Che si dice in Italia

Quel Tg scanza notizie

di Gabriella Patti

Se è vero che gli esami non finiscono mai, è anche vero che è sbagliato non aggiornare i propri vecchi giudizi. Perché le situazioni e le persone cambiano e, di conseguenza, anche le opinioni su di loro. Questo per dire che, se solo una manciata di anni fa, mi avessero chiesto di compilare un elenco dei giornalisti italiani che stimavo, non molti per la verità anche allora, nella breve lista avrei senz'altro incluso Augusto Minzolini. Notista politico ben al corrente delle "cose di Palazzo", a Panorama e a alla Stampa aveva fatto vari scoop. Senza distinzioni di schieramenti politici. E le sue cronache erano piene di fatti. Ora è il direttore del telegiornale di Rai Uno, cioè di quella che - piaccia o non piaccia - è la testata italiana più importante. E la sua gestione dell'informazione sugli attuali problemi del capo del governo è davvero sorprendente. Diciamo che è una "non gestione". Nel senso che sono settimane che il primo dei telegiornali italiani evita per quanto possibile di riferire le vicende che coinvolgono Silvio Berlusconi. E più queste valicano i confini e coinvolgono persino i partner europei dell'Italia - per esempio con l'ultima boutade del nostro Presidente del Consiglio che vorrebbe imporre il silenzio anche ai portavoce stranieri - e più il TG1 ... "evita" e svicola. Capisco l'invito a moderare i toni, a fare tutti un passo indietro come dicono il Capo dello Stato e il sempre più furbo e ai blocchi di partenza Gianfranco Fini. Ma qui si tratta di informazione.

    SU UN TRAM DI MILANO ho avuto una lezione di ... religione e di integrazione. E ho anche avuto la conferma, ma lo sapevo già, che l'islam è una fede "in crescita" mentre il cristianesimo ... aimé. Eravamo in pochi, la sottoscritta tra i soli due o tre italiani, tutti gli altri stranieri. Sento una sorta di salmodiare, lieve e discreto. Alzo gli occhi dal libro e vedo un giovane, in jeans e maglietta e dalle fattezze decisamente arabe. Ha un un libricino in mano. Ci metto un attimo a capire che si tratta del Corano. Il ragazzo sta pregando, a voce bassa ma decisa. Per l'esattezza: anziché leggere "canta" - il verbo esatto è, appunto, salmodiare. Mi incuriosisco, soprattutto per la reazione degli altri passeggeri. Sarà un caso ma i miei compagni di viaggio - ispanici, est europei, africani e, sì, forse, qualche lombardo - magari anche perché il tram non è pieno si allontanano dal ragazzo. Che non si cura di loro e continua a pregare. Faccio in tempo a pensare che di ragazzi cristiani o cattolici che pregano su un mezzo pubblico non ne ho mai visti - ho solo qualche lontano ricordo d'infanzia di preti ancora in tonaca che leggevano in silenzio il breviario - e mi accorgo di essere arrivata alla mia fermata. E' anche quella del ragazzo. Che ha fatto sparire il Corano nello zainetto e scende dopo di me. Lo guardo allontanarsi. Faccio in tempo a vedere che in mano ha un giornale. Italiano.

COME NON FARTI VENIRE VOGLIA di vedere un film. Baaria, l'ultimo lavoro "in siciliano" di Giuseppe Tornatore che ha aperto il Festival di Venezia, deve essere una buona pellicola. Non ho molti dubbi al riguardo. Ma il baccano mediatico che ha scatenato, i giornali e le riviste piene di articoli e di interviste prima ancora della "prima", mi danno francamente fastidio. Perché si capisce che dietro ci sono gli uffici stampa e i pr. Per fortuna pare che abbia lasciato tiepidi i critici. Il che, di solito, è la cartina di tornasole per capire che un film è bello. Sì, ci andrò. Ma quando sarà passata la buriana.