TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Villeggiatura” a New York

di Mario Fratti

Festival al Lincoln Center. Programma eccellente con Goldoni e Lupa (tel. 212\721-6500). I due spettacoli che non dovete perdere sono una ricca, elegante produzione della "Trilogia della villeggiatura" di Carlo Goldoni (Teatri Uniti di Napoli e Piccolo Teatro di Milano, sotto la regia del noto, preparatissimo Toni Servillo) e "Kalkwerk", adattamento, scene e regia di Krystian Lupa. Il polacco Lupa viene oggi considerato uno dei più brillanti registi d'Europa. E' ben noto per il suo perfezionismo e la sua appassionata accuratezza. Mesi, a volte anni di prove, prima di essere soddisfatto dai risultati. "Kalkwerk" ebbe una prima versione nel 1992. E' stato ritoccato e perfezionato più volte. Prima volta a New York. Io ho visto in Polonia due produzioni che sono agli inizi e saranno pronte, forse, fra mesi. Si tratta di "Andy Warhol" e "Marilyn Monroe". Mi sono sembrate in buona forma. Lui non è soddisfatto e continuerà le prove per un lungo periodo.

"Kalkwerk" è basato sul romanzo (1970) del pessimista, amaro scrittore austriaco Thomas Bernhard (1931-1989). Scena quasi nuda ed oscura dove Konrad (Andrzej Hudziak) vive con la moglie paralizzata su una sedia a rotelle (Malgorzata Hajewska-Krzysztofik). Tensione, amarezza, senso di solitudine ed inutilità. Lei esige amore, attenzione e cura. Vuole anche che la spogli e le cambi i vestiti. Lui, nervosissimo, fa del suo meglio ma si sente bloccato in una situazione nella quale non è libero di scrivere un importante trattato che potrebbe dargli fama. Quattro ore che sfociano poi in pagine bruciate da una moglie infuriata ed un conseguente delitto. Testo altamente drammatico ma troppo lento per i gusti americani. Manca qui quello che gli spettatori americani preferiscono: azione, chiarezza, energia, risoluzioni in novanta minuti, imprevedibilità. Due visioni teatrali completamente differenti. Attori magnifici con azioni ben calibrate. Una regia di alta qualità. Lupa ha vinto mesi fa il Premio Europa come miglior regista dell'anno.

Forte dramma americano al teatro Jay Sharp (416 West 42nd Street): "Next Fall" di Geoffrey Nauffts (produzione Naked Angels). Siamo in una sala d'attesa di un ospedale dove amici e genitori attendono notizie sulle condizioni del giovane attore Luke (Patrick Heussinger) che è stato investito da un taxi. Vedremo scene precedenti dove il religiosissimo, cristiano Luke diventa l'amante di Adam (Patrick Breen), un convinto ateo. Bella la scena in cui Luke, tormentato dai dubbi, invita Adam a lasciare l'appartamento. Suo padre, che ignora la sua omosessualità, sta per visitarlo. Il padre Butch (Cotter Smith) è un uomo serio e religioso. Sospetta, ma non si esprime. La madre Arlene (Connie Ray) è più aperta, pronta ad accettare il comportamento del figlio. Specialmente ora che potrebbe morire. Il conflitto più interessante è l'onesto timore di Luke che Adam andrà all'inferno non perché sono amanti ma perché è ateo. Buon dialogo, con attori convincenti. Ben diretto da Sheryl Kaller. Il mondo dei gay è ora accettato. Gli inizi furono difficilissimi.

Ce li narra Jon Marans nel suo "The Temperamentals" (Th. TBG, 312 West 36th treet). Negli anni Cinquanta venivano descritti come "vittime del loro temperamento". Spesso incontrollabile. Cinque magnifici attori ci mostrano il loro poetico, giovanile temperamento. Harry Hay (Thomas Jay Ryan) e Rudi (Michael Urie) sono i protagonisti che complottano e combattono per essere finalmente accettati. Altri tre bravi attori (T. Beckett, M. Schneck e S.B. Wight) hanno decine di ruoli. Harry era un comunista che dovette fuggire da Vienna. Rudi era un sensibile disegnatore. Si amarono ed iniziarono la loro lotta anche prima della rivolta a Stonewall. Sono i fondatori della società Mattachine e ci danno una lezione di persistenza. Eccellenti attori, ben diretti da Jonathan Silverstein.

Nello stesso edificio (Workshop, 312 West 36th Street) abbiamo il poetico duetto "Seal Songs" di Jennifer Fells Hays. Due atti unici collegati. Nel primo, "Deep Water", abbiamo la matura, seria Nora (Katie Atcheson) che vive sola sul mare ed ammira dalla finestra le foche. A volte nuota verso di loro. Assume Alan (Richard Kent Green) per lavoretti nella casa. Timido innamoramento. Ma nessuno dei due ha il coraggio del primo approccio. Nulla accade. Han chiesto all'autrice di scrivere un atto unico parallelo, nella stessa casa. Compito difficile ma l'autrice ha trovato una situazione originale. Nora riappare, giovane e sexy, come una sirena venuta dal mare. Viveva fra le foche. Tenta di sedurre il timido Peter (stesso attore). Situazione comica. Bravi. Molti applausi. Ben diretti da Kathy Gail MacGowan.

Il miglior monologo del mese è al teatro 59E59. "No Parole" dell'italoamericano Carlo d'Amore. Brillante, in un vero tour de force. Interpreta prima la madre, una cleptomane che dà il cattivo esempio e finisce spesso in prigione. I due figli seguono il suo esempio in un mondo di degrado. Si ride, ma si dovrebbe piangere al pensiero di famiglie distrutte dalla miseria. Ottimo attore, con gran senso dell'umorismo.