NARRATIVA/“Independence Day” presso Cassino

di Franco Borrelli

Sngolare Independence Day sugli Aurunci organizzato da una misteriosa ragazza americana giunta da Miami-Fort Lauderdale sulle tracce del nonno emigrante. «Il giorno dell'indipendenza» di Letizia Muratori, lungo racconto o breve romanzo che dir si voglia, è un testo coinvolgente, semplice nel linguaggio ma denso nei significati. Storia d'emigrazione bifronte, giovane e antica a un tempo, quasi "gialla" per i risvolti che assume e che verranno svelati solo all'ultima pagina.  

Protagonista è un ex drogato "in cura" presso una fattoria dove s'allevano maiali, non troppo lontano da Cassino. Ciò offre all'autrice l'occasione anche per far cenno alla Seconda Guerra Mondiale e al fronte sul Garigliano che segnò poi, a vantaggio degli Alleati, l'avanzata verso Roma e la soluzione del conflitto. Il nonno della giovane americana veniva da quelle zone, ma Mary non sa - stranamente - riconoscere in foto d'epoca il volto dell'anziano. La storia pian piano prende poi contorni sempre più definiti e, come in un puzzle che pazientemente  si compone, finisce col mostrarsi chiara ed esauriente in ogni suo particolare.
Fra i due giovani nasce, ovviamente, anche una storia d'amore, un po' sui generis ma pur tuttavia ricca d'intese e d'affetti. Il giovane, "quasi" guarito, fa poi la traversata dell'Atlantico per ritrovare la Mary che, dopo l'Independence Day, ha dovuto fa ritorno in patria; ed è qui che, forse, comincia la vicenda a farsi più intrigante per via dei risvolti da thriller che essa assume. C'è stato un incidente stradale in cui il vecchio emigrato è stato investito ed ucciso da una persona rimasta anonima chenon lo ha soccorso ma addirittura l'ha derubato dei suoi risparmi e dei suoi documenti d'identità.

Si riuscirà mai a chiarire la meccanica dell'incidente e a trovare chi fosse alla guida dell'auto assassina? Si dovrà per ciò attendere, come già detto, davvero l'ultima pagina, ove la Muratori offre la chiave per risolvere il mistero.
La giovane scrittrice romana, non certo alla sua opera prima, dimostra di avere una buona vena narrativa e la sua scelta di un linguaggio piano e senza retorica dimostra che sa andare subito agli elementi necessari, senza falsi e inutili girovagar di parole e discorsi. Ne vien fuori così una lettura piacevole, ricca di suggestioni e che, oltre ad intrattenere, è capace anche di farti pensare. Ci sono, come già detto, riferimenti storici precisi, c'è il solito discorso sulle differenze generazionali e c'è - ed è quel che più conta - un narrar personaggi credibili e coinvolgenti. E questo, per una scrittrice giovane, non è certamente poco, anzi.