Il Fringe Festival inizia al teatro Minetta con due testi impegnati, che dipingono i problemi di oggi. "The Green Manifesto" di Anne Berlin (parole e liriche) e Andy Cohen (musica) crea un illuminato parallelo con il "Manifesto" di Marx. Tentativo di portare giustizia e salvare la società, il pianeta, dalla distruzione. Amore contrastato mentre si tenta di suggerire agli spettatori di "eliminare sprechi, riusare, riciclare". La bella Madison (Annie Lutz) è attivissima. Contesa fra due uomini, l'avvocato Adam (Eli James) ed il costruttore Patrick (Bob D'Haene). Elegante e spigliato è Dan Debenport, un pinguino parlante che dà saggi consigli. Ben diretto e coreografato. Successo.
Nello stesso teatro, una bella ripresa di "How Now, Dow Jones" di Max Shulman (libretto), Carolyn Leigh (liriche) ed Elmer Bernstein (musica); un musical che ebbe successo nel 1967. Il mondo di Wall Street, con gli affari che hanno alti e bassi. Kate (Cristen Paige) è fidanzata da quasi quattro anni ma William (Fred Berman) rimanda in attesa di guadagni alti. Anche la sua amica Cynthia (Cori Silberman) ha guai. E' innamorata di Herbert (Elon Rutberg) che la ignora. Arriva il simpatico Charley (Colin Hanlon) che sta per commettere suicidio. Colpo di fulmine per Kate. Resta incinta e, alla fine, lo sposerà. Fra le migliori canzoni "Live a Little", "Big Trouble" e "Touch and Go". Tutti bravi, ben diretti da Ben West.

C'è poi "Hint" di Joe Maloney e Halina Ujda. Il tipo di ‘detective story', di giallo britannico. Tanti personaggi; vengono eliminati uno dopo l'altro. E l'assassino non è l'ovvio tipo truce ma una dolce ingenua. Una coppia divertente è Martha (Patti Perkins) ed il marito sempre ubriaco Nigel (Justin Glaser). Ma le più interessanti sono sempre le donne: E. Ness, K. Kurtzberg, R. Ray e S.J. Jacks.
Chi ama i monologhi, che son sempre confessioni molto personali, ne ha moltissimi. I migliori sono "Jesus Ride" con Mike Schlitt (un ebreo che sottolinea le sue qualità umane); "Sakina's Restaurant" (Aasif Mandvi che lo descrive con ironia); "Spitting in the Face of the Devil" (John Montgomery spiega perché odia suo padre); "Bubs" (delusioni di un musicista); "38 Witnessed Her Death..." (Lulu Lolo ci ricorda che Kitty Genovese fu uccisa senza il minimo aiuto); "Pie-Face" (David Lee prende in giro la nota Anita Bryant); "Just Don't Touch Me, Amigo" (Fernando Gambaroni ci descrive le difficoltà di uno straniero a New York); "Art's Heart" (Anthony Johnston pensa al suicidio; troppo solo); "A Time to Dance" (Libby Skala è un'austriaca contro Hitler); "Confessional" (Jayson Akridge confessa un delitto); "Dirty Stuff" (altre confessioni di Johnny McGovern).

Quest'ultimo è al teatro Actors' Playhouse dove abbiamo ammirato l'originale, poetico "Ether Streeds" di Jason Williamson. La giovane, vulnerabile Skeeta (la fragile Sarah Lord) è perfetta come figlia che ama il mare e trova il teschio di un cavallo che stimola la sua fantasia. Vediamo scene del passato, quando il padre (Todd D'Amour) le mostrava affetto. La madre, sexy ed aggressiva, lo accusa di troppo affetto; un padre non deve desiderare la figlia. Il padre muore poi in un incendio e la madre si sente libera di amare altri uomini. La figlia soffre. Bella la scena in cui la madre (Birgit Huppuch) corteggia apertamente, sessualmente il riluttante Emory (Sahr Ngaujah). Skeeta sabota la relazione parlando degli altri uomini avuti dalla madre. Tensione ed odio fra le due anche perché Skeeta mostra interesse per Emory. Va alla spiaggia con lui. Pescano insieme. La poetica Skeeta pensa che l'amplesso sia dolce e romantico. Non lo è; è delusa. C'è anche un quinto personaggio che dovrebbe essere magico, bianco ed argentato, e non lo è. Una specie di Nettuno che arriva dal mare e seduce la bambina. Incontri vaghi, troppo nebulosi. Finisce nel fuoco, per una madre che vuol forse morire come il marito. Scene finali ci mostrano che la coppia Skeeta-Emory trova un'intesa. Buon dialogo. Abile regia di Niegel Smith.

Due italoamericani, l'insegnante produttore Louis Salamone e la scrittrice-produttrice Joan Slavin hanno ora il teatro 45 Bleecker Street, ed han deciso di aiutare il teatro italiano. Ho già visto una decina di rappresentazioni e letture di nuovi autori. Eccezionale è la loro collaborazione con il gruppo Monreale-Stage Face. Presentano il forte dramma "Terranova" di Pamela Monk e Dennis J. Loiacono. New York City, 1906. La giovane, bravissima, commovente Josefina (Laura Lamberti) è accusata di aver ucciso i coniugi Gaetano (Joseph LaRocca) e Concetta (Lucia Grillo). Non lo nega. Aiutata dall'avvocato Palmieri (Steve DiNardo), dalla giornalista Dix (Raissa Dorff) e da un ambiguo Hearst (John Gazzale) si rivelano le ragioni di questa insolita vendetta. I coniugi la ospitavano con la scusa di proteggerla ma invece la portavano a letto ed abusavano di lei. In un ottimo dialogo, fra le lacrime, Josefina, respinta dal marito Giuseppe (Emilio Tirri) perché non illibata, rivela la sua disperazione e le voci divine che la ossessionavano e spinsero al delitto. Siamo per fortuna nel 1906, tempo lontanissimo; un atteggiamento che non esiste più in Italia. Affiatata compagnia, diretta con abilità e stile da Theresa Gambacorta. Folto pubblico, successo.