Visti da New York

Berlusconi dice la verità

di Stefano Vaccara

Ha ragione Silvio Berlusconi. Ci tocca difendere il Premier che ha appena finito di dire ai giornalisti italiani una frase sacrosanta: "Abbeveratevi alla disinformazione di cui siete protagonisti. Povera Italia, con un sistema informativo come questo".

Il Cavaliere rispondeva all'indomani dell'epilogo del caso Boffo,  con le dimissioni del direttore del quotidiano cattolico "Avvenire" dopo gli attacchi del Giornale diretto da Feltri e controllato dalla famiglia Berlusconi. Per l'ennesima volta analizziamo lo stato del Quarto potere in Italia, così appena ben riassunto da uno dei suoi maggiori protagonisti e sicuramente non unico "Deus  ex Machina".

C'è una leggenda in Italia, che riesce a far presa ancora tra i giornalisti  soprattutto anglosassoni ora invaghiti degli scandali sessuali del Premier italiano. Dopo le querele di Berlusconi fatte partire dal suo fedele avvocato Ghedini contro alcune testate italiane, (se quella contro "l'Unità" per l'articolo su una presunta impotenza sessuale di Berlusconi arriverà in tribunale, il dibattimento sull'erezione del "pene di papi" sarà sulle pagine di tutti i giornali del mondo, compresi quelli della Corea del Nord!), nei quotidiani internazionali leggiamo che la questione Berlusconi non sarebbe più solo folclore scandalistico, ma avrebbe a fare con lo sfaldamento di un pilastro della democrazia: la libertà di stampa e di espressione, compromessa dal tycoon di media diventato capo del governo. Così dovremmo ora pensare che nel Bel Paese prima c'era un sistema come gli altri, dove i giornali rappresentavano il "cane da guardia" nei confronti di chiunque fosse al potere e che ora, con l'arrivo del terribile Cavaliere, tutto sia compromesso. Solo poche testate superstiti, come "La Repubblica" e "L'Unità", sarebbero rimaste in trincea a difendere la libertà di stampa. Così si leggono articoli sulle querele di Berlusconi come se gli altri potentati italiani non avessero mai intimidito così la stampa. Nell'avvalorare questa semplicistica descrizione della situazione italiana, c'è anche l'ex premier Massimo D'Alema, che rispondendo ad una domanda del Corriere della Sera sull'anomalia italiana, risponde: «I giornali nel mondo civile controllano il potere. Berlusconi, invece, utilizza gran parte dei mezzi di informazione per controllare quelli che dovrebbero controllare lui e il suo governo. Questo ormai è un serio problema di carattere democratico».

Dunque, Berlusconi, controlla "Il Giornale". "Libero" non è suo, ma i lettori del quotidiano  lanciato da Feltri, sono quasi tutti suoi elettori. "Il foglio", non può essere proprio classificato tra le proprietà "controllate direttamente". Il giornale di Ferrara poi non raggiunge quel popolo che interessa al Cavaliere, è un piccolo e ben fatto giornale di elité, letto anche a sinistra per sapere cosa succede a destra. Gli altri principali quotidiani d'Italia, "La Repubblica", "Il Corriere della Sera", "Il Sole 24 Ore", "la Stampa", non appartengono né sono controllati dal Cavaliere. Se stessimo giocando alla battaglia navale, "il Giornale" di Feltri sarebbe affondato subito.

Il pericolo di avere in Italia una democrazia dove la stampa non controlla il potere, come dice D'Alema, c'è eccome, ma non arriva certo con Berlusconi. Il Cavaliere ha semmai, nel settore strategico dell'informazione, fatto saltare ogni "equilibrio tra i faziosi", con il suo strapotere nelle tv. Ma questo solo perché quando la sinistra era al governo, invece di riformare la Rai per renderla impermeabile al controllo della partitocrazia, ha fatto scorpacciate di lottizzazione come ha poi continuato Berlusconi.
Non raccontateci più la favola che in Italia è arrivato il lupo cattivo che ha messo la libertà di stampa o di informazione in serio pericolo. Il putrido tanfo di informazione asservita e militante c'é da sempre, Berlusconi è riuscito solo ad approfittare meglio di altri di un campo dove tutti i protagonisti della disinformazione, come ha detto lui, "si abbeverano".

Sono tornato da poco dalla Sicilia. Lì i supporter di Berlusconi sono ancora tanti. Coloro da me incontrati non sono né pazzi, né mafiosi, né scellerati. Sono persone normali, parenti, tanti amici. Quando chiedevo: ma come si fa a votare Berlusconi... La risposta era sempre la stessa: ma perché gli altri come sono? Nixon avrebbe sintetizzato così: è un gran figlio di puttana, ma almeno è il nostro figlio di puttana!
Povera Italia, con questa informazione, come ti sei ridotta. Bravo Silvio, finalmente da te una grande e forte verità.