PRIMO PIANO/PERSONAGGI/Le regine di Spadoni

di Stefano Vaccara

Devi conoscere le mie ragazze, con calma ci devi parlare di persona, solo così potrai capire cosa stiamo facendo...".
Stefano Spadoni, l'eclettico bolognese giornalista-radio che qualche anno fa ebbe un bel successo con il suo libro "Vengo a vivere a New York", me lo ripeteva da qualche mese ad ogni incontro fortuito. Da un paio di anni, infatti, scorgevo Stefano a vari eventi in città attorniato da cinque, sei, anche otto ragazze altissime e bellissime. Non capivo cosa ci facesse in giro così, "beato tra le alte", continuavo ad incontrarlo e a salutarlo, meravigliato. Ma chi sono? E perché queste giovani e altissime ragazze se ne vanno in giro con Stefano? Cosa publicizzano? Sorridevo, lo salutavo, ma restavo perplesso...
L'eccentricità di Spadoni a Manhattan si conosce bene, lui è l'organizzatore di feste e di network tra gli italiani che vogliono conoscere nuovi giri di americani e viceversa, ma quel suo tipico papillon ora ad altezza di coscia, diventava un grande punto interrogativo.

Alla fine ho accettato il suo invito ad intervistare le TOW, "Tall Outstanding Women", così si chiama il club creato da Spadoni e che raccoglie delle giovani donne che devono essere alte più di 6 piedi (1,83 m). Mi dice che è un club che si dedica alla benificenza, ma se voglio appunto capirne di più, devo parlare direttamente con loro.

Arrivo alla "Trattoria Dopo Teatro", sulla 44 tra Broadway e Sesta Ave, alle 6 pm di giovedì 27 agosto, e trovo Stefano fuori dal locale scortato da due altissime ragazze. Vederci in questo accogliente ristorante italiano è fondamentale, ci dice Spadoni, "è stato qui che abbiamo fondato TOW, due anni fa, attorno proprio a quella tavola". Ci sediamo con Yanelle e Marina e subito dopo cominciano ad arrivare, una dietro l'altra, anche Kayla, Shauna, Tania e Jacqueline. Altissime, elegantissime, bellissime.

Il ristorante è già quasi pieno, dagli altri tavoli ci scrutano sguardi tra l'incredulo e l'invidioso. Tiro fuori il taccuino e, insomma, sono qui per lavoro... Con un certo imbarazzo cominciano ad uscirmi delle domande scontate, impacciate. Come ti chiami, quando sei arrivata a NY....

Scorgo Stefano che si allontana dal tavolo con un sorriso beffardo. Ma cosa mi vorrà combinare, penso. Poi capisco. Il manager ideatore di TOW, si allontana per consentire alle ragazze di rispondere alle domande sul loro club, senza essere "frenate" dalla sua presenza. Piena libertà di giudizi perché, ovviamente, in questa conversazione oltre che di loro si parlerà anche di lui. Ma perché lo seguono Spadoni? Come vi ha convinto? Cosa vi da in cambio?  Cosa cercate da lui? Ma perché vi fidate?

Così mi accorgo subito che queste cinque ragazze che stanno sedute attorno hanno un modo di esprimersi, un modo di raccontarsi e raccontare il loro incontro e rapporto con Stefano, che mi prende alla sprovvista. Lo ammetto: pensavo a delle ragazze, come dire, alte, belle, e anche un po' superficiali... Insomma sono caduto nel solito stereotipo, una donna molto avvenente sarà pure molto attraente ma poi cosa si potrebbe approfondire con loro... Ed eccoci serviti! Nella tavola rotonda di "Dopo Teatro" c'è un concentrato di IQ ben al di sopra della media, insomma l'intelligenza di queste ragazze lascia di stucco più della loro altezza. Ora capisco perché Stefano, allontanandosi, avesse quel sorriso beffardo... Loro parlano, discutono, si fanno domande tra loro, io resto a sentirle muto e affascinato.

Tra i venti e i trenta anni, sono laureate, svolgono professioni o attività che le coinvolgono a tempo pieno, però trovano il tempo per dedicarsi anche a TOW, senza prendere un soldo. "Nessuna di noi prende un centesimo e neanche Stefano".

Jacqueline Aizen è nata a NYC da immigrati ucraini. Fa la dietista, oltre ad essere artista e modella part time. Yanelle Dugar è nata a Brooklyn, è cresciuta in South Caroline e ha studiato alla Duke University. Cantante, mi dice che presto terrà un cancerto anche in Italia, a Mantova.
Tania Magas viene dalla Bosnia. Con una borsa di studio è venuta a laurearsi in economia negli Usa ed eccola adesso analista di una banca di investimento a Wall Street.  Shauna Hoskin è canadese di Edmont, a New York canta e danza a Broadway. Kayla Peterson arriva dal Nebraska, ed è la proprietaria di "Spafit", una "health e wellness company". Marina Novikova arriva dalla Russia, è modella e attrice. E, mentre la ascoltiamo parlare, potrebbero anche dirci che è una scienziata premio Nobel! Queste cinque ragazze sono un "campione" di un gruppo che insieme partecipa ad eventi di beneficenza a New York. "Portano attenzione alle cause da promuovere", ci dice Spadoni, che ci tiene a fare l'elenco di quelle in cui hanno ultimanente partecipato: Dreams of Freedom  - to benefit the Emancipation Network Fund against Human Trafficking initiatives in Calcutta - India

