SOHO/L’ESORDIO A NEW YORK DELLO CHEF SICILIANO PHILIP GUARDIONE/Piccola, intima e saporita cucina

di Monica Mascia London

L'ambiente è intimo, il locale piccolo ma curato e l'accoglienza è piacevole anche grazie ai modi gentile di Soleil, la splendida manager di origini marocchine. Piccola Cucina, il ristorante italiano aperto solo da poche settimane nel cuore di Soho (184 Prince Street, 10012), ha già tutte le caratteristiche per diventare trendy senza però perdere quella semplicità tipica della tavola Italiana, che si presta ad accogliere l'abitudinario per gustare anche un semplice piatto di spaghetti al pomodoro. Non a caso è proprio uno dei loro piatti forti, la salsa al pomodoro fatta con i pomodorini freschi racconta quei sapori tradizionali italiani che uniti a piatti più elaborati crea un menù dal sapore ricercato e mediterraneo (Piccola Cucina predilige il mare ma ci sono diversi piatti di terra), tradizionale della cucina siciliana.

Lo chef  Philip Guardione, che è anche uno dei proprietari, è infatti cresciuto a Catania (la famiglia è di Francavilla di Sicilia, Messina) con esperienza mitteleuropea (Milano Four Seasons Hotel - Parigi, Il Carpaccio; Taillevent) e ci racconta di essere venuto a New York solo per una visita, ma che poi la sua è diventata una permanenza, inaspettata e avventurosa. Guardione non parla l'inglese, ma se la cava con il suo francese e i suoi modi aperti ed estroversi. Intraprendente e intrepido si prepara al suo esordio newyorkese e offre nel suo menù, tra gli antipasti, anche le classiche arancine siciliane: uno di quei piatti culinari difficile da "esportare". Non è facile trovarle all'estero con lo stesso sapore autentico di Sicilia, ma le arancine di Guardione ci riescono, anche quando l'impanatura esterna un po' si sfaldava al primo tocco di forchetta (commento del mio editor che era a tavola con me e che da buon siciliano di arancine se ne intende!).

Tra gli altri antipasti, ecco il mare con ottimi polipi alla griglia su un letto di un purè di sedano e finocchio, involtini di pesce spada grigliati alla messinese e cozze gratinate con patate e pomodorini. Tra i primi il risotto ai frutti di mare e il delicato e soffice sapore dei ravioli con ricotta e gamberetti. I tagliolini al nero di seppia invece deludenti: poco nero e molto sale.
Come secondi, i piatti speciali da chiedere in cucina (non compresi nel menù regolare) bisogna ricordare a chi piace il mare le cozze al pane profumato e pomodorini e il pesce spada al cartoccio: prelibati. Dulcis in fundo arriva la carrellata di dolci con la panna cotta servita con la panna e fragole (già diventata famosa per l'ingrediente cremoso) e i signori cannoli ripieni con la ricotta. La sfoglia è croccante quindi meritevole, la crema un po' sofisticata: ci piace quella più grezza.

Il bel locale che conta solo 22 coperti è stato disegnato e curato negli interni dall'architetto Giampiero Panepinto (vive tra Milano e New York con un passato da designer e stilista di moda) che ha preservato la forma originale e gli interni della precedente boiserie (compresi gli specchi a muro) aggiungendo la carta da parati dai toni bianchi e mocha italian style. Ha inoltre preservato il bar originale con i motivi arabeggianti sulle piastrelle e gli scaffali di vetro. All'angolo si trova invece un ripiano con i salumi appesi e un'affettatrice che intendono dare un tono più rustico e popolare ad un ambiente altrimenti dal look elegante e più tendente allo chic, compresi il servizio di piatti e posate, che ci ricorda che siamo pur sempre nel cuore di Soho a Manhattan e non in un'osteria di Catania.

PICCOLA CUCINA
184 Prince St. (between Thompson St & Sullivan St)  
New York  (212) 625-3200