SPECIALE/CINEMA/Venezia in mostra per tutti i gusti

di Francesca Guinand

Horror, sesso, guerra, politica, storia e non solo. La 66° Mostra del Cinema di Venezia, che si chiuderà il 12 settembre, non è per soli cinefili. C'è un po' di tutto: dal grande film-opera di Tornatore, Baarìa, primo film italiano dopo 20 anni che ha inaugurato il Festival, agli zombie del regista cult del genere George Romero, dall'indagine sul Capitalism dell'americano Moore all'introspettivo Spazio Bianco dell'italiana Comencini. E poi Jaques Rivette con la Birkin e Castellitto, Clooney e Stone, passando per gli incubi di Joe Dante (Fuori Concorso con The Hole) e Herzog che presenta il remake "non-remake"del film Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans da Abel Ferrara. Insomma, per dirla con le parole della madrina della Mostra, Maria Grazia Cucinotta  sembra davvero che «la parola cinema esiste e ha ancora un senso». Marco Müller, Direttore della Mostra da quattro anni, nel presentare il cartellone 2009 ha spiegato alla stampa che questa è «esattamente la Mostra che voleva fare», perché si ha la voglia di correre da una proiezione all'altra.

L'America al Lido. Nella Fuori Concorso brillano gli Stati Uniti. Da tenere d'occhio in questa sezione il film con Richard Gere e Ethan Hawke di Antoine Fuka Brooklyn's Finest, che tratta dell'incontro di un poliziotto che sta per andare in pensione, un agente dell'antidroga e un esperto dei casi sotto copertura. Fuori Concorso anche Steven Soderbergh che cerca di colpire il pubblico del Lido dopo il doppio film sul Che. The Informant!, thriller costato 21 milioni di dollari, uscirà il 9 ottobre nei cinema americani. Ispirato ad una storia vera è sceneggiato da Scott Burns che si è basato sul romanzo bestseller di Kurt Eichenwald. Ha per protagonista un ingrassato Matt Damon, nella parte del biochimico Mark Whitacre, talpa all'interno dell'azienda in cui lavora, per l'FBI.

Da tenere a mente anche Oliver Stone che presenta South of the border. Immersione del regista americano nella politica del sudamerica. L'idea iniziale di Stone era andare in Venezuela (lo ha fatto nel gennaio 2009) e intervistare il presidente Chavez per capire e analizzare l'immagine che avevano dato di lui i media Usa. Ma dopo aver parlato con il presidente venezuelano il regista di Platoon e W. - che non è nuovo a questo tipo di indagini, infatti nel 2002 riuscì ad intervistare per tre giorni Castro e ne trasse due documentari Comandante e Looking for Fidel - ha sentito il bisogno di confrontarsi con altri sei presidenti: Evo Morales, Lula da Silva, Cristina Kirchner, Fernando Lugo , Rafael Correa e Raul Castro. Il regista Grant Heslov corre per il Leone d'Oro con il film The men who stare at goats tratto dal romanzo di Jon Ronson con George Clooney (reduce da un'estate tutta italiana fatta di paparazzate e copertine per la sua love story con l'ex velina italiana Elisabetta Canalis). Il giovane giornalista Bob Wilton (Ewan McGregor) si trova in Iraq e crede di essere riuscito a scovare un grande (ma un po' incredibile) scoop quando incontra  il soldato Lyn Cassady (George Clooney). Lyn gli racconta alcune unità speciali e segrete impegnate a formare soldati capaci di uccidere usando poteri paranormali (da qui il titolo Uomini che fissano le capre). I due faranno un viaggio in Iraq per osservare il lavoro di queste squadre speciali.

Da seguire in Concorso. Tra i più attesi in concorso c'è Capitalism: a love story, di Michael Moore. Dopo vent'anni da Roger&Me, il documentarista più famoso d'America torna ad indagare (e giudicare) sul sistema economico mondiale: il capitalismo, considerato qui la causa principale della crisi economica. É da vedere, perché secondo alcuni rumors, Moore in futuro vorrebbe dedicarsi al cinema vero e proprio, e principalmente a commedie. Incuriosisce anche l'esordio dello stilista Tom Ford alla regia con A Single Man, basato sul romanzo di Christopher Isherwood, Un uomo solo. Siamo nel 1962 e il protagonista Colin Firth-George insegna inglese all'Università della California. Il film racconta del professore che dopo la morte causata da un incidente stradale del suo giovane compagno Jim, tenta di riprendere una vita normale.