Event in cooperation with Legally Blonde the Musical - to benefit Worldwide Children Foundation of New York
Vino e Cucina - to benefit the Giacomo Bologna Scholarship Fund
Sikh Heritage Awards Gala 2008 at Cipriani Wall Street
"Killer at Large" screening to benefit
Children's International Obesity Foundation
At the Japonais for the event "Bank it"
to benefit the Food Bank for New York City
Cruise to benefit  The Genesis Children;s Foundation
Wine Tasting/Fundraiser for the Charity
Friends of Animal Rescue
Kick-Off Luncheon of Alliance for Lupus Research.

Stefano, che continua a lasciare il tavolo per lasciar parlare le ragazze, ci fa un appello: "Ci piacerebbe collaborare anche con il Gala della American Italian Cancer Foundation". E aggiunge: "TOW è stato anche per gli ultimi due anni la più alta bandiera italiana vivente alla festa della Repubblica di New York a Cipriani".
Alle ragazze domandiamo: crescere e vedere gli altri dall'alto, è stato mai un problema? "Fino alla scuola media mi sentivo a disagio, ma poi, facendo sport, ho cominciato a sentirmi più sicura, più forte". Praticamente rispondono tutte così, non importa se cresciute a Brooklyn, in Bosnia o a Mosca. Queste giovani donne che guardano il mondo dall'alto, non temono proprio nessuno: "Gli uomini? Spesso scappano. A Wall Street ho qualche problema, intimorisco i colleghi..." dice Tania, la bosniaca che, raccontano le altre ragazze, era la più diffidente nei confronti di Stefano Spadoni e la sua proposta. "Già, non capivo cosa ci fosse dietro TOW, insomma all'inizio ho pensato che Stefano potesse  avere fini nascosti... Invece no, lui è meraviglioso, vuole la nostra felicità, ci protegge, ci ascolta, mi fido di lui".

Le TOW non esitano per un attimo a definire Spadoni "un uomo straordinario!". "Anzi per me lui non è un uomo, è come se fosse una donna, anzi una lesbica, insomma capisce una donna come solo un'altra donna può fare", dice ridendo Yanelle, lei che è una "socia" fondatrice di TOW e che in questo tavolo accolse al volo la proposta di Stefano di costruire il club. "Lui vuole il nostro bene e sa che facendoci fare del bene agli altri, ci rende felici". Così ripetono un po' tutte.  "Anche io all'inizio sono stata cauta nell'accordargli la mia fiducia" confessa Jacqueline, "ma poi ho sentito la sincerità, di quanto le sue intenzioni fossero oneste. Adesso farei qualunque cosa per Stefano".

Spadoni è al bar del ristorante, sorride ma è troppo lontano per sentirle. Siamo scioccati dall'amico bolognese simpatico, certo, ma chi se lo immaginava visto così? Per queste ragazze Stefano è un eroe, un principe azzurro. "Mettendoci insieme ci ha dato tantissimo, ha creato una atmosfera tra noi eccezionale, non c'è mai competizione, non siamo mai state così bene con altre donne, l'amicizia che Stefano riesce a costruire è meravigliosa".

Così mentre in Italia si scatenano gli scandali sessuali sulle più alte cariche politiche, mentre i giornali soprattutto inglesi scrivono che il Premier Berlusconi non sarebbe altro che lo specchio di come gli italiani trattano le donne, ecco che l'incontro per conoscere le attività di TOW si trasforma in una valanga di lodi di giovani donne per un uomo italiano: Stefano Spadoni. Queste ragazze alte e "smart", dicono che hanno trovato in questo emiliano trapiantato a New York "l'uomo di cui ci possiamo fidare come un padre".
Chiediamo: dopo questa vostra esperienza con Stefano, che ne pensate dello stereotipo dell'italiano maschilista che tratta le donne come oggetti? "Ma gli italiani saranno pure come tutti gli altri uomini, solo che magari esprimono apertamente quello che gli altri riescono solo meglio a nascondere", dicono, una dietro l'altra. Per poi concludere: "Ma Stefano è un uomo diverso, è unico. Lui sa come trattare, gratificare e rendere felice una donna".

Che dire, dopo tutto quello che è stato scritto nei giornali di mezzo mondo su come verrebbero maltrattate le donne in Italia da uomini iper potenti e, chissà, pure impotenti, allora evviva Stefano Spadoni, il bolognese che a New York ci riscatta tutti.

Per maggiori informazioni:  www.talloutstandingwomen.org