SPECIALE/REPORTAGE DALL’AFGHANISTAN/Orgoglio di donna soldato

di Gina Di Meo

Kabul - Non indossano tacchi, gonne, spacchi o scollature, non si truccano e hanno i capelli sempre legati. Ma sono donne lo stesso ed il loro fascino viene dalla divisa e dal lavoro che svolgono. Sono le donne dell'esercito italiano, forse un po' ancora limitate nell'operatività rispetto ai maschi ma non per questo meno competenti. Non sono poche e ognuna di loro, a suo modo, ha una storia da raccontare.
Come Elena Osenin, 22 anni, di Pincara in provincia di Rovigo. Un viso acqua e sapone che sprigiona tutta l'innocenza della sua età, ma solo in apparenza. La realtà è che quel candore nasconde la tenacia di un soldato veterano. Elena è alla sua prima missione, ma svolge un ruolo che comporta grandi responsabilità. È lei uno dei volti che chi arriva a Camp Invicta si trova davanti. Camp Invicta è la base operativa a Kabul di Italfor XX, del 186mo Reggimento Paracadutisti Folgore comandato dal colonnello Aldo Zizzo. Elena è al maingate, l'ingresso principale, ed è addetta al controllo del traffico in entrata ed in uscita sia di mezzi che di persone. Ciò che in apparenza sembrerebbe un lavoro monotono, in realtà comporta grande attenzione, capacità comunicative e anche resistenza fisica.

«Faccio turni di 24 ore e poi c'è il riposo - ci spiega Elena - ma lavorando di squadra si riesce a superare la stanchezza e a portare avanti il lavoro. Non è una cosa da poco perché oltre a tenere sempre alto il livello di attenzione, si deve sostenere il carico dell'equipaggiamento, in media sono almeno 20 chili che non ti togli mai di dosso, devi avere il fisico sempre allenato». Elena ci dice anche che essendo donna in una cultura musulmana, a volte ha qualche problema con la popolazione locale. «Per loro è strano vedermi, capita che ti squadrano, non ti danno la mano per salutarti, ma portando una mimetica alla fine eseguono i miei ordini».

Elena porta la divisa da due anni e mezzo, la sua passione per la Folgore risale a quando era bambina, la specializzazione è quella di serviente missili filoguidati, e ha avuto un addestramento di base da fuciliere. «È un iter duro e selettivo, soprattutto a livello fisico. Gli addestramenti prevedono corse con zaino sulle spalle del peso di 30 chili, si cammina spesso di notte, sotto la pioggia e non ci si toglie mai gli stivali. All'inizio del corso eravamo 120 (tra maschi e femmine, ndr), poi siamo diventati 80 e poi ci sono state ulteriori scremature. Lo scoglio è appunto la resistenza fisica, ma ci vuole anche tanta forza di volontà. Per noi donne è più complicato, soprattutto a livello di braccia. Io cerco di fare molta palestra e anche corsa, cerco di tenermi più in forma possibile».

Elena è una delle più giovani a Camp Invicta, ma nonostante ciò non si tira mai indietro e fa tutto quello che fanno i suoi commilitoni uomini, anzi ci ha confessato che la infastidirebbe ricevere un "trattamento di favore" perché donna. «Quello che sto facendo per me non è mai stato un sacrificio, perché è ciò che volevo, ma non nascondo che ci sono delle cose che pesano a volte. Qui sono senza la mia famiglia, non c'è la mamma che si prende cura di te, tuttavia sono orgogliosa della mia indipendenza anche a livello economico. E confesso che ogni tanto mi manca qualche "frivolezza" da donna, come farmi carina ogni tanto, truccarmi, un bel vestito, avere i capelli sciolti. Tutto ciò che posso indossare è la mimetica o la tuta da ginnastica. Mi trovo in un contesto militare, ci vuole rigore e contegno nel porsi. Anche nelle amicizie è lo stesso, a volte ti viene voglia di sfogarti ma si devono sempre misurare le parole».

Nel suo futuro, oltre alla carriera Elena vede anche una famiglia. «Spero di farmi una famiglia, a quel punto dovrò rinunciare a delle cose, ma spero comunque di poterle fare prima. Questo è un lavoro per 3/4 fisico e per una donna, soprattutto dopo una gravidanza, diventa difficile».