Da vedere The Road del regista John Hillcoat con Charlize Theron , Viggo Mortensen, Guy Pearce e Robert Duvall tratto dell'omonimo romanzo premio Pulitzer di Cormac McCarthy, autore anche di Non è un paese per vecchi, storia raccontata al cinema dai fratelli Coen e premiato con l'Oscar. Dopo un misterioso cataclisma (che riduce gli uomini a cannibali) un padre e un figlio sopravvissuti vagano per le strade cupe e grige attraversando un'America apocalittica. Müller ha voluto in corsa per il Leone d'oro anche George Romero, regista pulp ma anche cult, padre cinematografico dei "morti viventi", in concorso con Survival of the Dead. Girato in 21 giorni in Ontario, è il sesto film sugli zombie del settantenne regista americano. I nostri eroi per scappare dai morti viventi, che hanno praticamenete conquistato gli Stati Uniti, decidono di rifugiarsi su un'isola deserta. Ma lì i problemi saranno altri: due famiglie alle prese con una faida decennale, e uomini alla prese co vecchi nemici del passato. Ma il regista avverte: il titolo ha un altro signifocato, più profondo, che si capisce solo alla fine del film. Dalla trama intrigante il film del turcotedesco Fatih Akin, Soul Kitchen. Nel ristorante di Zinos arriva un nuovo cuoco, che ama preparare piatti filosofici-alchemici come la "zuppa di pane con alga rossa e minituorli sferici", che all'inizio non piacciono agli avventori. Ma poi le cose cambieranno...

L'Italia e Baarìa. Giuseppe Tornatore ha aperto la 66 Mostra con Baarìa, il film che da sempre ha sognato di girare. Erano vent'anni che Venezia non apriva con un film italiano. Sceneggiatura di Tormatore, colonna sonora di Ennio Morricone. É la storia di una famiglia siciliana lunga tre generazioni ma anche un'epopea corale di un'intera comunità, quella di Bagheria in provincia di Palermo, tra amori, sogni, delusioni, politica tra gli anni 30 e 80. Se sono sconosciuti i due bravi attori protagonosti (Francesco Scianna, Margareth Madè) sono tantissimi i famosi che partecipano solo con tanti piccoli cammei. Da Raul Bova, che interpreta un giornalista romano, a Gabriele Lavia (che fa il presidente della commissione esami). Da Donatella Finocchiaro nei panni di una bottegaia a Monica Bellucci che fa la ragazza del muratore a Laura Chiatti, una studentessa. E poi tanti volti noti della tv italiana come Corrado Fortuna e Ficarra e Picone. Luigi Lo Cascio e Beppe Fiorello. E anche Michele Placido (un esponenete del Pci) e Vincenzo Salemme (capocomico).

Durante il fascismo Ciccio è un pecoraio che però coltiva la sua passione: leggere, sopratutto romanzi popolari e poemi cavallereschi. Il figlio Peppino invece, nel secondo dopoguerra, seguirà un'altra passione e s'infervorerà per la politica, ma sarà guardato male da tutta la piccola comunità perché diventerà comunista. Il film, prima di essere proiettato alla Mostra il due settembre scorso, ha già alzato un polverone di polemiche. Tutto è nato dai commenti (positivi) espressi dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sul film: "un capolavoro, che tutti gli italiani dovrebbero andare a vedere". Polemiche perché il film, costato 25 milioni di euro è stato coprodotto e distribuito da sue aziende, Mediaset e Medusa. Pare che il premier abbia apprezzato il film perché parla di un comunista che va in Urss e ne torna deluso del comunismo.
Tornatore ha ringraziato ma ha rispedito prontamente al mittente i complimenti, anche perché, è riduttivo, ha spiegato il regista ridurre il film a quell'episodio. In Concorso anche un altro italiano Michele Placido, con Il grande sogno.

 Fuori concorso accolto con decine di minuti di appalusi, Videocracy, basta apparire dell'italo svedese Erik Gandini che racconta trent'anni di video-democrazia all'italiana. Come e quanto le tv commerciali hanno influenzato il modo di vivere e di pensare degli italiani? Da alcuni è stato definito un horror, e probabilmente qualcosa di terribile Videocracy lo contiene: non fosse altro per la suoneria ostentata da Lele Mora o la filosofia distorta del Robin Hood all'italiana di Fabrizio Corona: rubo ai ricchi per dare a me.